corte di giustizia

La nota di credito Iva si può emettere prima del fallimento

di Andrea Taglioni

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(Stefano Capra)


2' di lettura

È contraria alla direttiva comunitaria la normativa italiana secondo la quale l'emissione di nota di credito Iva risulta possibile solo al momento della conclusione infruttuosa delle procedure concorsuali. È questa la conclusione a

cui è giunto, oggi, l'Avvocato generale e su cui dovrà pronunciarsi la Corte Ue nella causa 246/16.

La vicenda finita all'attenzione della Corte di Giustizia fa seguito ad un avviso di accertamento con cui veniva contestata l'emissione di una nota di variazione Iva per una fattura precedente emessa nei confronti di una società che nel frattempo era stata dichiarata fallita. Secondo l'amministrazione finanziaria, per l'emissione delle note di credito nei casi in cui il committente o cessionario siano assoggettati a procedure concorsuali, occorreva dimostrare la prova della definitiva irrecuperabilità del credito; circostanza, questa, subordinata alla chiusura della procedura fallimentare, ovvero, alla data di presentazione di un piano di riparto.

Nell'esaminare la questione circa la procedura di variazione in diminuzione ex articolo 26, secondo comma, del Dpr 633/1972, l'Avvocato generale ha innanzitutto analizzato la compatibilità del diritto nazionale con la direttiva Iva.

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In particolare, secondo l'Avvocato, appare non proporzionata, per le finalità che vuole perseguire, una normativa che inibisce la possibilità di emettere la variazione Iva nonostante il mancato pagamento del corrispettivo. Ciò in considerazione che rinviare la possibilità di recuperare l'Iva al momento della definitiva infruttuosità delle procedere concorsuali comporterebbe una forte limitazione alla rettifica e contrasterebbe con il principio di neutralità dell'imposta.

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