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La nuova Agenzia delle Entrate punta a 15,7 miliardi

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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3' di lettura

Parte il restyling dell’agenzia delle Entrate targata “Ruffini”. E con un obiettivo ben preciso già messo nero su bianco con la convenzione che sarà siglata oggi tra dipartimento delle Finanze e Agenzia: recuperare con la lotta e la prevenzione dell’evasione 15,7 miliardi di euro nel 2017. Un target non facile da centrare, nonostante i continui rilanci sull’efficacia delle misure adottate. Almeno sembra pensarlo anche il Mef, visto che nella convenzione viene espressamente previsto anche quest’anno che per combattere gli evasori servirà una posta una tantum, ossia il contributo di quei soggetti che le tasse non le pagano quando dovute ma preferiscono aspettare la sanatoria o la definizione agevolata di turno per mettersi in regola.

Lo scorso anno negli oltre 19 miliardi recuperati, definito come record dal Governo, furono inclusi anche i 4,1 miliardi recuperati con il rientro dei capitali prima edizione. Quest’anno sarà la rottamazione delle cartelle dell’ex Equitalia, invece, a dover sostenere le maggiori entrate dalla lotta all’evasione. Nell’«Area strategica contrasto» viene infatti chiaramente indicato che le riscossioni da versamenti diretti a mezzo ruolo previste per il 2017, che derivano da accertamenti, controlli formali e liquidazioni automatizzate delle dichiarazioni, non terranno conto degli incassi della voluntary disclosure seconda edizione mentre saranno inclusi quelli «derivanti dalla definizione agevolata dei ruoli» prevista dal decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio.

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Per vincere la scommessa il nuovo direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha voluto riorganizzare la macchina fiscale e nel comitato di gestione di ieri ha delineato la ristrutturazione (che ora attende l’ok definitivo del Mef) con la nascita di due nuove divisioni, una per i «servizi» e una per i «contribuenti», in cui viene accentrata l’attività di assistenza, trasparenza e controllo in funzione delle esigenze di cittadini, famiglie, imprese e lavoratori autonomi. Sotto le due divisioni ci saranno poi sei direzioni centrali: tre per i contribuenti e dedicate alle differenti tipologie di soggetti (persone fisiche, autonomi ed enti non commerciali; piccole imprese; grandi contribuenti); tre per i servizi (fiscali, catastali, estimativi e Osservatorio mercato immobiliare). A queste sei direzioni che potremmo definire di “front office” se ne aggiungono altre sette con funzioni di corporate e coordinamento che vanno dall’audit alle risorse umane (si veda l’articolo in pagina).

Il tentativo di cambiare volto al Fisco italiano non passa però solo sulla riorganizzazione dell’Agenzia. Anche nelle convenzioni viene posto l’accento soprattutto sul dialogo e il confronto con i contribuenti, sulla falsariga di quanto già fatto negli ultimi anni con il «cambia verso», la spinta alla compliance o più recentemente con l’intenzione - realizzata e in via di costruzione - di dire addio agli studi di settore e di introdurre gli indici di affidabilità fiscale (Isa). E non più come strumento di accertamento ma come di vera e propria compliance secondo il principio che più alto è l’indice di affidabilità del contribuente e più ampio è il regime premiale.

La lotta all’evasione resta comunque il core business dell’Agenzia. Anche perché vengono espressamente previsti gli impatti che le attività di contrasto e prevenzione avranno sul bilancio dello Stato. Così emerge ad esempio che sui 390,8 miliardi attesi nel 2017 dalle entrate riscosse, 15,2 miliardi dovranno arrivare alla lotta all’evasione e altri 550 milioni dalla prevenzione o meglio dalla cosiddetta compliance. E in via sperimentale per l’anno in corso l’azione di contrasto dell’agenzia delle Entrate sarà “misurata” con un indicatore ad hoc per definire meglio il totale delle entrate tributarie sottratte all’Erario. Il «tasso di erosione dell’evaso» (Tee) non è altro che il rapporto percentuale tra il riscosso da attività di controllo conseguito e il tax gap in valore assoluto ponderato in base alla quota di incasso relativa a ciascun anno di imposta cui si riferiscono i controlli che determinano il recupero. Per tradurlo in numeri (riportati nella tabella di pagina 23 della convenzione) il Tee del 2017 dovrà salire di due punti passando dal 16,5% del 2016 al 18,5% dell’anno in corso.

IL RIASSETTO E I NUMERI DA RAGGIUNGERE

IL RIASSETTO E I NUMERI DA RAGGIUNGERE

Sul fronte «servizi» l’asticella è confermata al 70% dei rimborsi Iva presenti in magazzino. Ma ben sapendo - anche perché ormai è previsto per legge dalla manovra correttiva della scorsa primavera - che la performance per il 2018 e per l’anno successivo dovrà crescere ulteriormente almeno fino all’80% visto che per i rimborsi Iva viene prevista dal 2018 una riduzione di 30 giorni sui tempi di liquidazione. Mentre per le imposte dirette il risultato atteso è dell’80% per tutto il triennio.

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