RIQUALIFICAZIONI URBANE

La nuova Bari parte da waterfront e aree dismesse

di Paola Pierotti

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3' di lettura

L’ultimo tweet sulla bacheca del sindaco di Bari Antonio Decaro riporta l’immagine del lungomare di San Cataldo, con un richiamo evidente all’impegno della sua amministrazione a favore della qualità dello spazio pubblico, a maggior ragione in questo particolare periodo post-pandemia.
«Partiremo già quest’estate, qui, con un primo progetto di pedonalizzazione, un’iniziativa concreta di quella che oggi viene definita urbanistica tattica», commenta il sindaco che racconta più in generale che «sul lungomare della città che si estende per 46 chilometri, si stanno investendo molte delle energie e nell’arco dei prossimi 4 anni si punta a portare a termine la riqualificazione di sette progetti».

Interventi pubblici

Interventi pubblici che daranno valore ai quartieri e potranno essere un volano anche per gli investimenti privati. Decaro cita il waterfront di San Girolamo già rigenerato, e ricorda il lavoro in corso per altre porzioni com’è quella di Santo Spirito, più a nord, dove è in campo per la progettazione un team guidato dallo studio Mmb Arquitectes di Barcellona, ma anche lo stesso molo di San Cataldo firmato da Mauro Saito, il cui progetto preliminare è stato approvato un anno e mezzo fa, per un importo di 2,8 milioni di euro. «Sono cambiate le cifre – racconta il sindaco – e inizieremo con un primo stralcio che riguarda l’area del faro fino alle spiagge antistanti la Fiera del Levante». Un tratto strategico per il rafforzamento della relazione tra l’acqua e la città.

Spazio ai privati

Spazio anche ai privati, proprietari e imprenditori, lungo il waterfront di Bari, in particolare nell’area di Costasud, da Pane e Pomodoro fino a San Giorgio: qui, sulla base dell’esito di un concorso di idee sono previsti interventi compatibili con il piano particolareggiato. Edifici residenziali a 300 metri dalla costa, hotel e funzioni ricettive, spazi per servizi, sport e tempo libero: si tratta di un’area oggi abbandonata e caratterizzata da un forte degrado sociale.
«Bari nel 2019 era stata scelta da Lonely Planet tra le migliori destinazioni in Europa del 2019», ricorda Decaro, e questa posizione potrà essere mantenuta investendo anche negli spazi pubblici, nei servizi e nel real estate. «Non mancano tra l’altro incentivi regionali come quelli di Puglia Sviluppo – dice il sindaco – per chi guarda con interesse ai temi del settore turistico-ricettivo».

Il lungomare

Sul lungomare, ma anche sui vuoti urbanistici si concentra l’attenzione della città di Bari per concretizzare progetti di rigenerazione urbana. Tra qualche mese Bari conta di aprire gli spazi dell’ex mercato del pesce, come ha fatto recentemente con l’ex Teatro Margherita, riaperto dopo 29 anni, insediando un polo per le arti contemporanee. Per la rinascita dell’area dell’ex Caserma Rossani, il cui progetto è nato da un concorso vinto dallo studio Fuksas è previsto un parco di 80mila mq e i primi 30mila mq saranno pronti entro l’estate. «Due edifici saranno restaurati e diventeranno una delle più grandi biblioteche del Mezzogiorno», racconta il sindaco. Con Invitalia intanto si sta lavorando per lanciare un concorso di progettazione per altri tre immobili che ospiteranno l’accademia delle Belle arti, sarà un polo delle arti formative.

La manifattura tabacchi

La vera novità a Bari, nel cuore del quartiere Libertà, è legata però alla riqualificazione dell’ex manifattura tabacchi, con l’ok del Comune al progetto di Invimit per un centro di ricerca dove è previsto anche l’insediamento del Cnr, con 700 ricercatori. Investimento da 30 milioni di euro per un’operazione che era in stand by e che è stata sbloccata trovando un compromesso tra il progetto nato da un altro concorso di idee “Mani futura” e le necessità del Cnr. In quest’area tra l’altro il Comune ha avviato il progetto “Porta futuro” con un centro per l’impiego e la formazione, e una casa delle start up, per i giovani, che, a questo punto, beneficeranno della prossima riqualificazione.
Quello di Invimit e del Comune è anche un progetto pilota per il Sud, «dove la valorizzazione e la riqualificazione del patrimonio pubblico – dichiara Giovanna Della Posta, ad di Invimit Sgr – si combinano con la redditività economica, ma soprattutto sociale. Per noi il rendimento si misura nelle esternalità positive che si generano sul territorio: posti di lavoro, qualità urbana e valore aggiunto per l’area in cui il progetto insiste».
Da cronoprogramma il cantiere dell’ex manifattura potrebbe partire entro l’inizio del 2021 e concludersi dopo un paio d’anni di lavori. «Il real estate è un canale di trasmissione di risorse, crea opportunità: dalle attività legate alla manutenzione dell’edificio – aggiunge Della Posta – ai servizi legati ad esempio alla ristorazione. L’ex manifattura rimane nel portafoglio Invimit e viene locata per due terzi al Cnr e per la restante parte si cercano partner per studentati, spazi e servizi per gli stessi ricercatori».

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