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La nuova Ita vuole riprendersi gli expat italiani a Londra della vecchia Alitalia

La compagnia di bandiera nata sette mesi fa è tornata a pieno regime sul Regno Unito: 90 voli alla settimana e la «navetta» Linate-City

di Simone Filippetti

Ita Airways, lo spot emotional: c'è sempre un nuovo inizio

4' di lettura

La nuova Ita Airways atterra a Londra per riprendersi tutti gli emigrati italiani. Nel Regno Unito, il primo obiettivo della nuova compagnia di bandiera, nata sulle ceneri della vecchia Alitalia - di cui ha preso anche il logo, molti aerei ancora in uso, livrea compresa, e l'azionista comune Ministero dell'Economia al 100% in attesa di una possibile vendita - è il mercato degli expat.

La grossa nicchia degli emigrati

Dei 700mila italiani che si stima vivano nel Regno Unito, circa la metà abita a Londra, dove ITA vola da Milano e Roma: è un bacino potenziale di 350mila clienti che ITA punta a far salire a bordo, quando vogliono tornare dalla mamma. «Scegliete noi per andare a casa» è lo slogan lanciato da Piefrancesco Carino, vice direttore generale con delega al mercato internazionale. In realtà la compagnia di bandiera, prima Alitalia ora ITA, non ha mai smesso di volare sul Regno Unito. Dal 15 ottobre giorno, del debutto, dopo lo spegnimento di Alitalia, la neonata società aveva mantenuto un collegamento tra Londra e Roma.

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Ma l'inevitabile interruzione tra la fine della vecchia compagnia e la nascita della nuova, ha fatto perdere terreno e clienti: c'è da recuperare un mercato. Andrew Bunn, inglesissimo capo di ITA nel Regno Unito ma con una passione da italiano per la compagnia, ha snocciolato i numeri alla prima presentazione di ITA a Londra da quando è nata: in sette mesi, la compagnia presieduta da Alfredo Altavilla ha rimesso in piedi 90 voli settimanali sulla capitale inglese, con 5 voli giornalieri su Milano e 2 su Roma. Un'offerta abbondante per competere contro il colosso British Airways e contro le agguerrite Easyjet e Ryanair. Com'era prima del dissesto di Alitalia.

Il nodo degli slot

Nonostante le numerose continuità tra i due vettori, un grosso elemento di rottura, a Londra, c'è stato: gli slot, le fasce orarie di atterraggio e decollo, che a Heathrow specialmente sono merce rarissima e preziosa, sono ora di proprietà. La defunta Alitalia, quelli sulla capitale inglese, ambitissimi, li aveva venduti, con una controversa operazione in conflitto di interessi, a Etihad, quando la compagnia emiratina aveva rilevato il 49% del vettore dai “capitani coraggiosi” di CAI. Dopo il dissesto, con Alitalia commissariata (e la proprietà ritornata in mano al governo), si era creato il paradosso: ogni volta che un aereo Alitalia atterrava a Londra, era Etihad a incassare. Poi, l’ultima beffa: la compagnia di bandiera di Abu Dhabi si era ripresa gli slot e aveva lasciato la nuova ITA a terra.

Cucinelli&Chef, lo stile italiano a bordo

Le armi di marketing presentate sono due classici della Alitalia del passato: il fascino delle divise (ora disegnate dal re del cashmere Brunello Cucinelli), tema che piace molto ai media ma che non ha presa sui viaggiatori; e la qualità dell'offerta gastronomica a bordo, questo invece da sempre un grande jolly nella tasca della compagnia. Più sostanziale, e industrialmente attraente, è la nuova flotta: velivoli Airbus a ridotto impatto ambientale (in media un 25% di emissioni in meno rispetto alle altre compagnie) che fanno di ITA una delle compagnie più “verdi” in Europa. Non c'è però solo la clientela nazionale da recuperare: ITA vuole attirare anche i turisti inglesi. La compagnia è l'unica a poter offrire, a connazionali e stranieri, il (presunto) vantaggio degli hub di Roma e Milano. Dai due scali, copre 62 destinazioni nel mondo e le principali città italiane, Sicilia e Sardegna incluse, a proposito di turismo. Se sulla ricca nicchia dei professionisti, specie quelli che gravitano su Canary Wharf, ITA ha effettivamente un vantaggio, con la sua rete capillare in Italia, sulla clientela che viaggia per piacere, è meno attraente, dal Regno Unito: le compagnie a basso costo hanno collegamenti diretti tra decine di città italiane e inglesi, senza dover far scalo, come invece obbliga ITA. Al momento, però, Carino ha escluso di ampliare i collegamenti con la Gran Bretagna: ITA si concentrerà solo su Londra.

A London City coi tedeschi

E proprio sulla capitale, sono stati riattivati anche due voli al giorno tra Linate e London City, la “navetta” degli uomini d'affari, in diretta competizione con BA. Nel caso di ITA c'è però ancora una zavorra: al momento il volo è stato affidato in gestione, a German Airways. In gergo tecnico si chiama wet lease: vuol dire che ITA noleggia una compagnia terza per effettuare i voli. Il rischio è che, nonostante aerei sempre pieni su London City, ITA voli in perdita, perché quella formula di noleggio ha un costo molto alto. Ma non c'era altra scelta: “Il mercato dei clienti business su Londra è ripartito all'improvviso. Siamo stati costretti a muoverci subito” spiega così, oltre che con la necessità di non perdere gli slot se non si vola (regola in vigore a Londra), Carino il motivo dell'anomala decisione per un volo di linea: i wet lease sono più comuni nel turismo. In autunno, il problema verrà risolto: sono in arrivo nuovissimi Airbus A220, aerei piccoli, adatti per la lillipuziana pista dell'aeroporto London City. Saranno di proprietà di ITA che potrà così gestire in proprio la pregiata tratta. La mossa consentirà anche di uniformare la flotta: la vecchia Alitalia volava con aerei Embraer sullo scalo londinese. Ora sarà tutto Airbus, come il futuribile A350 per i voli intercontinentali, e questo consentirà sinergie e risparmi su manutenzione e gestione della flotta.

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