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La nuova luce dei divisionisti

La mostra con opere di Pellizza da Volpedo, Previati, Segantini, Morbelli e Longoni è al Castello Visconteo Sforzesco fino al 5 aprile

di Ada Masoero

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Giovanni Segantini,Savognino sotto la neve, non datato (1890), olio su tela, 35x50 cm, Firmato e dedicato “All'intelligente in arte Luigi Dell'Acqua”, Collezione privata

La mostra con opere di Pellizza da Volpedo, Previati, Segantini, Morbelli e Longoni è al Castello Visconteo Sforzesco fino al 5 aprile


2' di lettura

Quando, nel 1891, il Divisionismo si affacciò sulla scena espositiva di Milano, nella I Triennale di Brera, l'accoglienza della critica e del pubblico più tradizionalisti fu feroce: un critico famoso del “Corriere della Sera” parlò di «un pennelleggiare che imita il tricoté», altri dissero che quei dipinti parevano muri grezzi, altri ancora citavano le coppie che «si davano di gomito per non ridere».

La novità introdotta dai divisionisti, resa possibile anche dai nuovi colori prodotti in quegli anni dall'industria, era frutto delle scoperte della fisiologia della percezione e dell'ottica: loro, infatti, non impastavano più i colori sulla tavolozza ma li disponevano puri sulla tela, in minuscoli tocchi giustapposti, affidando il compito di fonderli alla retina dell'osservatore, proprio come accade nel processo percettivo. Non solo ma, servendosi delle leggi da poco scoperte dell'accostamento dei colori complementari, accentuavano prodigiosamente l'intensità cromatica e luminosa dei dipinti.

I divisionisti in mostra a Novara

I divisionisti in mostra a Novara

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Proprio «La rivoluzione della luce» è il sottotitolo dell'importante mostra sul Divisionismo che Annie-Paule Quinsac, una delle più autorevoli studiose di questa corrente pittorica, ha ordinato nel Castello Visconteo Sforzesco di Novara. Aperta da un prologo sulla Scapigliatura (la stagione pittorica tutta milanese che per prima infranse la “dittatura” della stesura forbita del colore, spezzando le pennellate in piccoli fiocchi, e che del Divisionismo fu la vera premessa) la mostra presenta tutti i campioni di questa corrente, aprendosi con La maternità di Gaetano Previati che alla mostra del 1891 rappresentò la vera pietra dello scandalo, per proseguire poi con numerose opere cardinali di Segantini (di cui la mostra espone anche un nucleo dei disegni, magistrali, che traeva dai dipinti quando le sedute en plein air gli erano vietate dal gelo) al grande Pellizza da Volpedo, da Vittore Grubicy (il loro gallerista ma anche un fine teorico del Divisionismo e un eccellente pittore egli stesso) ad Angelo Morbelli, Emilio Longoni, Carlo Fornara, Cesare Maggi, Plinio Nomellini, fino a Previati, con la sua incrollabile fede simbolista.

In chiara evidenza, nel percorso, sono le diverse anime del Divisionismo italiano, ben più complesso del Pointillisme d'Oltralpe (con cui i nostri condividevano solo i testi scientifici di riferimento), poiché si nutriva delle due correnti di pensiero più attuali del tempo: il Simbolismo da un lato, e il pensiero socialista (in Longoni e Morbelli soprattutto, ma non solo in loro) dall'altro. Ada Masoero
Divisionismo. La rivoluzione della luce, Novara, Castello Visconteo Sforzesco, fino al 5 aprile. Catalogo Mets, Novara.

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