Beachwear

La nuova missione dei costumi da bagno: salvare il mare e innovare i tessuti

La sostenibilità e la ricerca tecnologica guida l’industria del beachwear: big e marchi artigianali sempre più impegnati anche nell’inclusività, con costumi body positive e burkini

di Chiara Beghelli

Costume della capsule collection Edit di Yamamay

3' di lettura

Revere Beach è una bella spiaggia a forma di mezzaluna 8 km a nord di Boston. Oltre a essere la spiaggia pubblica più antica degli Stati Uniti, a inizio Novecento è stata anche lo scenario dell'arresto di Annette Kellerman, nuotatrice e artista che aveva deciso di indossare un costume da bagno giudicato a quei tempi indecente, per difendere il diritto delle donne a nuotare senza inutili drappi. Oltre un secolo dopo, il beachwear resta una categoria-laboratorio per le innovazioni, non solo sociali, ma anche tecniche. L'ultima frontiera, anche per i costumi da bagno, è la sostenibilità, tema ancor più urgente per una produzione che usa filati sintetici che rilasciano microplastiche proprio nell'ambiente acquatico per cui sono più dannose.

Un calo del 15% nel 2020, ma la ripresa è vicina

Certo, l'anno della pandemia non è stato brillante per i dati del beachwear prodotto in Italia: secondo Confindustria Moda, dopo un 2019 di buona crescita, con un fatturato in aumento del 10,2%, nel 2020 anche il comparto dei costumi da bagno ha sofferto il generale calo dei consumi, chiudendo l'anno con una perdita del 14,9%, l'export sceso dell'11,4% e un fatturato di 440 milioni di euro. Le aziende attendono ora una veloce ripresa del mercato, grazie anche al rilancio del turismo, e nel frattempo hanno arricchito i loro cataloghi di prodotti più innovativi e sostenibili.

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Sostenibilità in aumento grazie ai filati da riciclo

«Nel 2020 il numero dei capi realizzati a basso impatto ambientale è aumentato di dieci volte rispetto al 2019 e stiamo perseguendo l'obiettivo di utilizzare il 25% di materie prime a basso impatto ambientale entro il 2025», fanno sapere da Calzedonia. Yamamay, marchio di Pianoforte Group, ha appena lanciato la sua prima collezione Edit (Eco designed innovative textile), in plastica riciclata e riciclabile, un tessuto mono-polimero senza elastan che favorisce anche un efficace recupero in chiave circolare, realizzata con plastica recuperata dagli Oceani.

Calzedonia

L'uso di Econyl, il filato brevettato dall'italiana Aquafil e fatto di nylon recuperato dalle reti da pesca dismesse, è in costante aumento, e nell'ultimo anno ha attratto sempre più marchi artigianali e posizionati verso l'alto di gamma, come confermano anche Carvico e Jersey Lomellina, le aziende che ne hanno l'esclusiva per il segmento dei costumi da bagno. Nilit, azienda tessile israeliana fondata nel 1969 da Ennio Levi, un imprenditore italiano, ha compiuto un'ulteriore innovazione con il Sensil BioCare, un tessuto le cui microfibre si degradano a una velocità superiore a quella del nylon generalmente usato per i costumi da bagno.

Sara Barilla indossa un costume La Perla Audition

La Perla: «I clienti amano il fatto a mano»

«La nostra ultima collezione, Active Beach, è stata realizzata con Lycra riciclata - nota Elodie Bougenault, managing director per l'area Emea di La Perla -. C'è una percezione molto positiva riguardo il futuro dei viaggi e delle vacanze e l'interesse per il beachwear è più che raddoppiato rispetto al 2020. In generale i consumatori fanno acquisti più consapevoli e investono in pezzi versatili che sono senza tempo, creazioni di design e artigianato, e che permettono di passare facilmente da un look per il giorno a uno per la sera, come proponiamo con la nostra nuova linea Stage Light, realizzata con fibre naturali, tra cui una leggerissima spugna, e intrecciate con un effetto pizzo Valencienne che dà ai capi un aspetto velato».

Burkini di Munamer

Missione inclusività

Il beachwear mantiene inalterata anche la sua vocazione di laboratorio sociale, grazie al veloce sviluppo delle collezioni body positive, come quella creata a Torino da Laura Brioschi (che usa il tessuto Vita di Carvico, in Econyl) o Maison Roèl, marchio artigianale fiorentino, un percorso intrapreso anche da H&M con la sua ultima collezione, disponibile online fino alla taglia 50. Inclusività che si declina anche nelle creazioni di Chiara Taffarello, fondatrice e designer di Munamer, marchio di modest beachwear lanciato nel 2018: i suoi burkini venduti in tutto il mondo sono fatti a mano in un laboratorio nelle Marche.

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