Nuove proposte

La nuova scommessa dove fallì il sogno dell’industria e del lavoro

Ex Liquichimica e Ogr

di Donata Marrazzo

2' di lettura

«Agàpi fungerà da detonatore per il recupero dell’intera area industriale di Saline Joniche». Saverio Orlando, ingegnere responsabile del progetto dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, allarga lo sguardo sul vasto territorio del comune di Montebello che in passato ha inseguito il sogno di un centro siderurgico che avrebbe portato sviluppo e lavoro. Ma che invece ha finito solo per desertificare l’area, 700mila mq tra la statale 106 e il mare, favorendo anche gli affari della criminalità.

«Il nostro progetto non riqualificherà semplicemente la zona dove sorgerà il campus, quella dello stabilimento Officine Grandi Riparazioni (Ogr), originariamente destinata alla manutenzione dei veicoli ferroviari – aggiunge Orlando – ma supporterà anche la rigenerazione del sito in cui fu costruito l’insediamento della Liquichimica». Orlando si riferisce a un impianto petrolchimico, realizzato negli anni ‘70, per la produzione di bioproteine da utilizzare come mangimi.

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Cinquant’anni fa, dunque, l’idea era quella di creare sul posto un grande polo industriale da 1.300 miliardi di lire, finanziato con fondi del cosiddetto “Pacchetto Colombo”, per il quale era stato previsto anche il porto. Con un fiume di denaro, dunque, si tentò di placare gli animi di quanti, nella città dello Stretto e dintorni, si opposero alla decisione di collocare il capoluogo di regione a Catanzaro: la guerriglia urbana si protrasse per diversi mesi.

Quell’area oggi è invece solo un luogo desolato, di degrado ed ecomostri. Prima era un centro per la raccolta del sale e la coltivazione del bergamotto e del gelsomino. E se le officine di Ferrovie dello Stato, inaugurate nel 1989, sono rimaste attive nell’area per quasi 12 anni, la Liquichimica del gruppo svizzero Repower, con diversi consorziati, non ha fatto nemmeno in tempo a nascere. L’impianto era pronto già nel ’74, con tanto di silos e ciminiere. Per 750 operai, regolarmente assunti, era l’inizio di una nuova era. Ma durò solo qualche giorno: il ministero della Sanità chiuse l’impianto verificando la tossicità dei mangimi prodotti, altamente cancerogeni.

Per salvare il salvabile, successivamente venne proposta la conversione dell’ex Liquichimica in una centrale termoelettrica. Il consorzio, proprietario del sito e delle strutture, presentò la richiesta al ministero dello Sviluppo Economico. Fu quasi via libera, grazie a un decreto del governo che autorizzava la costruzione, ma Regione e ambientalisti ne ottennero l’annullamento.

Svanito il sogno industriale di Saline Joniche, nel bel mezzo dell’area grecanica, è rimasto solo il paesaggio deturpato. Agàpi intende rimarginare le ferite e ridare fiducia al territorio.

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