innovazione

La nuova scommessa di Menarini Auto-analisi a casa per il Covid-19

Dopo la pandemia l’azienda toscana ha aggiornato le strategie produttive: punta a decentrare la risposta diagnostica portando i tamponi vicino ai pazienti - Così non si ingolfano le aziende ospedaliere

di Silvia Pieraccini

Riconversione Lo stabilimento di Pisa ha deciso la riconversione per creare un laboratorio di diagnostica molecolare dove lavoreranno circa venti persone

3' di lettura

Aver vissuto nove anni in Cina, per il direttore generale di Menarini Diagnostics, Fabio Piazzalunga, ha voluto dire poter contare su “antenne” particolarmente lunghe. Quando nel febbraio 2020 il manager ha visto le misure straordinarie messe in campo dal governo di Pechino per contrastare l’epidemia di coronavirus ha capito subito che era necessario rifocalizzare il business dell’azienda in direzione della diagnosi da Covid.

Per farlo Menarini Diagnostics ha seguito un approccio originale: decentralizzare la risposta diagnostica portando i tamponi vicino al paziente e evitando così di “ingolfare” gli ospedali sotto pressione per l’afflusso di malati.

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È per questo che già dall’aprile scorso la società del gruppo farmaceutico fiorentino Menarini ha messo sul mercato uno strumento innovativo con le dimensioni di un vocabolario che consente di analizzare il tampone molecolare per la rilevazione del virus in soli venti minuti. E di farlo in strutture periferiche, non solo negli ospedali. «È fondamentale riuscire ad avvicinare la diagnosi al paziente – spiega Piazzalunga – per evitare conseguenze per il sistema sanitario. Noi abbiamo studiato i punti critici della pandemia e realizzato uno schema di intervento su più livelli».

È così che l’attività dell’azienda con sede a Firenze – una dei leader della diagnostica con 300 milioni di fatturato 2019, per il 70% all’export, e 700 dipendenti negli stabilimenti di Bologna, Pisa e negli Stati Uniti, oltre che in dieci filiali in Europa più una presenza commerciale in Cina e a Singapore - si è rifocalizzata sull’emergenza Covid, che ha avuto la precedenza sulla diagnostica tradizionale, dall’infettività al diabete, e su quella avanzata, oncologica e prenatale. Ed è diventata una delle linee di business più importanti.

Al punto che Menarini Diagnostics ha deciso di riconvertire lo stabilimento di Pisa per creare un laboratorio di diagnostica molecolare che entrerà in funzione proprio in questi giorni dove lavorerà una ventina di persone. «Riusciremo a produrre lì il kit per il Covid 19 – annuncia Piazzalunga - ma vogliamo estendere l’attività a tutti i test per i virus respiratori perché ormai anche in Europa è cresciuta l’attenzione per queste patologie».

L’obiettivo a breve termine dell’azienda è sviluppare uno strumento che consenta l’auto-analisi del Covid: «In questo modo si potrà testare da casa il proprio stato di salute» spiega il direttore generale che annuncia un’altra sperimentazione in atto: «Uno strumento che permetterà di avere una prognosi nella fase iniziale del contagio, per capire se la forma è seria o lieve. Questo consentirebbe al sistema sanitario la gestione ottimale del paziente, così da dedicargli le cure più appropriate. Contiamo di avere a breve risultati importanti da queste sperimentazioni».

L’attività di ricerca e sviluppo è in piena evoluzione. Menarini Diagnostics sta per lanciare anche un nuovo kit, un tampone classico pensato questa volta per i laboratori centrali degli ospedali, che servirà a scongiurare carenze di prodotto; si tratta di un test sviluppato insieme a una startup italiana e fabbricato nello stabilimento di Pisa.

La rifocalizzazione sulla diagnosi Covid attuata nel 2020 ha consentito a Menarini Diagnostics di tamponare le flessioni registrate da altre patologie croniche - nei periodi di lockdown i pazienti hanno saltato le visite specialistiche per timore del contagio o per chiusura degli ambulatori - ma non ha fermato l’innovazione nei comparti tradizionali. «Proprio nel momento in cui ci stavamo rifocalizzando sulla diagnosi Covid-19 – sottolinea il direttore generale - abbiamo introdotto un sistema che consente il monitoraggio continuo del diabete: in sostanza da remoto si può seguire il livello di glucosio del paziente».

Tra comparti che crescono e comparti che calano, il fatturato 2020 si chiuderà in linea con l’anno precedente. «Ma la nostra missione è andare al di là dei numeri – conclude Piazzalunga - e dare un contributo per risolvere una situazione di estrema emergenza. Il Dna caratteristico del gruppo è avere sempre davanti il punto di vista del paziente e nella diagnostica lo abbiamo sperimentato ogni giorno».

Menarini è il più grande gruppo farmaceutico italiano a capitale familiare, detenuto dagli Aleotti: la multinazionale ha chiuso il 2019 con 3,79 miliardi di fatturato (+3,2%), per il 77% all’export, e 492 milioni di ebitda.

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