dopo la vendita di italo

La nuova sfida di Flavio Cattaneo: una società d’investimento da 200-300 milioni

di Celestina Dominelli

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Flavio Cattaneo (Space24)


3' di lettura

Manca solo il nome, ma il progetto è pronto. Archiviato l’ennesimo successo, con il rilancio di Italo e la vendita al fondo americano Global Infrastructure Partners (Gip) - di cui ieri è stato firmato il closing -, il numero uno della società, Flavio Cattaneo, si prepara a una nuova sfida che prenderà il largo nei prossimi mesi: una società d’investimento con una potenza di fuoco, per cominciare, di 200-300 milioni e con il top manager in prima linea.

Sua sarà infatti una buona fetta dell’equity (il 25-30%) e sua sarà, soprattutto, l’expertise a disposizione dei futuri clienti. Ed è questo il tratto distintivo dell’iniziativa che vuole replicare il modello Italo e intervenire a supporto di un target preciso: realtà di tipo industriale che vogliono compiere un salto, non solo dimensionale, aziende che ambiscono a quotarsi, transforming company, insomma, alla ricerca di capitali, ma anche, e soprattutto, di un management esperto che ne promuova la crescita.

In altri termini, una platea vasta, cui la società offrirà provvista (l’obiettivo è acquisire quote di maggioranza o eguali a quelle dei soci-fondatori) e le competenze rodate di Cattaneo che ha dato ampia prova, dalla Rai a Telecom, passando per Terna, di saper ristrutturare e valorizzare al meglio le aziende da lui guidate, potendo contare su ottimi rapporti con le banche, nazionali e internazionali, e con i fondi che, in giro per l’Europa, sono a caccia di buoni investimenti. Non a caso, diversi hanno già bussato alla sua porta per la nuova avventura: finanziatori internazionali, family office, ma anche qualcuno che lo ha affiancato nelle esperienze più recenti.

Un pacchetto “chiavi in mano”, dunque, che potrebbe far gola a molte aziende desiderose di un upgrade, magari partendo dalla Borsa, dove, peraltro, nel giro di due-tre anni, potrebbe approdare la stessa società di Cattaneo. Pronto, dunque, a reinvestire parte dei suoi guadagni, come ha scelto di fare nuovamente anche per Italo. Il closing di ieri ha sancito infatti il reingresso dei soci industriali (fatta eccezione per Diego Della Valle): oltre a Cattaneo, il presidente Luca Cordero di Montezemolo, Alberto Bombassei, Isabella Seragnoli, Gianni Punzo e Peninsula Capital. L’impegno complessivo ammonta a 150 milioni di euro, pari al 7,74% del capitale: tutti avrebbero sborsato sui 20 milioni di euro a testa, eccetto Peninsula impegnatasi con una cifra superiore (circa 40-45 milioni).

Come si ricorderà, però, Gip aveva offerto una quota massima del 25% e starebbe già cercando altri azionisti italiani da far entrare nella società. Che conserverà l’attuale management (Cattaneo ad e Montezemolo presidente) e avrà un nuovo cda nominato ieri. Sette membri per ora, cui si aggiungeranno altri rappresentanti per arrivare a tredici (tra cui, con molta probabilità, anche Stefano Marsaglia per conto di Peninsula): oltre ai vertici, Michael John McGhee, Philip Marc Iley, Andrew Harvey Gillespie-Smith, Mark Lawrence Levitt e Gianbattista La Rocca, attuale managing director.

La Rocca sarà il futuro ceo: Cattaneo resterà al timone al più tardi fino a fine anno, poi assumerà la vicepresidenza. Ma, soprattutto, guiderà il comitato esecutivo, previsto dallo statuto e non attivato finora, che sarà costituito al passaggio di consegne e avrà ampi poteri, tra l’altro, sulla strategia e sulle linee di indirizzo, nonché sulla supervisione del budget: nel comitato, oltre a Cattaneo, siederanno il futuro ad e due consiglieri americani, tra cui McGhee, il partner di Gip che si occupa di trasporti e che ha seguito il deal.

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