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La nuova vita dei Cinque stelle in Europa, dai gilet gialli all’opzione Macron

Dopo il flop delle Europee (e il boom della Lega), i Cinque stelle sembravano destinati all’isolamento a Bruxelles. la crisi di governo ha ribaltato il tavolo: Salvini all’opposizione, i pentastellati di nuovo in corsa per aderire un gruppo di peso. Le opzioni? In testa i Verdi, ma c’è chi parla dei liberali di Macron

di Alberto Magnani


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5' di lettura

Prima della pausa estiva del Parlamento Ue, i Cinque stelle sembravano un po’ disorientati in Europa. Per usare un eufemismo. Deputati in calo da 17 a 14 rispetto al 2014, una bizzarra rete di intese che andava da partiti anti-sfratto croati ai gilet gialli francesi e, soprattutto, le porte sbarrate di tutti i gruppi politici alle speranze di ingresso dei pentastellati: niente da fare né con l’ultrasinistra del Gue né con i Verdi, in entrambi i casi restii a scendere a patti con «gli alleati di Salvini». Tutto il contrario della Lega, premiata alle Europee con un bilancio record di 28 seggi e diventata il partito-guida di un nuovo cartello di forze sovraniste all’Eurocamera, Identità e democrazia.

Dopo la crisi di governo, anticipata dallo scontro a Strasburgo sul voto a von der Leyen, i rapporti fra i due si sono rovesciati anche a Bruxelles. La Lega è rimasta all’opposizione nell’emiciclo europeo, confinata fuori dall’asse Popolari-Socialisti-Liberali e incompatibile con i Verdi, il gruppo destinato a fare da appoggio esterno al blocco filo-Ue che dovrebbe trainare la legislatura. I Cinque stelle sono tornati alla ribalta, almeno sul fronte delle alleanze e del peso effettivo che potrebbe essere ricoperto nella politica comunitaria. Una rivalsa che si era già profilata con il voto per il via libera dell’assemblea a von der Leyen, dove i deputati Cinque stelle si sono rivelati cruciali per l’elezione dell’ex ministro tedesco della Difesa.

I giochi quasi fatti con i Verdi
Rimosso l’imbarazzo dell’intesa con la Lega, il partito sta riprendendo in mano le trattative abbandonate prima della crisi di governo. Gli interlocutori privilegiati sembrerebbero i Verdi, un approdo coerente con le radici ecologiste degli (ex?) grillini sbarcati a Bruxelles. I Cinque stelle avevano già tentato un approccio informale dopo le Europee, salvo incappare nel veto del gruppo rispetto all’alleanza governativa con Salvini. Il crollo del primo esecutivo Conte ha riaperto le porte a un’intesa, anche se non sono chiari tempi e vincoli di un loro ingresso nella famiglia ambientalista del Parlamento Ue.

Raggiunta dal Sole 24 Ore, una portavoce dei Verdi conferma che gli incontri sono in corso, anche se l’ultimo contatto ufficiale risale allo scorso 6 settembre. Il vicepresidente dei Verdi, Philippe Lamberts, fa sapere che al momento «non c’è nulla di nuovo» da aggiungere alle cronache. L’ipotesi, però, viene ritenuta probabile e farebbe gioco a entrambe le parti al tavolo. I Cinque stelle hanno bisogno di una famiglia politica per sfuggire al limbo dei «non iscritti», la famiglia che riunisce i deputati esclusi dai gruppi politici ufficiali.

I Verdi potrebbero rinforzarsi prima che la legislatura entri nel vivo, dopo un esordio meno brillante di quello che si era prospettato durante la campagna elettorale. Il gruppo, quarto nell’Eurocamera per deputati (74), è rimasto a bocca asciutta dal giro di nomine che si è chiuso nel dopo elezioni, senza ottenere rappresentanti di peso in nessuna delle cariche di vertice comunitarie. Una beffa che non ne ha ridimensionato l’influenza, sia come forza decisiva per una delle battaglie principali della Commissione von der Leyen (il cambiamento climatico) sia come stampella esterna all’asse europeista fra Popolari, Socialisti e Liberali .

L’afflusso della delegazione grillina potrebbe servire a fare massa critica nell’Eurocamera, portando a 88 il totale dei seggi e aumentando il potere negoziale della famiglia politica in vista delle trattative che dovranno essere avviate di volta in volta con la maggioranza europeista del Parlamento Ue. In aggiunta, il gruppo andrebbe a espandere la sua influenza anche nel Sud Europa, rimasta senza presidi dopo il flop dei partiti italiani affiliati in occasione del voto del 26 maggio.

L’improbabile (?) alleanza con Macron
Un’altra opzione decollata, anche se solo nei rumors, vorrebbe i Cinque stelle aperti all’ingresso in una famiglia impensabile fino al voto del 23-26 maggio: Renew Europa, la sigla nata dall’accorpamento fra i liberali dell’Alde e i macroniani di En Marche!. Fonti sia dei Cinque stelle che di Renew Europe hanno smentito l’esistenza di qualsiasi negoziato fra i due, aggiungendo che fra i principali responsabili della voce ci sarebbe l’ex premier italiano Matteo Renzi.

Lo scenario di un sodalizio fra i Cinque stelle e il gruppo che rappresenta il partito del presidente francese può suonare straniante, soprattutto se si considerano i trascorsi dell’attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio. L’ex vicepremier era riuscito a innescare una crisi diplomatica fra Roma e Parigi grazie a una visita («istituzionale») a una delegazione di gilet gialli, il movimento nato in Francia contro il caro benzina ed esploso come protesta generalizzata contro la presidenza Macron. Eppure non è la prima volta che i Cinque stelle bussano alla porta dei Liberali, ricevendo qualche interessamento dalla famiglia liberaldemocratica a Bruxelles.

Il capogruppo dell’allora Alde Guy Verhofstadt, lo stesso che ha dato del «burattino» al presidente del Consiglio Conte, si era attirato diverse critiche interne per la sua apertura ai Cinque stelle agli inizi della legislatura 2014-2019. Le trattative erano comunque naufragate sul nascere, sfociando in una divergenza ancora più ampia con la nascita del governo Lega-Cinque stelle. Anche in questo caso, però, il collasso dell’intesa con Salvini potrebbe ammorbidire le posizioni in caso di un dialogo sul breve termine.

Beghin (5S): nessun negoziato in corso
«Al momento non c’è nessun negoziato formale». Tiziana Beghin, eurodeputata Cinque stelle, liquida così le ipotesi di un dialogo avanzato con un qualsiasi gruppo all’Eurocamera. Ma non nega che la fine del primo governo Conte abbia rimesso in gioco la delegazione, rispetto ai no incassati dopo le elezioni di maggio: «La fine dell’alleanza con Salvini - spiega - ha reso l’ipotesi di un’alleanza con il nostro gruppo più “digeribile”, ma al momento nulla è in corso».

Le opzioni considerate sono le stesse che si sono profilate dopo la crisi di governo in Italia. «Il gruppo più vicino potrebbero essere i Verdi, vista la comune sensibilità ambientale - dice Beghini - Ma in teoria siamo aperti a tutti, essendo un gruppo post ideologico». In questo orizzonte, anche i liberali di Macron potrebbero diventare un’opzione realistica. Tra i Cinque stelle e alcune anime di Renew Europe si mantengono divergenze pesanti sulla politica economica, «vista la spinta più liberista di alcune correnti», fa notare Beghin.

Al momento non può essere escluso nulla, anche perché gli equilibri stessi dell’Eurocamera sono destinati a cambiare nei prossimi mesi. Prima di tutto con la Brexit, il divorzio tra Londra e la Ue che farà defluire dall’Eurocamera drappelli importanti di deputati britannici. Fra i gruppi più colpiti potrebbe esserci proprio i Verdi e Renew Europe, oggi forti rispettivamente di 11 e 17 deputati britannici: «Vediamo - dice Beghin - Noi non abbiamo alcuna fretta».

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    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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