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La Nyfw cavalca l’onda del mercato Usa e torna ad attrarre nomi stranieri

Nonostante il Paese sia di fatto in recessione, il mercato del lusso cresce, così come gli acquisti di moda made in Italy. E la fashion week di New York si riempie di appuntamenti, con alcuni nomi italiani come Marni e Fendi

di Marta Casadei

(Afp)

I punti chiave

  • La New York Fashion Week si tiene dal 9 al 14 settembre
  • Questa edizione, oltre a un fronte compatto di brand americani, accoglie alcuni internazionali: Fendi, Marni, Puma e Cos
  • Gli Usa, del resto, stanno registrando performance molto positive come cliente della moda italiana

4' di lettura

Tommy Hilfiger, Tory Burch, Tom Ford. E poi Chiara Boni, Fendi, Marni, Puma e Cos. Dopo oltre due anni di eventi sbiaditi on e offline, con i calendari sparigliati brutalmente dalla pandemia e la palla presa al balzo da alcuni brand per dichiarare una sorta di “libera tutti” scegliendo da sé giornate e location delle sfilate, la fashion week di New York torna ben nutrita a “sfidare” le manifestazioni europee.

Il Cfda, seppur privo di un leader dopo l’addio dell’ex presidente Tom Ford (che pur essendosi tirato indietro dalla carica istituzionale rimane a chiudere la kermesse con le sue creazioni), nel 2022 compie 60 anni e ci tiene a festeggiarli come si deve. Lo fa - sempre in collaborazione con Img che produce la fashion week - con un calendario fitto (109 eventi in sei giorni pieni), uno schieramento compatto dei marchi Usa tra conferme e ritorni e alcuni nomi internazionali.

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Maison italiane «in trasferta» Usa

Il calendario ufficiale - si tratta di un preliminare, per ora - si apre con Proenza Schouler giovedi 9 settembre. Lo stesso giorno, in chiusura, si terrà la sfilata di Fendi che sbarca a New York per festeggiare i due anni di Kim Jones alla direzione creativa e soprattutto i 25 anni della sua Baguette: la borsa, una vera e propria icona anni Novanta, è stata molto amata negli Usa, forse anche per merito di Carrie Bradshaw-Sarah Jessica Parker (e della costumista Patricia Field). Nella terza stagione di «Sex and The City», infatti, Carrie viene derubata di una Baguette viola rimasta talmente nell’immaginario delle fashion victim da essere rieditata da Fendi nel 2019, vent’anni dopo.

Venerdi 10, invece, saranno in passerella, fisicamente e online, Altuzarra, Prabal Gurung, Jason Wu e, infine, Marni. Che è una new entry nella Grande Mela, in linea con la volontà del direttore creativo Francesco Risso di «andare in tour», così ha detto a Vogue, per andare incontro a chi non può venire a Milano, dove ha sede l’headquarter del brand e dove, tradizionalmente, si sono tenute le sfilate.Tra sabato e mercoledi 14 settembre, con la sfilata finale di Tom Ford, si accenderanno i riflettori sulle collezioni di Tommy Hilfiger (che sfila live a Brooklyn e in contemporanea nel metaverso), Tory Burch, Coach, Michael Kors.

Il ritorno in passerella di Puma

Puma ha annunciato uno show immersivo dal titolo Futrograde, in una location - per ora sconosciuta - di Downtown: il 13 settembre luci, suoni ed effetti digitali (verrà presentato, in concomitanza, un nuovo progetto nel Web3) faranno da sfondo alla presentazione dei prodotti del brand sportivo: le collaborazioni con Dapper Dan, Palomo, AC Milan e Koché; alcune creazioni fw 2022 immediatamente acquistabili dopo lo show; pezzi della collezione ss 2023 per cui, invece, bisognerà attendere qualche mese. «Tornare alla fashion week dopo anni è significativo. Sapevamo di aver bisogno della giusta combinazione di fattori per essere presenti», ha detto Adam Petrick, chief brand officer di Puma.

Il presidio diretto di una piazza stimolante

Mai osservazione fu più corretta. La scena americana, infatti, torna protagonista anche per una serie di fattori che, combinati, possono fare la differenza nelle strategie e nei conti dei brand. Lo spiega bene anche il ritorno a New York di Chiara Boni: la stilista e imprenditrice italiana, pre Covid presenza fissa sulle passerelle della Grande Mela, l’11 gennaio 2022 aveva presentato le proprie creazioni al Caffè Paszkowski di Firenze, la sua città natale. A settembre, però, torna a puntare su una piazza amica e proficua: «Ho da sempre un rapporto privilegiato con le clienti americane che acquistano le mie collezioni stagione dopo stagione», ha affermato Chiara Boni. «New York ci ha sempre accolti a braccia aperte e il ritorno nella Grande mela ci è sembrato del tutto naturale dopo questi anni di pandemia. Il mercato americano mi stimola costantemente a nuove sfide».

Quanto contano gli Usa come cliente della moda italiana

Nonostante gli Usa siano entrati in una recessione “tecnica” - è tale quando il Pil registra un calo per due trimestri di fila, come accaduto tra gennaio e giugno 2022 - e la Federal Reserve sia impegnata a combattere l’inflazione galoppante, i consumi privati non sono calati e il rafforzamento del dollaro sull’euro stimola le esportazioni dall’Europa agli Usa. Esportazioni che già prima della parità sostanziale tra le valute erano in ottima salute: secondo i Fashion Economic Trends di Camera nazionale della moda italiana,  tra gennaio e dicembre 2021 gli Usa sono stati il 4° mercato di destinazione della moda made in Italy, registrando un +39,7% rispetto al 2020 e superando i 4 miliardi di euro. Gli Stati Uniti, sempre nel 2021, sono stati invece il primo mercato per i settori collegati alla moda (occhiali, beauty, gioielli) con oltre tre miliardi di euro di esportazioni e una crescita del 53,7% sul 2020. Nel 2022 gli Usa si sono confermati molto dinamici: l’export di moda uomo verso questo mercato, tra gennaio e marzo, ha fatto segnare un +57,9 per cento.

Dall’America la spinta al mercato del lusso

In generale, gli Usa rappresentano un importante cliente per il mondo del lusso. Secondo le stime di Altagamma e Bain aggiornate al mese di giugno, negli Stati Uniti i beni di lusso registreranno un incremento delle vendite del 10% nel corso del 2022. Lo faranno grazie ai nuovi gruppi di consumatori che stanno nascendo lontano dalle grandi metropoli, in aree come il Midwest, e a un’incidenza sempre maggiore dei super ricchi (dal 30% del 2019 al 35-40% del 2025) e della Generazione Z, che nel 2025 inciderà per il 65-70% sul mercato del lusso americano. Corteggiare i consumatori locali, dunque, è fondamentale. E la presenza alla fashion week - così come negli showroom per le campagne vendita - sembra essere la mossa più quotata.

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