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La Pa in smart working mette in difficoltà imprese e studi

Secondo Confartigianato, il 69% delle micro e piccole imprese ha avuto relazioni difficili con gli enti pubblici dopo il lockdown. In allarme anche i professionisti

di Marta Casadei, Antonello Cherchi e Valentina Melis

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Secondo Confartigianato, il 69% delle micro e piccole imprese ha avuto relazioni difficili con gli enti pubblici dopo il lockdown. In allarme anche i professionisti


3' di lettura

L’ipotesi di un prolungamento fino a gennaio dello smart working negli uffici pubblici con la proroga dello stato di emergenza, o quella di un innalzamento al 60% dei lavoratori coinvolti dal 2021, come prevede la legge di conversione del Dl Rilancio, preoccupa le imprese e i professionisti.

La riduzione della presenza fisica del personale della Pa, anche dopo il lockdown, ha causato difficoltà di accesso ai servizi o mancate risposte dagli uffici. Pesa anche il ritardo digitale degli enti, in particolare dei Comuni.

Pa in smart working, il 69% delle imprese piccole e micro a disagio

I primi numeri arrivano da Confartigianato, che ha fatto una survey su oltre 3mila micro e piccole imprese (anticipata al Sole 24 Ore del Lunedì): il 69% segnala un grado di difficoltà elevato o insostenibile per accedere agli sportelli degli enti pubblici. Le condizioni di insostenibilità sono più pesanti per il settore delle costruzioni: le segnala un’ impresa su tre (33,1%). Il 49,6% delle micro e piccole imprese segnala anche una grande difficoltà nell’accesso ai servizi web della Pa.

«Le criticità denunciate nella nostra rilevazione - sottolinea Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Imprese - dimostrano che la Pa deve riorganizzarsi, per consentire ai dipendenti pubblici di svolgere i propri compiti in modo efficiente, pur operando in smart working. Non è tollerabile che, oltre alle difficoltà della crisi, gli imprenditori debbano subire anche questi problemi di accesso ai servizi pubblici».

LE PRIME EVIDENZE
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Sulla stessa linea il responsabile del centro studi Fipe-Confcommercio Luciano Sbraga: «Alcuni nostri soci di ristoranti e bar - fa notare - in vista dell’autunno, hanno fatto richiesta per migliorare il comfort dei dehors: da tre mesi aspettano una risposta».

Secondo Pierangelo Albini, direttore dell’area Lavoro e Welfare di Confindustria, «in questo momento la Pubblica amministrazione, pur tutelando la salute dei lavoratori, deve garantire la continuità del servizio, con un minimo di presenza negli uffici, e stimolare la maggior efficienza possibile dei dipendenti che lavorano da remoto».

I professionisti all’attacco: è un disastro

Per i professionisti la Pa in smart working ha accresciuto i problemi quotidiani. Non usa mezzi termini Maria Pia Nucera, presidente dell’Associazione dei dottori commercialisti, per definire il quadro: «Un disastro. Soprattutto nei grandi centri - spiega - l’agenzia delle Entrate ha aumentato le criticità che già esistevano prima dell’emergenza. Le scritture private soggette a registrazione sono bloccate. Inviamo i documenti ma non abbiamo riscontri: è difficile trovare un interlocutore con cui dialogare via mail. Prendere un appuntamento è diventato, almeno a Roma, impossibile. Le pratiche in autotutela sono bloccate. Hanno funzionato meglio - aggiunge - gli accertamenti con adesione in versione digitale».

E se il Fisco a distanza non ha brillato, c’è chi è andato ancora peggio. «L’Inps è inavvicinabile», commenta sempre Nucera. Giudizio condiviso, in maniera meno tranchant, dai consulenti del lavoro. «Lo smart working della Pa non ci ha aiutati», sottolinea Dario Montanaro, presidente dell’Associazione nazionale della categoria.

«Ad agosto abbiamo segnalato alla Funzione pubblica e ai sindacati due problemi: il fatto che con il lavoro da remoto gli orari dei dipendenti pubblici si siano disallineati rispetto a quelli degli studi e la mancanza di interlocutori con cui confrontrarsi sulla gestione delle pratiche. Nessuno ci ha risposto». Pur concedendo agli uffici pubblici - e in particolare all’Inps - tutte le attenuanti dell’emergenza, «resta il fatto che molte pratiche sono accantonate».

Gli effetti positivi della digitalizzazione

Meno drammatica la situazione nel mondo forense: gli uffici giudiziari hanno potuto contare su una maggiore familiarità con il digitale. «Nei primi tempi del lockdown - racconta Luigi Pansini, segretario dell’Associazione nazionale forense - i cancellieri non avevano le credenziali per consultare i fascicoli elettronici da casa. Questo ha rallentato il nostro lavoro. Ora il problema si sta risolvendo».

I passi avanti nella digitalizzazione della Pa potrebbero avere effetti positivi sull’intero sistema produttivo, come fa notare Raffaella Saporito, docente di Practice of Government presso la Sda Bocconi: «Le Camere di commercio - spiega - potrebbero supportare gli artigiani e le piccole imprese a fare passi avanti nelle competenze digitali, che potrebbero essere utili anche nei rapporti con le banche».

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