Il dpcm firmato da Draghi

La Pa torna in presenza dal 15 ottobre: firmato il decreto. Brunetta: «Si apre l’era della normalità»

Le amministrazioni dovranno assicurare il rispetto delle precauzioni sanitarie. Si stima ci siano 320mila dipendenti non vaccinati

di Nicoletta Cottone

Smart working, Brunetta: "Non ci sono più lockdown, ripensare il lavoro da remoto"

2' di lettura

Un articolo e tre commi per dire - con un decreto appena firmato dal premier Mario Draghi - che dal 15 ottobre la modalità ordinaria di lavoro nella Pubblica amministrazione torna a essere quella svolta in presenza. Le amministrazioni dovranno assicurare il rispetto delle precauzioni sanitarie di contenimento legate al rischio di contagio da nuovo coronavirus.

Il Dpcm sui lavoratori della Pa

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Brunetta: «Si apre l’era della normalità»

«Con la firma del presidente del Consiglio Mario Draghi al decreto che fa cessare il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella Pubblica amministrazione - ha commentato in una nota Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione - si apre l’era di una nuova normalità e si completa il quadro avviato con l’estensione dell’obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro: dal 15 ottobre i dipendenti pubblici torneranno in presenza, e in sicurezza». Il ministro ha annunciato che con un successivo decreto ministeriale, fornirà «indicazioni operative affinché il rientro negli uffici sia rispettoso delle misure di contrasto al Covid-19 e coerente con la sostenibilità del sistema dei trasporti».

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Stima del governo: 320mila dipendenti ancora non vaccinati

Su 3,2 milioni di dipendenti pubblici, 320mila, dunque il 10% dell’intera platea, non sarebbero ancora vaccinati. É la stima del governo contenuta nella relazione illustrativa che accompagna il Dpcm firmato dal premier Mario Draghi con cui si stabilisce il ritorno in presenza del personale della pubblica amministrazione a partire dal 15 di ottobre. Dei 3,2 milioni, il 5,4% della popolazione italiana, dice la relazione, quelli non obbligati alla vaccinazione anti Covid (ovvero escluso il personale sanitario, dell’istruzione, delle forze armate e di polizia) sono stimabili in poco oltre le 900mila persone. Di questi «quelli già vaccinati sono complessivamente stimabili in 583mila unità». Dunque, «è possibile stimare che circa 320mila dipendenti pubblici non siano ancora vaccinati, con percentuali estremamente variabili tra un territorio e l’altro». Alla luce di questi numeri, dice ancora la relazione, e «stante il graduale ma progressivo aumento anche tra la popolazione dei dipendenti pubblici del numero dei vaccinati, sussistono le condizioni per un graduale rientro in presenza e in sicurezza».

Ecco perchè è necessario il rientro in presenza

Nella relazione il governo spiega anche il perché della necessità del rientro in presenza: «Nell’attuale fase storica ed economica che il Paese sta vivendo, occorre sostenere cittadini e imprese nelle attività connesse allo sviluppo delle attività produttive e all’attuazione del Pnrr». Dunque, «occorre consentire alle amministrazioni pubbliche di operare al massimo delle proprie capacità» in modo che possano dare il «massimo supporto alla ripresa delle attività produttive e alle famiglie».

Proseguono le trattative per il rinnovo dei contratti pubblici

Il ministro Brunetta ha ricordato che «nel frattempo, sono in corso le trattative per i rinnovi dei contratti pubblici, che garantiranno, una volta concluse, una regolazione puntuale dello smart working. Entro il 31 gennaio 2022, inoltre, ogni amministrazione dovrà presentare il Piano integrato di attività e organizzazione, all’interno del quale confluirà il Pola per il lavoro agile. Con le regole e con l’organizzazione, potrà finalmente decollare uno smart working vero, strutturato, ancorato a obiettivi e monitoraggio dei risultati, che faccia tesoro degli aspetti migliori dell’esperienza emergenziale e che assicuri l’efficienza dei servizi, essenziale per sostenere la ripresa del Paese, e la soddisfazione dei cittadini e delle imprese: il mio faro».

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