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La paladina del vino italiano negli Usa: chi resiste sarà più forte

Tara Empson è la principale distributrice negli Usa. Ed è sempre in prima fila per difendere i produttori da dazi e danni economici della pandemia

di Laura La Posta


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Tara Empson è tra i più influenti distributori di vino italiano negli Usa

5' di lettura

La paladina del vino italiano in America è una 34enne cresciuta fra Stati Uniti e Italia da padre neozelandese e madre italo-americana. Tara Empson è la distributrice del vino italiano di alta qualità. Ed è sulle barricate da mesi, con una forza tranquilla, sempre pronta a fare squadra e a infodere coraggio. Anche durante la crisi da Covid-19.

Promoter instancabile del made in Italy
Pur essendo una millennial sempre in viaggio fra Paesi agli antipodi, una scelta di campo l’ha fatta da anni: essere sempre in prima fila per promuovere l’Italia. Prima è stata una promotrice delle “sue” bottiglie con i buyer d’oltreoceano più in vista: sempre in tour, da uno Stato all'altro, per raccontare e vendere la storia dei nostri vignaioli che stanno salvando il paesaggio più bello del mondo.

Poi è stata in prima linea nel movimento anti-dazi , culminato in una petizione firmata dai più influenti operatori americani del settore. Niente dazi per il vino italiano negli Usa fortunatamente, il mercato più importante, da quasi due miliardi di dollari di esportazioni all’anno.

Infine è arrivato il coronavirus e lei era in piena zona rossa: in Lombardia, dove ha sede la sua società italiana, mentre il team americano faceva degustare a New York a centinaia di wine lovers il vino dei suoi produttori, al Great wines of Italy 2020 del re dei critici James Suckling e alla celebrazione dei Tre bicchieri del Gambero rosso.

La sfida della pandemia in Italia e negli Usa
«Ero a Milano mentre la situazione iniziava ad aggravarsi – conferma Tara Empson – e ho visto il panico e l’incertezza nel mio staff e nelle persone che amo e un intero Paese di famiglie e di lavoratori rischiare il collasso. Poi ho rivissuto lo stesso momento negli Stati Uniti, dove abbiamo dovuto chiedere alle persone di lavorare da casa. È stato un momento di serio dispiacere, ma necessario per prepararsi a una guerra che non vedi. Abbiamo provato a dare una mano ai nostri dipendenti e alle cantine in tutti i modi. In Italia il mercato interno è fermo e molte cantine hanno perso il contatto con i Paesi con cui facevano il business all’estero: clienti storici che non acquistavano più».

Secondo Empson non ci sono modelli di business da seguire né consigli da dare, ma sicuramente bisogna accettare di essere molto più flessibili nell’emergenza. «Abbiamo chiesto alle nostre cantine se fossero disponibili ad applicare scontistiche – racconta - e abbassare le percentuali. Da parte nostra, abbiamo analizzato, Stato per Stato, di quale vino ci fosse più richiesta, puntando sull’online, pur sapendo che ogni Stato negli Usa ha le proprie restrizioni e regolamentazioni per la spedizioni di alcolici. Abbiamo anche provato a fare fronte comune con altri importatori, ma l’evoluzione dell’infezione è stata molto rapida e imprevista. Più di ogni altra cosa bisogna stare forti, sperare, sapendo che ci sarà un nuovo inizio. L’augurio è che si possa tornare a brindare presto, con un pensiero compassionevole per chi ha sofferto o non ce l’ha fatta. Pensiamo a quante avversità ha dovuto sopportare una semplice vite pre-fillossera nel suo corso vitale e a quanto migliori siano i suoi frutti oggi”.

La società, come tutte le altre, ha dovuto fermare i tour di visita dei buyer nelle cantine. Ma li riprenderà appena possibile e c’è da scommettere che Tara Empson si farà in quattro per aiutare i vignaioli che tanto ama. Come sempre.

Torraccia del Piantavigna è un’altra delle cantine rappresentate negli Stati Uniti da Empson

I clienti e il territorio
«I produttori che rappresentiamo sono persone eccezionali, dal grande cuore, animate dalla passione per il loro territorio, da preservare e valorizzare per le generazioni future», raccontava prima della grande paura del coronavirus, davanti a un calice di Verdicchio dei “suoi” produttori Bucci. Al ristorante stellato Michelin “Ai fiori” sulla Fifth avenue, a New York, è una celebrity: sono suoi produttori molti nomi di spicco sulla carta dei vini. Non a caso, il suo nome, negli Stati Uniti, è garanzia di bottiglie di altissima qualità, iper selezionate, da comprare a occhi chiusi, da oltre 50 anni. E lei, l’erede designata, ha preso il timone della società a fine 2018, consentendo ai genitori Neil e Maria Empson, pionieri del vino italiano in America, di godersi i frutti del loro lavoro al caldo della Florida.

Si preparava fin da bambina, Tara, da quando visitava le cantine con i genitori scopritori di perle nascoste del vino italiano. «Mi addormentavo sulle gambe di mamma al ristorante, la sera, mentre i miei suggellavano contratti con un semplice brindisi - racconta -. Quei produttori sono tuttora amici di famiglia, da decenni, non solo business partner. Per me sono quasi parenti, da valorizzare e far conoscere. E altri ne abbiamo trovati e “arruolati”, strada facendo. È stato naturale che prendessi io le redini, presto o tardi, senza scossoni».

Ora è a capo di un piccolo impero dell’esportazione di vini italiani e dell’importazione e distribuzione negli Stati Uniti e in diversi altri Paesi. Prima ha preso il timone di Empson & Co, società esportatrice basata a Milano. Poi è subentrata al padre anche nella gestione di Empson Usa, importatrice americana di bottiglie d'eccellenza. La sua famiglia lo produce anche, il vino, nelle cantine di famiglia, come Shardana in Sardegna e Supremus Winery in Toscana. Una produzione al top, esportata dalla Finlandia al Vietnam e premiata di recente da James Suckling con il voto di 95 su 100 al Supremus Toscana Igt creato dall’ enologo Franco Bernabei con il papà.

Speri è una delle cantine di maggior prestigio della “scuderia Empson”

La passione per i vitigni autoctoni
Numeri del business non ne dà, Tara Empson, forse perché non ne ha bisogno: il suo gruppo non fa i volumi di Palm Bay, che vende il bestseller (ma low price) Cavit, però è al top per la creazione di success story del settore negli Usa. Non a caso, fu il papà a sdoganare all'estero il termine Supertuscan, che ancora oggi si usa per indicare i grandi rossi toscani, e a far conoscere Gaja e altre grandi cantine. Oggi, fra i produttori rappresentati spiccano, fra i tanti, eccellenze come Conterno Fantino (celebre per il Barolo), Ferghettina (con i suoi Franciacorta dalla caratteristica bottiglia piramidale), Fuligni e Costanti (entrambi stelle di Montalcino e quindi sinonimo di Brunello), Speri (celebrato per l’elegante Amarone della Valpolicella, biologico dal 2015), Einaudi (lo storico podere del primo Presidente italiano, che spazia dal Barolo al Nebbiolo) e anche interessanti cantine del Sud Italia.

«Credo nella biodiversità, nei vitigni autoctoni, nei vini del carattere unico, in grado di raccontare una storia di autenticità, che si lascino scoprire con sorpresa: gemme poco conosciute, per veri intenditori e amanti del buon vivere italiano», racconta lei, con gli occhi che le brillano per i ricordi felici vissuti nei territori che rappresenta al meglio: ben 15 le regioni dei suoi produttori, 10 delle quali del Centro-Sud.

Nel sito Empson.com e nelle manifestazioni itineranti denominate BBB, organizzate dalla società (con degustazioni e seminari per far vivere l’esperienza di gustare Barolo, Brunello e Barbaresco), vengono raccontati non solo i vini, ma anche i territori attraverso la loro storia, le tradizioni, il clima, le vendemmie.

Al termine dell’emergenza Covid-19, c’è da scommettere che sul fatto che sia la prima a riportare i buyer americani in Italia, a visitare cantine da Nord a Sud, fino all’amata Sardegna. «La più grande isola italiana regalerà vini sempre più grandi e sorprendenti, che stupiranno il mondo», dice.

La sua ventata di ottimismo è una boccata di ossigeno. Un ossigeno di cui l'Italia ha bisogno, non solo nel settore del vino.

Per approfondire

Vino italiano, cresce l'export (+3,6%). Stati Uniti primo mercato

Coronavirus marketing, Geddes (Ornellaia): segnali di ripresa per il vino in Cina

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    Laura La Postacapo redattrice

    Luogo: New York

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: sviluppo sostenibile ed economia internazionale

    Premi: Premio Anima, Premio Areté, Tecnovisionarie 2017

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