Festival di Cannes

Il controverso «Titane» vince a sorpresa e con gaffe la Palma d'oro

Julia Ducournau è la seconda donna nella storia a vincere. Premio della giuria ex aequo ai film «Ahed's Knee» e «Memoria»; Leos Carax miglior regista

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento

(Reuters)

3' di lettura

«Titane» vince la Palma d'oro: è uno dei verdetti più sconvolgenti da tante edizioni a questa parte del Festival di Cannes, poiché in pochissimi avrebbero potuto pronosticare che il film più estremo e controverso del concorso potesse ottenere il premio principale.

L'autrice francese Julia Ducournau è la seconda regista donna nella storia della kermesse ad alzare la statuetta, dopo Jane Campion nel 1993 per «Lezioni di piano».

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Pellicola che ha diviso pubblico e critica, «Titane» vede protagonista una ballerina che, quando era piccola, è rimasta vittima di un terribile incidente automobilistico: è riuscita a sopravvivere solo grazie a una placca di titanio che i medici le hanno impiantato sul lato destro del cranio.

Quell’operazione ha cambiato totalmente il suo modo di approcciarsi agli esseri umani e… alle macchine.

Film durissimo

Film durissimo, controverso e pensato per scuotere le coscienze, «Titane» è una visione impegnativa, che alterna momenti di grande fascino ad altri passaggi del tutto fuori luogo, esagerati e spesso gratuiti. Un vero shock, tanto il film quanto il premio, che farà festeggiare diversi, ma scandalizzerà i più.

L’incredibile gaffe di Spike Lee

La scelta della giuria è senz'altro coraggiosa, visto il lungometraggio di cui stiamo parlando, ma anche decisamente forzata, perché nella competizione c'era senza dubbio molto di meglio. Da segnalare che il presidente della giuria Spike Lee aveva annunciato il vincitore prima di tutti gli altri premiati, facendo una gaffe non da poco.

Cannes, i premiati

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Premio della Regia e Grand Prix

Il riconoscimento per la Miglior Regia è andato al sempre eccellente Leos Carax con «Annette», film presentato in apertura del Festival e in cui l'autore francese ha mostrato ancora una volta il suo grande talento visivo.L'ambitissimo Grand Prix è stato assegnato ex aequo al potente «A Hero» dell'iraniano Asghar Farhadi e al sorprendente «Compartment No. 6» del finlandese Juho Kuosmanen

Ex aequo anche il Premio della Giuria, assegnato a due titoli altalenanti: «Ahed's Knee» dell'israeliano Nadav Lapid e «Memoria» del thailandese Apichatpong Weerasethakul, con un'ottima Tilda Swinton.

Miglior sceneggiatura all'impeccabile copione di «Drive My Car» di Ryusuke Hamaguchi, film giapponese che avrebbe meritato anche molto di più.

Miglior attrice e miglior attore

Il titolo di miglior attrice è andato con pieno merito alla norvegese Renate Reinsve, semplicemente straordinaria in «The Worst Person in the World» di Joachim Trier, una delle più piacevoli sorprese di questa edizione del Festival di Cannes.La Palma per il miglior attore, invece, all'americano Caleb Landry Jones per il suo intenso ruolo nel film australiano «Nitram» di Justin Kurzel, un racconto ispirato alla strage di Port Arthur del 1996.

In questo palmarès che si prepara a far molto discutere, una piccola menzione per alcuni degli esclusi eccellenti, oltre a Nanni Moretti che, con «Tre piani», ha diviso critica e pubblico. Tra gli altri che tornano a mani vuote, da citare sicuramente Wes Anderson con il bellissimo «The French Dispatch», ma anche Jacques Audiard con l'elegante e potente «Les Olympiades». Da segnalare inoltre la Caméra d'or, il premio alla miglior opera prima, andato al croato «Murina» di Antoneta Alamat Kusijanovic, presentato all'interno della Quinzaine des Réalisateurs.

Infine il momento più emozionante di questa strana premiazione: la standing ovation per Marco Bellocchio. Di forte impatto e prolungata è stata una grandissima ovazione che ha emozionato il regista che ha ricacciato indietro le lacrime. “Non ho più nulla da dire, da aggiungere”, ha detto visibilmente commosso mentre Paolo Sorrentino accanto gli consegnava la Palma d’oro d’onore.

“Voglio condividere il premio con miei figli Pier Giorgio e Elena, il produttore Simone che è quasi un figlio adottivo e il grande Michel Piccoli che voglio assolutamente ricordare”, ha detto citando insieme a Piccoli anche Anouk Aimee che furono premiati per il mio Salto nel vuoto nel ’79.

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