DIARIO DI BORDO DELL’ECONOMIA - CENTRO STUDI TAGLIACARNE

La pandemia aggrava il mercato del lavoro

2' di lettura

La pandemia da Covid-19 ha avuto i suoi effetti anche sul quadro occupazionale del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) che già alla vigilia di questo evento presentava diversi punti di criticità e che sono evidenti sotto diversi aspetti: bassa occupazione totale, giovanile e femminile, ed elevata presenza di lavoro alle dipendenze a tempo determinato ben superiore alla media nazionale, che può essere un sinonimo di precarietà. Il solo tasso di occupazione dei lavoratori da 15 anni di età in poi è un indicatore che descrive in maniera sintetica il quadro attuale del mercato del lavoro del Sud. Nel 2020 questa misura ha subito una contrazione in tutte le sei regioni considerate con effetti particolarmente duri in Sardegna che di fatto si è riallineata al resto dell’area tornando ad un livello di occupazione inferiore al 40%. Attualmente il livello occupazionale del Sud si ferma al 34% a fronte di una media nazionale che è del 44,1%. La pandemia però non ha influito sul posizionamento delle sei regioni a livello comunitario in quanto la situazione appare difficile già da tempo. Oggi nell’ambito di quella che può essere chiamata “bottom ten” della classifica basata sul tasso di occupazione generale, insieme a due territori d’oltremare francese e tre aree della Grecia, ci sono le regioni del Sud esaminate, fatta eccezione della Sardegna che si estranea (anche se di poco) da questo lotto. Gli odierni posizionamenti risalgono alla crisi economica della fine del primo decennio 2000. Da quel momento in poi tutte le sei regioni hanno di fatto gravitato quasi sempre nelle posizioni di coda della classifica, rimanendo sempre lontanissime dai migliori piazzamenti storici riscontrabili ad inizio secolo che comunque va detto non hanno mai travalicato la 200esima posizione, salvo qualche eccezione legata alla Sardegna.

GLI INDICATORI STRUTTURALI DEL MERCATO DEL LAVORO
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Anche le informazioni congiunturali confermano la debolezza del mercato del lavoro meridionale. I dati tratti dal sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere e Anpal, e che consentono di monitorare con cadenza mensile le entrate di lavoratori nelle imprese, sono piuttosto chiari. Se in Italia, le imprese prevedono un livello di entrate di personale nel periodo settembre-novembre 2021 valutabile in 38,8 unità per 1.000 abitanti in età 15-64 anni, nel Sud ci si ferma 12 punti più sotto (27,2). E il tema della scarsa domanda di figure professionali appare comune all’intero Sud, visto che tutte e sei regioni si collocano nelle ultime sei posizioni della classifica regionale basata su questo indicatore. Si tratta di una situazione diffusa anche a livello provinciale, in quanto tutte le province presentano valori inferiori a quello medio nazionale, con ben sette circoscrizioni posizionate addirittura sotto quota 20 entrate ogni 1.000 residenti in età lavorativa e concentrate solo in tre regioni: Calabria, Sicilia e Sardegna.

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