Distretto di Carpi

La pandemia blocca il rilancio di Manifattura Riese: entro giugno la chiusura

La storica azienda emiliana della moda, a cui fa capo il brand Navigare, è stata posta in liquidazione. Partite le procedure per il licenziamento collettivo degli oltre 80 dipendenti

di Natascia Ronchetti

Un look Navigare

2' di lettura

Carpi (Modena) – Pochi mesi fa il trasferimento da Rio Saliceto alla nuova sede di Carpi (Modena), nel cuore del distretto della moda emiliano, tra big come Liu-Jo e Twin Set, avrebbe dovuto essere il primo passo di un piano di rilancio. Invece per Manifattura Riese è arrivata la fine di una storia imprenditoriale nata nel 1961, con il marchio Navigare, abbigliamento sportswear da uomo.

La storica azienda in liquidazione

L'azienda è stata posta in liquidazione in bonis. Una decisione assunta subito dopo la cessione dell'azienda da parte del fondo Consilium, che nel 2015 aveva rilevato l'80% delle quote dalla famiglia Brunetti, rimasta all'interno della compagine societaria con una partecipazione di minoranza. La crisi pandemica, il lockdown, le chiusure forzate degli oltre dieci negozi monomarca dislocati in Italia (molti in outlet village) hanno reso vano ogni sforzo per la ripresa.

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Con la pandemia ricavi crollati del 70%

Nel 2019, prima della pandemia, Manifattura Riese aveva fatturato 23,7 milioni. L'anno dopo il crollo, fino ad arrivare a una perdita del 70% dei ricavi nei primi tre mesi di quest'anno. Entro la fine di giugno l'azienda chiuderà i battenti. E sempre entro quella data dovrebbero essere avviate le procedure per il licenziamento collettivo di 83 dipendenti, circa una quarantina impiegati nella sede di Carpi, gli altri nei punti vendita monomarca. La decisione è stata comunicata ai sindacati nei giorni scorsi, dopo un mese di voci insistenti sulla ricerca da parte del fondo Consilium di un acquirente capace di imprimere una svolta. Ricerca che si è conclusa alla fine di aprile, con il passaggio di mano dal fondo a Luchi Fiduciaria, due sedi, una a Milano e una a Torino. «La proprietà – hanno riferito ai sindacati i legali e i consulenti dell'azienda – non è intenzionata a mantenere in piedi Manifattura Riese».

I sindacati: «Aprire un tavolo di confronto al più presto»

Nonostante le forti difficoltà del settore, e le voci che si ricorrevano, per i dipendenti è stato come un fulmine a ciel sereno: «Avevamo chiesto incontri per affrontare la questione della cassa integrazione Covid ma nessuno si aspettava questa decisione», dice Sergio Greco, della Filctem-Cgil. Per questo le organizzazioni sindacali hanno chiesto alla Regione di convocare al più presto un tavolo di confronto istituzionale affinché sia fermata la procedura di liquidazione, valutando anche la possibilità del ricorso alla cassa integrazione straordinaria per salvare i posti di lavoro. L'obiettivo è quello di prendere tempo, per verificare tutte le possibili soluzioni alternative alla chiusura.

Il 10 maggio è già previsto un incontro dei lavoratori con i sindaci di Carpi e di Rio Saliceto, dove Manifattura Riese è stata fondata oltre mezzo secolo fa. L'azienda ha in ogni caso comunicato di poter garantire il pagamento di tutti gli oneri che spettano ai dipendenti.

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