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La pandemia peggiora la salute mentale. L’impegno del G20 a fare di più

«Elemento fondamentale per uno sviluppo socioeconomico sostenibile», spiega Angelo Picardi dell’Iss uno dei chairman dell’evento

di Nicola Barone

Speranza inaugura il G20 Salute: priorità alla salute mentale

3' di lettura

Possono essere considerate le ferite nascoste della pandemia. Più profonde per giovani e adolescenti, genitori di bambini piccoli, anziani, persone con disabilità, poveri e vulnerabili. Al «side event» con cui su disegno del ministro Roberto Speranza hanno preso avvio i lavori del G20 sono state riconosciute le conseguenze dell’isolamento, della disoccupazione, dell’insicurezza alimentare che hanno portato in primo piano le inefficienze e i ritardi accumulati dai sistemi sanitari sulla salute mentale. E ora i Grandi del mondo sono pronti a impegnarsi maggiormente per affrontare gli effetti del Covid.

Dagli studi evidenze di accresciuta sofferenza

Nei mesi è aumentato il peso di vari fattori di rischio, come la perdita di persone care, l'isolamento sociale, la paura di contagiarsi o di perdere i propri cari, l’incertezza sulle conseguenze economiche e il timore di perdere i propri mezzi di sussistenza. «Dall’altro lato vari fattori protettivi per la salute mentale hanno visto una compromissione, come i rapporti sociali, le routine quotidiana, l’impegno nel lavoro e nello studio, la possibilità di fare esercizio fisico, e l’accesso ai servizi sanitari», spiega Angelo Picardi del Centro scienze comportamentali e salute mentale dell’Istituto Superiore di Sanità che ha moderato i lavori della giornata inaugurale. «Tutto ciò ha verosimilmente condotto a un peggioramento della salute mentale della popolazione, documentato in effetti da numerosi studi condotti in varie nazioni».

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I costi economici della salute mentale

Una chiave dell’iniziativa è stata anche il coinvolgimento di rappresentanti delle organizzazioni della società civile e dei portatori di interesse, intervenuti in una tavola rotonda moderata da Mariella De Santis che è esperta di metodologia del lavoro sociale del ministero della Salute. I costi economici dei disturbi mentali sono stimati da Ocse ogni anno tra il 3,6% e il 4,1% del prodotto interno lordo di ciascuna nazione, di cui 1,2% costi diretti dell’assistenza sanitaria, 1% costi diretti delle prestazioni sociali, e 1,4% costi indiretti legati alla perdita di produttività lavorativa dei pazienti o di chi se ne prende cura. Per Devora Kestel, direttrice del Dipartimento di salute mentale e uso di sostanze dell’Oms, a livello mondiale la perdita economica legata ai disturbi mentali è attorno a mille miliardi di dollari e tuttavia i finanziamenti destinati alla salute mentale sono molto bassi, costituendo soltanto il 2 per cento delle spese sanitarie nazionali e lo 0,4% dei fondi per l’assistenza allo sviluppo internazionale. Questa scarsità di fondi contrasta con l’altissimo rendimento atteso degli investimenti in salute mentale, stimato pari a 4 e 5 dollari in termini rispettivamente di salute e produttività per ogni dollaro investito.

Per l’Italia ruolo guida nel campo dell’assistenza

Tutto ciò fa concludere a Picardi che «la salute mentale costituisce un elemento fondamentale per uno sviluppo socioeconomico sostenibile e un mondo più equo». Per lo psichiatra dell’Iss e psicoterapeuta «nel promuovere questo evento, l’Italia ha capitalizzato sul suo riconosciuto ruolo guida nel campo dell’assistenza di salute mentale di comunità, legato al processo di deistituzionalizzazione avviato negli anni settanta che tuttora costituisce un esempio per le altre nazioni». È stata infatti la prima volta in cui un evento del G20 è stato specificamente dedicato alla salute mentale.

Le linee di azione

D’ora in avanti l’impegno delle nazioni è ad aumentare l’accesso ai servizi e integrare meglio la salute mentale nei loro più ampi sistemi di assistenza sanitaria. I principi ispiratori del documento includono un approccio alla salute mentale basato sui diritti umani e la giustizia sociale, la transizione da un’assistenza centrata su strutture ospedaliere a un’assistenza di comunità, lo sviluppo di interventi basati su un’integrazione efficace tra settori diversi della società come sanità, lavoro, istruzione e ricerca. Ma anche il coinvolgimento dei pazienti e delle famiglie nella progettazione degli interventi e dei servizi, la lotta contro stigma, pregiudizi e discriminazioni, e un approccio alla salute mentale che abbracci l’intero ciclo vitale, dall’infanzia e l’adolescenza fino all’età anziana.

In Francia il prossimo Global Mental Health Summit

Nell’organizzazione dell’evento sono stati coinvolti, assieme ai membri del G20 e ad alcuni paesi invitati, anche alcune organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità, Ocse e Unicef. Dopo l’intervento di apertura del ministro Speranza, sono intervenuti Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di salute mentale di Modena e membro del Consiglio Superiore di Sanità, i delegati di Arabia Saudita e Indonesia, nazioni organizzatrici della precedente e della futura edizione del G20, i rappresentanti delle organizzazioni internazionali, e il delegato della Francia che tra breve ospiterà il Global Mental Health Summit in cui potranno essere riproposte e rilanciate le raccomandazioni di politica sanitaria elaborata. Con un messaggio a chiusura da parte della responsabile Salute del Pd ed ex sottosegretaria, Sandra Zampa.

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