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La pandemia riscrive anche il calendario europeo. Non più “pagelle” ma valutazioni light

La situazione di straordinaria emergenza rende complesso definire con un livello di sufficiente approssimazione l'andamento delle principali variabili macroeconomiche

di Dino Pesole

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La situazione di straordinaria emergenza rende complesso definire con un livello di sufficiente approssimazione l'andamento delle principali variabili macroeconomiche


4' di lettura

Non solo la sostanziale sospensione per tutto il 2020 del Patto di stabilità e le nuove e più elastiche direttive in tema di aiuti di Stato e di utilizzo dei fondi strutturali. L'emergenza causata dalla pandemia da coronavirus impone di rivedere anche il calendario europeo, così come fissato dal cosiddetto “semestre europeo” (le procedure per il coordinamento ex ante delle politiche economiche di tutti i paesi europei).

Slittata la presentazione del Def
La prima conseguenza della situazione di assoluta e grave incertezza sul versante economico causata dalla pandemia, ha già fatto saltare la data del 10 aprile fissata per la presentazione a Bruxelles del nuovo Documento di economia e finanza, corredato normalmente dall'aggiornamento del Programma di stabilità e dal Piano nazionale di riforma. Un set fondamentale di documenti programmatici, sui quali in tempi normali la Commissione europea avvia il suo esame sui conti pubblici in vista delle “raccomandazioni” fissate nel mese di maggio e del successivo pronunciamento in giugno da parte del Consiglio Ue. La situazione di straordinaria emergenza con la quale stanno facendo i conti tutti i Paesi europei rende estremamente complesso definire con un livello di sufficiente approssimazione l'andamento delle principali variabili macroeconomiche: Pil, deficit, debito, ma anche occupazione/disoccupazione e inflazione.

Parametri da rivedere in corso
Le cifre che verranno inserite nel Def saranno necessariamente provvisorie, perché nessuno al momento è in grado di prevedere con esattezza fino a quando si protrarrà l'emergenza, quanto profonda sarà la recessione, in quali tempi e con quante risorse sarà possibile avviare la lenta ripresa una volta superata questa fase. Tutti i parametri sono destinati a essere successivamente rivisti e aggiornati. Molto dipenderà da dove si fermerà l'asticella della caduta del prodotto interno lordo. Se come appare probabile la recessione provocherà una contrazione del Pil su base annua non inferiore al 6% (il Fondo monetario prevede -9,1%), il deficit e il debito saliranno di conseguenza, per sforare il primo il tetto massimo del 3% in rapporto al Pil, e il secondo per avvicinarsi verso quota 150% del Pil, contro l'attuale 135%.

Dalle “pagelle” alle raccomandazioni light
Non è tempo di esami e di pagelle, evidentemente. Due le possibilità: la prima è che si vada verso un slittamento all'estate delle rituali valutazioni della Commissione sui conti pubblici dell'Italia, al pari di tutti gli altri Paesi Ue. La seconda è che si tenti di rispettare per quanto possibile la scadenza di maggio. Ma non potrà trattarsi delle usuali raccomandazioni, che in tempi normali si sono regolarmente concentrate, per quel che ci riguarda, sulla necessità di ridurre il debito con annesse le indicazioni relative al percorso di riduzione del deficit strutturale. Parametro, quest'ultimo, destinato a cedere il passo a indicatori meno rigidi, come l'andamento della spesa proiettato su un orizzonte pluriennale.

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La strategia di attacco comune
Ma in presenza della sospensione del Patto di stabilità nella parte relativa proprio al rispetto dell'obiettivo di medio termine (in poche parole il tragitto verso il pareggio di bilancio), non ha alcun senso indicare percorsi di rientro che non potranno in alcun modo essere rispettati. Dunque si va verso un esame light dei programmi di stabilità, ed è probabile che l'enfasi sarà piuttosto sulle azioni di politica economica messe in campo dai singoli paesi per uscire dall'emergenza. Il tutto ovviamente in stretta connessione sia con il volume di fuoco attivato dalla Bce sotto forma di acquisto dei bond sovrani (750 miliardi), sia con le decisioni già assunte dall'Eurogruppo il 9 aprile e ora all'esame del Consiglio Ue del 23 aprile: l'attivazione del fondo “Sure” da 100 miliardi contro la disoccupazione, gli interventi che saranno posti in essere dalla Bei sotto forma di investimenti diretti al tessuto delle piccole e medie imprese (attorno ai 200 miliardi), il ricorso al Meccanismo europeo di stabilità attraverso una linea di credito speciale e senza condizioni diretta al sostegno dei sistemi sanitari. L'attesa è per quel che verrà deciso il 23 aprile sul Piano complessivo di sostegno alle economie europee, e sui tempi del possibile (e auspicabile) ricorso all'emissione di titolo del debito pubblico garantiti da tutti gli Stati membri (eurobond, coronabond o comunque li si voglia definire).

Aggiornamenti in progress
Le cifre che verranno fornite a livello nazionale saranno, com'è evidente data la situazione, sottoposti a diversi aggiornamenti in progress, almeno fino a settembre/ottobre (per noi la scadenza per la presentazione della Nota di aggiornamento al Def è fine settembre), in vista della predisposizioni della manovra di bilancio per il 2021. È molto probabile che da Bruxelles giunga l'invito a potenziare al massimo gli interventi diretti al sostegno della domanda interna: consumi e investimenti, in primis, nella consapevolezza che il superamento della recessione sarà per noi strettamente correlato all'effettiva incisività di tutte misure messe in campo finora e su quelle che verranno, a partire dal nuovo decreto di aprile.

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