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La parabola discendente dei lavoratori somministrati

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci


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(AFP)

3' di lettura

Un andamento sostanzialmente in crescita fino a luglio 2018 poi, in corrispondenza con l’entrata in vigore del decreto dignità, è iniziata la caduta. Guardando il grafico di Assolavoro relativo all’andamento trimestrale degli occupati in somministrazione dell’ultimo biennio emerge un ciclo di progressivo incremento della somministrazione, anche se con alcuni stop and go, interrotto dopo il varo da parte del governo giallo-verde della disciplina dei contratti a termine e della somministrazione. Si è passati dai 323.203 occupati in somministrazione di gennaio 2017 ai 427.539 di dicembre 2017, per toccare i 458.717 di luglio 2018 - che rappresenta il picco mensile -, poi è iniziato il calo con i 419.677 di dicembre 2018 per attestarsi a 391.508 di gennaio 2019.

Nel periodo compreso da luglio a dicembre del 2018, le persone assunte con un contratto di lavoro in somministrazione, che prevede tutti i diritti e tutte le tutele del lavoro dipendente, sono calate di 39mila unità (-8,5 per cento). La nuova normativa ha avuto un impatto differente per le Apl, perché se i lavoratori in somministrazione a tempo indeterminato sono cresciuti di 11.298 unità, quelli con un contratto a termine si sono ridotti di 50.338 secondo i dati dell’Osservatorio Datalab dell’associazione nazionale delle Agenzie per il lavoro che saranno al centro di un convegno tra le parti sociali oggi al Cnel.

L’Osservatorio ha anche calcolato gli effetti negativi sul versante delle entrate per lo Stato. Se si considera che in vent’anni le Agenzie per il lavoro hanno generato 19 miliardi di gettito Irpef, 27 miliardi Inps e 43 miliardi di stipendi regolarmente erogati. Nel solo 2018 in media ogni mese è stato pagato dalle Agenzie un monte retributivo lordo totale pari a 617,7 milioni di euro. Il volume totale del monte retributivo su base annua nel 2018 è stato di 7,413 miliardi di euro.

Il calo dei lavoratori assunti tramite Agenzia si ripercuote sulla proporzionale perdita di gettito Irpef e Inps che nel periodo luglio-dicembre 2018 è stimato complessivamente sul piano nazionale intorno a 160milioni di euro. La frenata della somministrazione è accompagnata dall’aumento del ricorso al lavoro a chiamata (+15mila da luglio a dicembre 2018) e al lavoro occasionale (+50mila lo scorso anno); due istituti giuridici con meno garanzie per i lavoratori. «Il decreto dignità colpisce i più deboli, portandoli ai margini del mondo del lavoro, e ha effetti negativi e crescenti anche per le casse dello Stato - sottolinea Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro -. Per queste ragioni, verificate queste evidenze, è necessario modificarlo. Via causali inapplicabili, che già in passato hanno dimostrato di non funzionare, occorre lavorare in un’ottica inclusiva, superando la distanza crescente che si va configurando tra garantiti ed esclusi».

La stretta operata sulla disciplina dei contratti a termine, (in termini di riduzione della durata, incremento dei costi dei rinnovi e reintroduzione delle causali) ha favorito il maggior turn over ed il maggior ricorso alle prestazioni Naspi, cresciute del 6,1% su base annua (confrontando il numero di disoccupati beneficiari da luglio a dicembre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017). L’aumento dei percettori dell’assegno di disoccupazione ha provocato un incremento delle risorse destinate a queste prestazioni per 732 milioni su base annua. Il danno, dunque, è stato complessivo in termini di occupazione, tutele e conti.

«In cima agli istituti più tutelanti per il lavoratore figurano il contratto a tempo indeterminato - aggiunge Ramazza - con un’azienda o in somministrazione, e il contratto a termine, diretto o attraverso un’Agenzia per il lavoro. Sono queste le forme di lavoro dipendente e con maggiori garanzie. Il decreto Dignità è intervenuto a limitare queste ultime, e se ha probabilmente accelerato la stabilizzazione di alcune persone con maggiori professionalità, ha inciso molto negativamente su tutti gli altri». Per Ramazza bisogna pertanto andare «oltre un’ottica teorica e immergersi nel “territorio”, nel mondo del lavoro vero e proprio», quello che le Agenzie per il Lavoro e i sindacati «vivono tutti i giorni e che ha portato al nuovo Ccnl di settore che, responsabilmente, interviene anche su alcune storture introdotte proprio dal decreto dignità».

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