Diritto

La parola dei giudici e del Mef

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2' di lettura

L'INFERMIERA
L'esclusiva non è vincolante
Il tribunale di Milano ha respinto la domanda di rimborso della quota di iscrizione al Collegio di categoria di un'infermiera dipendente di una struttura pubblica. I giudici hanno, infatti, ritenuto che per gli infermieri che lavorano in una struttura pubblica non esiste un divieto assoluto di svolgere attività in favore di terzi (come invece esiste per gli avvocati).Infatti, gli infermieri, anche dipendenti pubblici a tempo pieno, possono svolgere attività professionale esterna,previa autorizzazione dell'ente di appartenenza, subordinata all'assenza di conflitto di interessi (tribunale di Milano, sentenza 1161 dell'11 maggio 2016)

L'AVVOCATO
Non può lavorare per terzi
Secondo i giudici della Suprema corte l'ente datore di lavoro deve rimborsare all'avvocato che lavora nella pubblica amministrazione i costi di iscrizione all'elenco speciale dell'Albo degli avvocati riservato ai legali che esercitano la professione nell'interesse esclusivo del datore di lavoro.Ciò in quanto la professione forense, per normativa specifica (legge 339 del 2003) è inibita al pubblico dipendente, anche assunto a tempo parziale, a tutela sia dell'imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, sia dell'indipendenza della professione forense (Corte di Cassazione, sentenze 11833/20013 e 775/2014).

L'ASSISTENTE SOCIALE
Il no del ministero dell'Economia
Il ministero dell'Economia ha escluso, con una nota inviata al Consiglio nazionale dell'Ordine degli assistenti sociali, la sussistenza di un diritto al rimborso della quota di iscrizione all'Albo per gli assistenti sociali dipendenti di un ente pubblico. Ciò perché l'iscrizione all'Ordine non avviene in un elenco speciale come quello cui appartengono gli avvocati degli enti pubblici. Mancando tale presupposto, verrebbe meno anche l'applicazione analogica del diritto al rimborso sancito dalle pronunce della Cassazione in materia di oneri del datore di lavoro (nota del ministero dell'Economia, protocollo n. 45685 del 26 maggio 2016).

GLI ALTRI ORIENTAMENTI
Spese di viaggio e telefoniche
Al di fuori delle attività professionali, vi sono precisi orientamenti: costituisce rimborso spese il rimborso del costo di uno specifico viaggio di trasferta (Corte di Cassazione, sentenza 2385/1966); così è retribuzione sia il pagamento delle spese di vestiario comune, sia quello per tute in specifiche condizioni di lavoro (Corte di Cassazione, sentenza 11139/1998, relativa ad aziende di igiene pubblica). È rimborso anche il pagamento di spese telefoniche per reperibilità (Corte di Cassazione, sentenza 10367/ 2004), mentre se la spesa nell'interesse del datore di lavoro copre parzialmente una spesa propria del lavoratore, vi può esser un concorso (Corte di Cassazione, sentenza 17639/ 2003, in tema di uniforme obbligatoria per autisti). Solo a carico del datore di lavoro sono, invece, i costi per obblighi di sicurezza (Corte di Cassazione, sentenza 11139/1998), perché necessari all'espletamento del lavoro.

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