«Pinocchio», «lecca piedi», «buffone»: ecco quando l’offesa diventa diffamazione

12/12oltre il diritto di critica

La parolaccia liberatoria

(Dan Race - Fotolia)

Vi sono parolacce che attaccano la dignità e l'autostima di un'altra persona e queste costituiscono insulti. Altre parolacce, invece, sono usate per esprimere emozioni forti: rientrano in questa categoria le imprecazioni ma anche i modi di dire. In questo caso le parolacce hanno una funzione catartica: servono come enfasi e valvola di sfogo. È evidente quindi la natura di sfogo dell'espressione «che gran coglione », che non ha alcuna valenza di disprezzo della persona e del professionista. Lo ha affermato il Tribunale di Roma (sentenza 33269 del 7 novembre 2011).

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