L’ANALISI

La partita della nuova auto è un testa a testa con la Cina

di Mario Cianflone


2' di lettura

L’automobile e la sua sostenibilità, ambientale, economica ed industriale sono al centro dello scontro green tra Cina, la potenza emergente nell’automotive, e la Germania, storica super leader, finora imbattibile per capacità produttiva, livello qualitativo e tecnologia. Il cambio di paradigma guidato dall’innovazione, verso la decarbonizzazione, è iniziato 5 anni quando il 18 settembre 2015 esplose lo scandalo dieselgate Volkswagen e il mondo dell’auto non fu più lo stesso.

Il motore a gasolio, fiore all’occhiello dell’industria tedesca, iniziò il suo declino (nonostante le innegabili doti in fatto di bassi consumi ed emissioni) sulla scia di una hype mediatica, basata più sull’ideologia che sulla scienza e la tecnica, che aprì le porte alla rivoluzione dell’elettrificazione (vetture ibride e soprattutto a batteria) che le case tedesche stanno affrontando ora. Quale tecnologia dominerà nei prossimi anni? La risposta, che trova conferma nei report di molti analisti di settore, come AlixPartners, è chiara: «la batteria a ioni di litio». E si tratta di una tecnologia che, sviluppata 30 anni fa da Sony, si è evoluta dai pc e smartphone fino a diventare il cuore delle auto elettriche.

Tuttavia il dominio di questa tecnologia è per lo più asiatico/orientale, con i player coreani (LG Chem, Samsung Sdi), Giapponesi (Panasonic) e soprattutto cinese. La Cina schiera colossi come Aperex e Byd ma soprattutto cinese è il controllo della catena del valore delle batterie che va dalle materie prime al prodotto finito. E sulle batterie, nonché sulla loro evoluzione si gioca, la competitività tecnica e industriale nell’automotive. Inoltre, l’auto elettrica è molto più semplice da progettare e costruire e pertanto i gruppi cinesi come Geely o Baic che già hanno le mani sulle case europee (Geely ad esempio controlla Volvo ed è il primo azionista di Daimler) si trovano nella giusta scia. Tuttavia nella corsa alla decarbonizzazione dell’automotive, la Germania ha ancora molti assi nella manica. In primo luogo ci sono brand di grande valore e costruire un marchio dal nulla è un’impresa difficilissima (c’è riuscita solo Tesla in un ambito ristretto).

Il gruppo Volkswagen schiera 10 marchi internazionali, Bmw 3 e Daimler due. E tutti hanno una chiara roadmap verso l’auto elettrica con investimenti che complessivamente tra i vari gruppi superano i 100 miliardi, senza contare quelli sulle infrastrutture di ricarica e l’assemblaggio delle batterie. Ed è proprio sul know-how industriale che si gioca la partita Germania – Cina. I tedeschi, patria dell’industria 4.0 (inventata da Siemens) dispongono di tecnologie di assemblaggio basate su piattaforme modulari e processi standardizzati che sono economicamente e ambientalmente sostenibili. Infatti, la decarbonizzazione dell’auto in Germania coinvolge le fabbriche tant’è che gran parte delle emissioni di CO2 dell’automotive non è imputabile ai sistemi di scarico delle vetture, bensì alla filiera e ai processi produttivi che progressivamente stanno riducendo il loro carbon footprint. La produzione dei pacchi batteria richiede però moltissima energia e questa deve essere prodotta da fonti rinnovabili e qui si gioca la prossima sfida tra Germania e Cina.

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