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La passione africana di Yves Saint Laurent diventa museo

di Sara Magro

Saint Laurent in piazza Djemaa El Fna a Marrakech in una foto di Reginald Gray

4' di lettura

«Nonostante fosse una persona timida, Yves Saint Laurent era consapevole della sua importanza nella moda, e diceva spesso che prima o poi si sarebbe meritato un museo», racconta Quito Fierro, amico storico dei fondatori di YSL, e segretario generale della Fondation Jardin Majorelle.

Lo stilista morì nel 2008, e solo pochi giorni dopo la morte anche del suo compagno di affari e di vita, Pierre Bergé, che li volle intensamente, sono stati inaugurati non solo uno, ma ben due Musée Yves Saint Laurent: il primo il 3 ottobre a Parigi, nel palazzo dove è nata la maison, l'altro il 19 ottobre a Marrakech, «per riconoscenza verso la città marocchina che ha dato loro tanto», continua Fierro.

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«YSL e Bergé sono arrivati a Marrekech nel 1966. Cercavano un luogo per la villeggiatura, e dopo aver valutato Canarie, Tunisia e altri posti dal clima caldo e l’atmosfera bohemienne, sono arrivati in Marocco senza troppe aspettative. Invece è stato amore a prima vista. Hanno subito comprato una casa nella Medina di Marrakech, e da allora la città è stata il loro buen retiro dopo le sfilate, per riposarsi e pensare alla prossima collezione. Negli anni Sessanta i viaggiatori cercavano l'esotico e lo adottavano come stile di vita. E gli stessi Yves e Pierre indossavano caftani e babucce, come due marocchini veri. La città gli era entrata nel cuore. Ed è proprio qui che lo stilista si è convertito al colore, abbandonando il bianco e nero ostinato», prosegue.

Quito ha ancora le lacrime agli occhi per la scomparsa del suo caro Pierre, lo scorso 8 settembre: «Bergé ha compiuto una grande impresa con questi due musei; purtroppo però non può godersi la festa d’apertura che ha organizzato, né i riconoscimenti per il risultato straordinario».

Passione africana: il museo Yves Saint Laurent inaugura a Marrakech

Passione africana: il museo Yves Saint Laurent inaugura a Marrakech

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Il museo di Marrakech è in un edificio nuovo di 4mila mq, in Rue Yves Saint Laurent appunto, progettato dagli architetti Olivier Marty e Karl Fournier dello studio KO. Fuori è un’intersezione di corpi cilindrici e piani orizzontali, di superfici lisce e muri di mattoni per ricordare le trame dei tessuti, di graniti e marmi rosa per inserirsi nel contesto cromatico urbano. Il museo, infatti, non è solo un omaggio al couturier francese, ma anche alla città marocchina, sua fonte inesauribile d’ispirazione.

All’interno, gli spazi sono diversi, dalla sala di 400 mq pensata da Christophe Martin come scenografia dell’opera di Yves Saint Laurent nelle sue molteplici sfaccettature, all’auditorium da 150 posti, alla biblioteca di 6mila volumi sulla cultura locale e la moda. Il bookshop con libri sulla cultura marocchina e oggetti YSL è nelle tonalità del nero e sangue di bue, come i colori di Opium, celebre profumo della maison, rivoluzionario anche per l’ambizione di creare dipendenza.

Per la mostra d’inaugurazione, Pierre Bergé aveva scelto cinquanta vestiti originali divisi per temi – gli smoking unisex, gli omaggi agli artisti, la scoperta dell’Africa, i giardini, il ballo. A metà percorso, un ritratto gigante dello stilista fotografato da Jeanloup Sieff, versione vestita del nudo che fece scandalo per il lancio dell’eau de toilette da uomo nel 1971. Mentre si procede al centro tra due spalti di manichini vestiti con mise stupende, tuttora desiderabili e portabili, si ascolta il Bolero di Ravel, Satisfaction dei Rolling Stones e la voce di Yves registrata durante celebri interviste.

A Marrakech sono arrivati mille capi e accessori, selezione della collezione parigina di 5mila vestiti, 15mila accessori e migliaia di schizzi e disegni. A parte i 50 esposti, gli altri sono conservati in ambienti a umidità e temperatura costanti, un fatto rilevante considerando le notevoli variazioni climatiche tra giorno e notte. «Per tecnologia e requisiti, è un museo molto sofisticato, e certamente l'unico con queste caratteristiche in Marocco. Altrimenti, non ci avrebbero concesso di portarli qui», dice Quito Fierro.

Gli abiti, tutti originali e perfettamente conservati, saranno esposti a rotazione a seconda dell’argomento della mostra. «Ciascuno di questi pezzi è stato indossato solo in sfilata, mai messo in vendita o riacquistato, come invece sono stati costretti a fare molti stilisti per ricostruire i propri archivi. Saint Laurent ha iniziato dal primo giorno di lavoro a creare la sua collezione privata».

Per l'apertura ci saranno altre due mostre, una sul pittore Jacques Majorelle e una su André Rau, il fotografo che ha firmato il famoso reportage su Marrakech per Elle con Catherine Deneuve come modella d’eccezione. Ogni tre-quattro mesi cambieranno gli allestimenti, con altri pittori e designer marocchini, e altri importanti fotografi di moda.

«Nell'insieme – conclude Fierro – il museo intende essere un centro culturale per la città, con un programma ricco e dinamico. L'auditorium riapre la sera come spazio per presentazioni, conferenze, documentari e concerti, la biblioteca sarà un luogo di studio e ricerca, e il bar è un piacevole ritrovo per prendere un tè, leggere un libro, incontrare un amico. Questo posto sarà sicuramente un successo di pubblico».

D’altra parte il Giardino Majorelle, sempre di proprietà Bergé-Saint Laurent nell’isolato accanto, è l'attrazione più visitata di tutto il Marocco. E con la creazione di un biglietto unico, difficilmente qualcuno rinuncerebbe a visitare un museo tanto bello dedicato a uno dei maggiori stilisti del Novecento, che non solo ha definito alcuni parametri dell’eleganza femminile, ma ha contribuito alla fama hippy chic di Marrakech in Europa, invitando nella sua Villa Oasis amici e colleghi.

La casa, circondata da un magnifico parco di piante grasse (dove sono disperse le ceneri di Yves e presto quelle di Pierre), non si vede ma è vicinissima, ed è una summa del gusto eclettico dei fondatori di YSL. Visitarla si può, ma solo con tour privati, come quello organizzato da Four Seasons Marrakech per i suoi ospiti, che comprende casa, giardino e museo e alla fine un pranzo in hotel ispirato alle collezioni storiche di Saint Laurent.

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