Borse e accessori

La pelletteria si aggiudica numeri da record

Nel 2019 l'export è salito del 25,8% e il saldo commerciale del 39%

di Marika Gervasio


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La borsa in miniatura creata nel 2019 da Jacquemus

2' di lettura

Le difficoltà sui mercati internazionali - dai venti protezionistici Usa della guerra commerciale con Pechino al rallentamento di economie fondamentali, come Germania e Cina, fino al prolungarsi di crisi preesistenti, Russia in primis, e al clima di incertezza generalizzato - non fermano il settore italiano della pelletteria che ha chiuso il 2019 con risultati decisamente positivi, trainato ancora una volta dall’export. Le vendite estere di beni di pelletteria hanno raggiunto nuovi record assoluti in valore, con un conseguente rilevante consolidamento del saldo commerciale (+39% a 5,8 miliardi). Al contrario il mercato interno ha registrato l’ennesima flessione degli acquisti delle famiglie.

Secondo le rilevazioni del Centro studi di Confindustria moda per Assopellettieri, nei primi dieci mesi dell’anno le esportazioni sono cresciute del 25,8% in valore sull’analogo periodo 2018 (sfiorando gli 8,6 miliardi), con un aumento decisamente contenuto però in termini di volume (+0,8%) e un’impennata dei prezzi medi (+24,7%).

Da sinistra, borse Tod’s, Dior e Chanel

«I principali Paesi di destinazione dell’export - commenta Franco Gabbrielli, presidente di Assopellettieri - sono la Svizzera, la più importante piattaforma logistico-distributiva dei principali brand della moda che registra un raddoppio del valore (+102,6%); la Francia, legata anche essa in parte al terzismo delle grandi griffe, che ha scavalcato la Germania; e in terza posizione gli Stati Uniti. Mi preme sottolineare poi il trend favorevole registrato sui mercati asiatici: alla Corea Del Sud e al Giappone, su cui Assopellettieri è presente stabilmente con proprie iniziative, si aggiungono Taiwan e Thailandia, due Paesi già individuati dall’associazione come destinazione di investimento nell’immediato futuro».

E aggiunge: «Analizzando poi i dati dell’export per regione notiamo come la Toscana abbia registrato una crescita significativa rispetto all’anno precedente sottolineando quindi ulteriormente l’importanza per l’export italiano dei distretti manifatturieri come per l’appunto quello di Scandicci. Partendo proprio da queste considerazioni stiamo definendo come Assopellettieri un piano strategico di investimenti e iniziative business su cui daremo maggiori informazioni nei prossimi mesi».

Da sinistra, borse AlexanderMcqueen, Louis Vuitton e MaxMara

Il trend positivo del settore nasconde, però, qualche criticità. «I dati a consuntivo 2019 confermano quanto già registrato da quelli relativi al primo semestre dell’anno e cioè che il settore corre sostanzialmente a “due velocità” - continua Gabbrielli -: velocissimo per quanto riguarda i grandi brand mentre le Pmi a marchio proprio fanno più fatica». Il tessuto imprenditoriale della pelletteria italiani è, infatti, costituito da un gran numero di aziende di dimensioni molto piccole (il 70% non ha più di 5 addetti), per molte delle quali l’anno appena concluso ha riservato risultati ben lontani da quelli generali. Lo conferma anche il dato relativo alla nati-mortalità aziendale diffuso da Infocamere-Movimprese, che registra da gennaio a settembre 2019 un saldo negativo nel numero di pelletterie attive pari a 102 unità, tra artigianato e industria, nonché la ripresa del ricorso agli strumenti di integrazione salariale.

Le aziende della pelletteria saranno protagoniste a Mipel117, a FieraMilano-Rho dal 16 al 19 febbraio. Tre i temi su cui la manifestazione accenderà i riflettori: sostenibilità, artigianalità e italianità. Il nostro Paese è, infatti, la culla dell’arte e del saper fare, e Mipel celebrerà proprio l’arte della manifattura della pelle di cui l’Italia rimane leader assoluto.

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