Opinioni

La pena del giudizio e l’abbraccio soffocante del passato

di Natalino Irti

(STEFANO CAPRA)

3' di lettura

Torno, con la tenacia (o, forse, l’ingenuità) dei più profondi convincimenti, su un tema già toccato in un articolo del 28 aprile 2021. E vi torno, poiché, nell’odierno dibattito sulla prescrizione, esso è lasciato in ombra o taciuto per irriflessione e vincoli di carattere parlamentare.

Si può enunciare così: il processo è di per sé pena. C’è una naturale afflizione del sentirsi giudicati, nel vedersi oggetto di “indagini”, che varcano ogni limite di riserbo e invadono l’intera vita. Tutta l’esistenza, in ogni piega e profilo, cade sotto lo sguardo inquisitorio: che è, appunto, un penetrare, cercare, domandare. La pena è nella sofferenza dell’esser giudicati, quale che sia l’esito del processo. Anche l’innocente subisce questa pena; e il colpevole va già “scontando” la condanna che un giorno, vicino o lontano, sarà pronunciata dal magistrato. Per l’uno, una pena senza colpa; per l’altro, una pena che è già sanzione della sua colpa. Volgendo ad altro significato, e perciò sciupando, il grande e sentenzioso verso di Giuseppe Ungaretti, può dirsi che la pena si sconta vivendo, ossia nella dolente durata del giudizio.

Loading...

Già altra volta ho rammentato al riguardo il magistero di Francesco Carnelutti, che, con Santi Romano ed Emilio Betti, è nella triade dei grandi giuristi italiani del Novecento. Egli concluse il lungo cammino accademico sulla cattedra romana di Diritto processuale penale, e vi dettò lezioni memorabili intorno alla pena del processo. L’identità tra giudizio e pena, e il risolversi dell’uno nell’altro termine, lo indusse a insegnare che «non vi è atto del giudizio, il quale non cagioni sofferenza a chi è giudicato…; basta che esso sia sospettato d’aver commesso un reato per farlo soffrire». E così la durata del processo è fonte di sofferenza, di un patire angoscioso, che è, per il suo stesso svolgersi, grave e profondissima pena. Il canone costituzionale (art. 111) del “giusto processo” è un riflesso di questa umana condizione: “giusto” della concreta “giustizia”, che vede in ogni atto del processo, dal principio alla fine, dal sospetto alla sentenza, una catena di attese angosciose, una cupa estraneità a ogni altro motivo e sentimento della vita. Improcedibilità è la cessazione della pena intrinseca al giudizio.

E altro tema si congiunge a questo della sofferenza nel giudizio; ed è il tema, più aspro e duro da esporre e da intendere, dell’oblio necessario alla storia dell’uomo. Appartiene all’esistenza del singolo, e alle vicende di qualsiasi comunità, il bisogno di dimenticare. Segnalo, e non per mera curiosità filologica, che “amnistia” ha la medesima radice di “amnesia”: e ambedue le parole si ritrovano nell’alfa privativa del ricordare. Alla stessa categoria storico-politica, se non linguistica, rientra il “prescrivere”: la durata di una situazione costringe a “dimenticare” il passato, libera da una condizione e la estingue o converte in altra.

Qui si rivela il rapporto, profondo e quasi segreto, fra tempo e diritto, e la necessità di selezionare e archiviare i fatti dell’esistenza individuale e collettiva. È appena da aggiungere, per non cadere in empietà politiche o in sprezzi moralistici, che qui non si tesse l’elogio né della “impunità”, né della smemoratezza, di un tempo senza storia, ma si indica una necessità “vitale” di ogni comunità. Che è, da un lato, di giudicare e punire in base alle leggi vigenti; e, dall’altro, di sciogliersi dall’abbraccio soffocante del passato. Il diritto ha il suo tempo, e al di là di esso non può sporgersi: la sua efficacia ha la durata propria delle cose umane, e oltre si spegne e dissolve.

I due temi, toccati in questo articolo, si riuniscono in uno, che può semplicemente dirsi come la finitudine del diritto, il suo precario destino nel tempo: la pena del giudizio e la liberazione dal passato ne sono le forme rivelatrici.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti