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La Perla prova il rilancio con la quotazione alla Borsa di Parigi

Previsto per venerdì l’approdo sul mercato azionario. Ma Tennor Holding, che possiede l’azienda di Bologna, ha annunciato esuberi. E la prossima settimana è in programma un importante incontro fra i sindacati e il Mise

di Chiara Beghelli


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2' di lettura

L’appuntamento è per venerdì mattina, alla Borsa di Parigi: lì inizieranno gli scambi sul titolo di La Perla, l’azienda di lingerie fondata nel 1954 a Bologna da Ada Masotti. Secondo Bloomberg, l’obiettivo è arrivare a una capitalizzazione di 473 milioni di euro nella prima giornata di contrattazioni, anche se la scelta della quotazione non sembra avere l’obiettivo di raccolgiere altri fondi.

Il listing «aumenterà la visibilità di La Perla e faciliterà l’accesso al mercato dei capitali», ha commentato in una nota il ceo Pascal Perrier, approdato al gruppo nel 2018 dopo aver passato 10 anni in Burberry.

Proprio un anno e mezzo fa, nel febbraio 2018, il gruppo è passato sotto il controllo del finanziere tedesco Lars Windhorst, tramite la Sapinda Holding, con sede in Olanda (e che lo scorso maggio è stata ribattezzata Tennor Holding). Windhorst ha rilevato l’azienda dalla Pacific Global Management di Silvio Scaglia, dopo una battaglia legale e l’uscita del gruppo cinese Fosun, che sembrava il più interessato all’acquisto. Scaglia, a sua volta, nel giugno 2013 si era aggiudicato La Perla all’asta giudiziaria, battendo il gruppo Calzedonia e l’israeliana Delta Galil Industries, versando al Tribunale di Bologna 69 milioni di euro e che nel 2017 aveva affermato di averne già investiti 350 per il rilancio dello storico marchio. Sotto la Pgm erano state lanciate anche nuove collezioni, come La Perla Atelier, una sorta di lingerie haute couture.

La Perla, storia di lingerie da una bottega di Bologna alla Cina

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Un passaggio quasi senza sosta di proprietà, che ha segnato il destino dell’andamento delle vendite: secondo il Financial Times, nel 2018 il fatturato è sceso di 28 milioni, attestandosi a 106, pur se le perdite si sono ridotte da 179 a 91 milioni rispetto all’anno precedente. Quest’anno ha visto peraltro il debutto della prima collezione sposa La Perla, presentata a Milano e che ha sfilato a Parigi. E realizzata interamente nella manifattura bolognese.

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Nonostante ciò, le previsioni dei proprietari restano ottimiste (si veda anche Il Sole 24 Ore del 21 agosto), dal momento che la holding sostiene che il 2020 si chiuderà con un ebitda positivo e ricavi a 130 milioni, che dovrebbero salire a 200 nel 2022.

La Perla ha oggi circa 1.200 dipendenti nel mondo e Tennor Holding ha ribadito che non ha intenzione di spostare l’azienda fuori dall’Italia: 428 lavorano a Bologna, suddivisi fra manifattura e amministrazione. Per 126 di loro, soprattutto sarte, modelliste ed operaie specializzate della sede di via Mattei, a fine giugno è stato annunciato l’avvio della procedura di licenziamento. Procedura che però era stata sospesa il 29 luglio, in attesa dell’incontro dei sindacati con il ministero per lo Sviluppo Economico previsto per la settimana dal 9 al 13 settembre.

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  • Chiara BeghelliRedattore

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: inglese, spagnolo

    Argomenti: moda, lifestyle, lusso, viaggi, food, benessere

    Premi: Premio Penna Arcobaleno (2011)

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