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La Perla: scongiurati i 126 esuberi, in arrivo l’accordo al Mise per la Cig

di Natascia Ronchetti


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(Afp)

2' di lettura

BOLOGNA - Dopo un braccio di ferro durato tre mesi è arrivato l'accordo. La ristrutturazione di La Perla, storico gruppo bolognese della lingerie di lusso, non porterà al licenziamento dei 126 lavoratori in esubero dichiarati dall'azienda all'inizio dell'estate, su un totale di 1.200 dipendenti nel mondo, dei quali 430 impiegati nel quartiere generale del capoluogo emiliano. Scatteranno invece la cassa integrazione e un piano di esodi incentivati rivolti soprattutto (ma non solo) agli addetti prossimi alla pensione.

L'intesa tra sindacati e azienda è stata raggiunta al tavolo istituzionale della Regione Emilia Romagna. E costituisce il pre-accordo con il quale tutte le parti in causa si presenteranno l'8 ottobre all'incontro convocato dal ministero dello Sviluppo economico, che dovrà dare il via libera al ricorso alla cassa integrazione speciale per un anno, così come previsto dalla legge nel caso di riorganizzazioni complesse. Formalmente, però, solo il 10 ottobre, con una successiva convocazione da parte della Regione, sarà chiusa la procedura attivata per i licenziamenti.

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Termina così una vertenza – iniziata in luglio – a tratti anche molto tesa e che ha portato complessivamente a 80 ore di sciopero. I vertici dell'azienda hanno messo sul tavolo una proposta economica per gli incentivi all'esodo considerata interessante dalle organizzazioni sindacali e hanno aperto agli ammortizzatori sociali sui quali le istituzioni – dalla Regione al Comune di Bologna – insistevano da tempo, in linea con le richieste dei sindacati. Tecnicamente gli ammortizzatori si divideranno in due fasi. Trascorsi i primi sei mesi di cassa integrazione, previa verifica della situazione, ne scatteranno infatti altri sei.

Per l'azienda emiliana comincia ora una nuova fase, quella di una ristrutturazione che prevede una riduzione dei costi che riguarda principalmente le fasi di lavorazione che intercorrono tra l'ufficio stile e la produzione vera e propria. Un piano che secondo i vertici del gruppo, che oggi fa capo alla holding olandese Tennor, dovrebbe portare il fatturato a 200-250 milioni nell'arco di tre anni, partendo da ricavi che nel 2018 si sono fermati a quota 106,2 milioni. Per rilanciare il brand l'azienda punta soprattutto sul cosiddetto continuativo, da innovare anche attraverso nuovi materiali.

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