Lusso

La Perla, via libera del Governo alla Cig

Mix di ammortizzatori sociali e incentivi all’esodo; le più interessate ai tagli sono le modelliste del settore manufacturing. All’organico un mese di tempo per aderire

di Ilaria Vesentini


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2' di lettura

È arrivato anche l’imprimatur del ministero del Lavoro all’intesa raggiunta al tavolo regionale tra sindacati e proprietà del gruppo La Perla, lo storico brand bolognese di lingerie di lusso che all’inizio dell’estate – dopo esser passato sotto il controllo della holding olandese Sapinda, oggi gruppo Tennor - aveva avviato una procedura per l’esubero di 126 lavoratori del quartier generale. L’accordo approvato in sede ministeriale, basato su un mix di ammortizzatori sociali e incentivi all’esodo, ricalca il risultato raggiunto in viale Aldo Moro con i rappresentanti della Città metropolitana, i sindacati e i manager de la Perla. Tavolo dove l’amministrazione emiliano-romagnola ha garantito l’impegno aggiuntivo a farsi carico di azioni e misure per la formazione e la ricollocazione delle lavoratrici in uscita, attraverso l’Agenzia regionale per il lavoro.

I tagli per settore
Interessate dai tagli sono soprattutto le modelliste del reparto manufacturing (114 esuberi su 329), oltre a una dozzina di profili impiegatizi del gruppo, che conta 600 lavoratori in Italia e altri mille all’estero, tra i negozi e la sede di Londra. Gli incentivi all’esodo dovrebbero servire anche per accompagnare alla pensione una parte del personale (una sessantina le persone potenzialmente interessate), ma la proposta dell’azienda riguarda tutto l’organico, che avrà circa un mese per aderire. Il ministero del Lavoro dovrebbe, invece, dare il via libera alla cassa integrazione dopo le verifiche tecniche necessarie.

I conti in rosso
Lo storico marchio dell’intimo di lusso, fondato nel 1954 dalla sarta Ada Masotti e reso un’icona internazionale dal figlio Alberto, non chiude un bilancio in positivo dai primi anni Duemila. Anche il 2018 si è chiuso con un fatturato di 106 milioni di euro e una perdita di 60 milioni (in forte miglioramento comunque rispetto agli oltre 100 milioni di rosso del 2017). E il nuovo azionista, il finanziere tedesco Lars Windhorst- che ha rilevato La Perla un anno e mezzo fa da Silvio Scaglia, che a sua volta aveva comprato marchio e asset dal Tribunale fallimentare nel 2013 - ha già iniettato 128 milioni di euro, dopo il mezzo miliardo investito dal mister Fastweb per tentare il rilancio.

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