LA GESTIONE DEL PATRIMONIO

La pianificazione finanziaria questa sconosciuta

di Gaia Giorgio Freddi


4' di lettura

Gli italiani hanno un problema di educazione finanziaria che si riflette nelle loro scelte di risparmio e di pianificazione. Nel 2015 lo studio Standard & Poor’s Ratings Services Global Financial Literacy Survey ha rilevato che soltanto il 37% degli italiani è in grado di comprendere concetti finanziari di base, contro il 52% della media nella Ue. Successivamente, uno studio Ocse sul livello di alfabetizzazione finanziaria ha messo in luce risultati analoghi: il punteggio di competenza finanziaria degli italiani è risultato in media di 3,5 punti (su 7), contro i 4,3 punti della media G20. La percentuale di persone che hanno ottenuto il punteggio minimo di 5 è risultata di poco superiore al 30%, contro una media G20 del 48%.

Questa generale carenza di competenze si combina con una serie di fattori culturali, che si traducono in scelte di investimento. In primis una tendenza a concentrare il risparmio nel mattone, come evidenziato dall’ultima indagine Istat-Banca d’Italia: i due terzi della ricchezza delle famiglie sono infatti concentrati su attività non finanziarie (abitazioni in particolare, che rappresentano il 48% dei beni complessivi, ma anche immobili non residenziali, terreni, apparecchiature e impianti). I depositi rappresentano il 12% della ricchezza, mentre un ulteriore 9% è rappresentato dalle rendite di azioni possedute e un altro 9% dalle riserve assicurative. Le attività finanziarie sono cresciute (raggiungendo 4.374 miliardi di euro a fine 2017) ma incidono ancora poco sulla ricchezza complessiva rispetto ad altre economie europee.

Non solo: i dati del primo trimestre 2019 sui conti correnti registravano un livello record di liquidità parcheggiata sui conti correnti, per oltre 1.500 miliardi di euro. Una situazione paradossale, se si considera il livello molto basso dei tassi, che quindi non possono generare alcun rendimento sulla liquidità, e che tradisce una scarsa attitudine alla pianificazione finanziaria. Su questo aspetto pesano una serie di fattori: la paura delle altalene dei mercati, la tendenza al fai-da te e a volte anche la scarsa fiducia negli intermediari. Resta il fatto che, nonostante l’Italia sia uno dei Paesi in cui si risparmia di più al mondo, i rendimenti prodotti da questa ingente mole di liquidità saranno più bassi (se non addirittura negativi), mentre altrove, dove magari si risparmia meno ma si investe in attività finanziarie con esposizione sui mercati globali, i rendimenti saranno più elevati.

Per pensare in sicurezza al proprio futuro occorre invece seguire alcune semplici regole: la prima è di non affidarsi al fai-da-te, soprattutto quando non si hanno particolari competenze finanziarie. L’appoggio a un professionista può aiutare il risparmiatore anche a diversificare meglio gli investimenti, per ridurre i rischi legati all'esposizione a pochi asset, e a comporre il portafoglio con classi di attivo con un basso grado di correlazione (così, se un titolo va male, magari ce n’è un altro che invece fa meglio del mercato). La seconda importante regola è quella di adottare un metodo per evitare le paure legate alla volatilità dei mercati ed evitare quei tipici errori di finanza comportamentale che possono tradursi in un bagno di sangue per il portafoglio: l’atteggiamento tipico del risparmiatore emotivo è infatti quello di entrare sui mercati in fasi positive, quando le valutazioni sono elevate e fuggire invece quando i mercati scendono, quindi comprando a prezzo alto e vendendo a prezzo basso. Per evitare questi meccanismi emotivi è consigliabile affidarsi a dei piani di accumulo (come i Pac) o comunque pianificare degli acquisti costanti, in modo da mediare i prezzi di carico ed evitare gli effetti della volatilità dei mercati.

Un altro aspetto importante cui pensare sono le dinamiche del settore previdenziale, in particolare l’abbassamento del tasso di sostituzione (il rapporto tra l’ultimo anno di contribuzione e il primo anno i pensione). Per costruirsi un futuro sereno è quindi consigliabile sottoscrivere un prodotto di previdenza complementare, come un fondo pensione chiuso - per chi ne ha diritto -, un fondo pensione aperto o un Pip assicurativo, che aiuteranno a integrare l’assegno previdenziale. Nella scelta di questi prodotti, come anche di altri prodotti finanziari (come i fondi comuni di investimento) o assicurativi (come le polizze unit-linked) è sempre molto importante controllare la struttura dei costi, perché un prodotto caro può erodere significativamente il rendimento. L’altra regola è quella di guardare cosa c'è all’interno del prodotto, cioè su cosa vengono investiti i risparmi. Sotto questo profilo, possono esserci dei prodotti più squisitamente obbligazionari, bilanciati – con un mix di azioni o obbligazioni – o azionari. Per scegliere è bene valutare la propria propensione al rischio e l’orizzonte temporale su cui si investe: per esempio, chi investe per un orizzonte limitato e ha una propensione al rischio bassa dovrà privilegiare la protezione del capitale e quindi potrà propendere per un prodotto che investe soprattutto in obbligazioni. Chi ha un orizzonte più ampio o una propensione al rischio maggiore può invece scegliere un prodotto con una percentuale più elevata in azioni, in modo da posizionarsi sulla crescita dell’economia e garantirsi nelle fasi di salita delle Borse performance più elevate.

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