il giorno del verdetto

La piattaforma Rousseau: numeri, uomini e scenari

Il Quirinale l’ha derubricata allo stato di una delle possibili forme di consultazione interne alle forze politiche, priva della capacità di incidere sia sull'incarico a Conte che sulla lista dei ministri. In caso contrario, si configurerebbe una interferenza nelle prerogative che la Costituzione assegna al capo dello Stato

di Manuela Perrone


Tutto su Rousseau, la piattaforma di Davide Casaleggio

4' di lettura

Comunque vada il voto di oggi, Davide Casaleggio un successo lo ha ottenuto già: disegnare almeno a parole, grazie all’appello del premier incaricato Giuseppe Conte e alle dichiarazioni di Luigi Di Maio, la centralità nella trattativa per la nascita del Governo M5S-Pd della piattaforma Rousseau, creatura tecnologica sviluppata da suo padre Gianroberto e donata nel 2016 dalla Casaleggio Associati all’Associazione Rousseau, di cui Davide è presidente, tesoriere e amministratore.

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Una centralità che suscita levate di scudi da parte di molti costituzionalisti e che il Quirinale, va sottolineato subito, ha derubricato allo stato di una delle possibile forme di consultazione interne alle forze politiche, priva della capacità di incidere sia sull'incarico a Conte sia soprattutto sulla lista dei ministri. In caso contrario, si configurerebbe una interferenza nelle prerogative che la Costituzione assegna al capo dello Stato.

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I numeri esigui
«Il mondo aspetta questa espressione democratica per conoscere il futuro dell'Italia», ha sostenuto Di Maio con toni enfatici, rivendicando l'importanza per il M5S della democrazia diretta. Ma i numeri di Rousseau restano esigui, nonostante la piattaforma riceva ormai 300 euro al mese da ogni parlamentare M5S. Gli aventi diritti al voto, iscritti da almeno sei mesi, sono 117mila (al 2 settembre scorso). Nulla rispetto agli 11 milioni di italiani che hanno votato il M5S alle elezioni del 4 marzo 2018. Nulla neppure rispetto ai 5 milioni che lo hanno indicato sulla scheda delle europee. Eppure Casaleggio jr, in un'intervista al Washington Post all'indomani del successo alle politiche aveva indicato l'obiettivo di un milione di iscritti. Sono in molti a domandarsi se è realmente democratico affidare a 117mila persone l’ultima parola su decisioni delicatissime come quella sul nuovo Governo, peraltro a procedura costituzionale in corso e già approvata dall’assemblea dei gruppi, ovvero dai 330 parlamentari eletti dal M5S.

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Chi c'è dietro Rousseau?
Di Davide Casaleggio abbiamo già detto. Con lui, soci dell’Associazione omonima, ci sono persone influenti nel Movimento: Pietro Dettori, ex dipendente della Casaleggio Associati, per anni autore materiale dei post sul blog di Beppe Grillo e da settembre 2018 componente dello staff di Di Maio a Palazzo Chigi; Massimo Bugani, numero uno del M5S in Emilia, consigliere comunale a Bologna e fino a inizio agosto vicecaposegreteria sempre di Di Maio; Enrica Sabatini, ex capogruppo M5S al comune di Pescara, psicologa e docente a contratto di Psicologia dell’apprendimento multimediale e simulativo all'ateneo D'Annunzio di Chieti-Pescara. Secondo il bilancio 2018, i dipendenti dell’Associazione Rousseau sono 8 a tempo indeterminato e uno a tempo determinato.

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Un ristretto numero di persone ha accesso a delicate funzionalità della piattaforma
Il Garante della privacy, comminando la seconda sanzione in un anno (50mila euro lo scorso aprile, dopo i 32mila già comminati nel marzo 2018), ha evidenziato come un ristretto novero di persone abbia accesso a «delicate funzionalità delle piattaforme software senza che il loro operato possa essere soggetto a verifiche», rendendo poco protetti i dati relativi alle votazioni online, i cui risultati rimangono «esposti (per un’ampia finestra temporale che si estende dall'istante di apertura delle urne fino alla successiva “certificazione” dei risultati) ad accessi ed elaborazioni di vario tipo». Questa certificazione, nel voto odierno, è affidata al notaio Valerio Tacchini, amico di Grillo e vicino al M5S al punto tale da essere stato candidato invano alle scorse elezioni. Ha già detto in un’intervista al Corriere che il voto su Rousseau «è un po’ come il televoto di Ballando sotto le stelle e X Factor».

Gli scenari del voto
Dopo le 18 si sapranno i risultati del voto di oggi. In caso di vittoria del “no”, Conte potrebbe decidere di rimettere il mandato che ha accettato con riserva e Mattarella a quel punto scioglierebbe le Camere per le elezioni. Anche se l'articolo 4, comma d, dello statuto M5S prevede che il Garante (Grillo, tra i fautori più convinti dell'intesa col Pd) possa chiedere la ripetizione del voto entro 5 giorni. In caso di esito favorevole, invece, il premier incaricato salirà al Colle per sciogliere la riserva. Oltre al videoappello per il “sì” di Conte e alla presentazione dei 26 punti del programma stamane da parte di Di Maio, molti parlamentari M5S hanno invitato a votare a favore del Governo giallorosso, dal capogruppo alla Camera Francesco D'Uva a Vincenzo Spadafora, da Carlo Sibilia ad Alberto Airola. Fino a Manlio Di Stefano, fino a ieri tra i più scettici sull’accordo con i dem e molto vicino ad Alessandro Di Battista, che non ha voluto rivelare cosa voterà. Idem lo stesso Di Maio, che ha votato ma si è trincerato dietro la segretezza del voto.

Paragone per il “no”, la freddezza dei più vicini a Casaleggio
Chi invece si è schierato contro è il senatore Gianluigi Paragone, prendendo in prestito la canzone “C’è chi dice no” di Vasco Rossi e suscitandone l’ira. Paragone, filoleghista, ha già anticipato che non voterà la fiducia all’Esecutivo. Un sondaggio di Swg per La7 ha evidenziato che tra gli elettori M5S il 51% sarebbe favorevole alla nascita del Conte bis con i dem. D’altronde sono in tanti tra i pentastellati a pronosticare che se vincerà il “sì”, sarà di misura. Anche perché riecheggiano le parole di Gianroberto Casaleggio: «Mai al governo col Pd». E spiegano la freddezza estrema di Davide, di Dettori, di Di Maio, di “Dibba”, di Bugani e di Stefano Buffagni.

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