Consumi

La piccola pasticceria diventa snack: crescono vendite ed esportazioni

I nuovi prodotti testano gusti meno tradizionali e puntano a destagionalizzare le abitudini di consumo

di Manuela Soressi

3' di lettura

I biscottini di frolla con il tè, i cantucci con il Vinsanto o i baci di dama con il caffè: déjà vu. Ora questi piccoli capolavori di pasticceria si gustano come snack, come sfizio o come delizia a fine pasto, e soddisfano quel desiderio di gratificazione “controllata” acuito dalla pandemia, permettendo anche di ricreare in casa il rituale della sosta in pasticceria. Infatti, è dal lockdown che le vendite di questi prodotti nella Gdo hanno avuto una scossa. Lo conferma anche Unione Italiana Food, che riunisce i produttori dolciari: nel 2020 sono tornati a crescere i biscotti di pasticceria unitipo (+15%) e le frolle (+25%), mentre la produzione di Cantuccini Toscani Igp è salita del 15% e l’export è arrivato ad assorbirne il 40 per cento.

Anche nella prima parte del 2021 i segnali sono positivi. Dalle rilevazioni di Iri emerge che, rispetto all’anno finito a giugno 2020, le vendite a volume sono aumentate dell’8,1%, con punte del 12% per i prodotti con cioccolato e del 24% per quelli ripieni. Trend analoghi anche a valore (+7,6% annuo), per un mercato che ormai è arrivato a sfiorare i 539 milioni di sell-out a totale Italia, con i i consumatori del Nord Ovest a mostrarsi i più golosi, visto che realizzano il 30% degli acquisti nazioni di piccola pasticceria. Ma i trend sono positivi anche nel resto d’Italia e pure negli altri formati distributivi, a partire dal discount che ormai si è “mangiato” il 37% dei volumi totali.

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Crescente interesse da parte dei consumatori, vendite in aumento, assortimenti e spazi a scaffale più ampi, maggior diffusione sul territorio nazionale: ci sono tutti gli elementi per attirare l’attenzione delle aziende e accrescere la pressione competitiva in quest’affollato mercato. Infatti la situazione è molto dinamica, con i player storici impegnati a consolidare le loro posizioni e a rafforzare i loro marchi, con grandi produttori che spingono sull’innovazione per prendere per la gola i consumatori e con importanti contoterzisti che ora puntano anche ad affermare i loro brand aziendali.

Dietro ai colossi Barilla e Mondelez, leader di mercato, si muove un universo di aziende specializzate e con brand noti, impegnati a rispondere al nuovo mood post pandemia, come sta facendo Bahlsen, o a guadagnarsi spazio con nuove specialità, come Lago Grop o Deco Industrie. “Più che buono” è il pay-off che accompagna il brand relaunch di Loacker, partito da gennaio 2021. «Questo progetto raccoglie tutte le innovazioni che abbiamo introdotto in un’ottica di attenzione alla sostenibilità e di miglioramento continuo – spiega Sven Rossi, business director Italy –. Abbiamo rivisitato le ricette aumentando la presenza di ingredienti selezionati e ottenuti da filiere corte e verticalizzate, sviluppato progetti di sostenibilità e ridotto la plastica negli incarti».
Partito con i best seller aziendali (come i wafer e la Tortina) questo progetto accomuna tutti i prodotti, compresi i nuovi lanci, ed è sostenuto da una campagna media a partire da settembre. Sull’innovazione continua a puntare anche il Gruppo Vicenzi, terzo competitor del mercato, in particolare con il brand Grisbì, che rappresenta un terzo dei ricavi realizzati in Italia, previsti a fine anno a 100 milioni. «Nel primo semestre Grisbì è cresciuto del 17% confermando il trend a doppia cifra degli ultimi anni – afferma il dg del gruppo, Filippo Ceffoli –. La nostra strategia è stata quella di affiancare nuovi gusti e di suggerire di provarli in modo insolito, ossia di gustarli freschi da frigo. La versione speciale estiva, in edizione limitata, ha contribuito a destagionalizzarne il consumo, tanto che nel 2020 il picco di vendita è stato nel mese di luglio». A fianco di Grisbì, ora pronto a entrare nel mondo della prima colazione, l’altra linea strategica è quella dei Bocconcini, per cui nel 2020 Vicenzi ha avviato una nuova linea automatizzata costata 4 milioni e parte dei 15 milioni investiti nel triennio in R&S. Altrettanti sono a bilancio per i prossimi tre anni a conferma delle ambizioni del gruppo veneto, che continua a crescere (+12,3% sul primo semestre 2020) grazie anche alla forte ripresa dei mercati esteri.

L’export è la chiave del successo di Forno Bonomi, azienda specializzata e storico copacker, che realizza all’estero il 60% dei suoi 56 milioni di fatturato. Per il 70% sono ottenuti con i savoiardi, di cui è il primo produttore mondiale. Un tipo di biscotti che nel 2020 ha incassato un risultato storico, con vendite aumentate del 20% (+50% per l’azienda) grazie al boom del tiramisù home made. «Anche nel 2021 il mercato resta positivo e in autunno vedrà il debutto della nostra nuova immagine di marca – anticipa il direttore marketing Alberto Kruger – l’obiettivo è pasare dall’attuale 30% di incidenza al 50% nel giro di un triennio».

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