Venezia

La pittura che non muore mai

Alla Fondazione Prada una mostra ideata dall'artista Peter Fischli racconta tutte le crisi di questo mezzo espressivo

di Silva Menetto

3' di lettura

Fare una mostra di pittura sulla fine della pittura: un ossimoro in piena regola perfettamente riuscito a Peter Fischli (Zurigo 1952) che ha messo in scena a Venezia il progetto espositivo “Stop painting”: “un caleidoscopio di gesti ripudiati (…): la narrazione della fine della pittura e la fine della narrazione della fine della pittura” come lui stesso scrive in catalogo.

Ca' Corner della Regina

Dopo tutti i proclami sulla fine della pittura è davvero possibile smettere di dipingere, immaginare un mondo da cui l'atto pittorico sia completamente bandito? Alla fine del percorso espositivo allestito a Ca' Corner della Regina, sede della Fondazione Prada in laguna, si esce convinti che no, la pittura è come l'araba fenice, rinasce sempre dalle sue ceneri, magari in espressioni diverse ma comunque capace di sopravvivere alle crisi.E qui già l'utilizzo della parola crisi non si adatta perfettamente all'idea di Fischli, che preferisce identificare cinque “punti di rottura” nell'arco dell'ultimo secolo e mezzo, attorno ai quali ha costruito la mostra. Affascinato dalla riflessione sul “perché dipingere?” l'artista zurighese (che con David Weiss aveva creato uno dei sodalizi artistici più solidi dell'arte contemporanea) ha lavorato a fondo intorno al tema ed è arrivato a ideare questo progetto espositivo visitabile a Ca' Corner della Regina fino al 21 novembre 2021.

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Lo ha diviso in dieci sezioni, selezionando oltre 110 opere realizzate negli ultimi 150 anni da ottanta autori differenti, prestate da musei e collezioni pubbliche e private. Per dare un'idea della vastità del campo si va da Delaroche a Duchamp, da Manzoni a Fontana, da Picabia a Niki de Saint Phalle, da Carla Accardi a John Baldessari, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, Roy Lichtenstein.

La scelta rispecchia ovviamente le preferenze personali di Fischli ma il risultato è sorprendente: affermare negando, ostentare la morte della pittura come medium artistico, ripudiarla, per poi accorgersi che ad ogni nuovo rito funebre la pittura ha trovato modo di rinascere, rinnovata.

Paul Delaroche

Era il 1840 quando il pittore Paul Delaroche, davanti alle prime fotografie, sentenziava “da oggi la pittura è morta”. Quanto si sbagliava….Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: sono arrivati il readymade e il collage che hanno portato l'oggetto, da fuori, direttamente dentro al quadro. La terza “rottura” ha riguardato il concetto di autorialità e la “morte dell'autore”. La quarta crisi è avvenuta alla fine degli anni Sessanta, quando il dipinto è diventato un bene di consumo, merce perfetta per la morale borghese, rifuggita dagli artisti concettuali. Infine l'ultimo punto di rottura Fischli lo individua nella crisi della critica stessa e nella dissoluzione dell'idea di avanguardia.Per raccontare tutto questo l'artista ha voluto anche realizzare un allestimento particolare che si sovrappone alle pareti barocche e affrescate del palazzo veneziano. Ha fatto costruire delle nuove pareti temporanee che travalicano le soglie delle varie stanze di Ca' Corner, creando una sorta di “continuum” espositivo, perché le opere presenti in una sala possono confluire ideologicamente anche in altri filoni narrativi, senza seguire l'ordine cronologico ma procedendo per concetti.

Ecco perché il tessuto mimetico usato come tela da Alighiero Boetti conversa con Picabia e Duchamp nella stessa sala. Al centro dell'esposizione, nel salone al piano nobile di Ca' Corner, risalta “Hudel 1983 – 2004”, l'enorme patchwork cucito a mano da Jean-Frédéric Schnyder, composto da centinaia di stracci che l'artista ha usato negli anni per pulire i pennelli alla fine della giornata di lavoro: un gesto quotidiano al quale Schnyder conferisce provocatoriamente la stessa dignità del dipingere un quadro. Esposto c’è anche il cliché di tutti i quadri, la barca in mezzo al mare che campeggia nel salotto del cartoon dei Simpson. Lo stesso Schnyder l’ha riprodotta per tautologia, scolpendola in legno.La pittura dunque è “Die hard”, dura a morire, anche tra artisti d'avanguardia che non sanno resistere all'attrazione verso la pittura figurativa anche quando è iconoclastica (Asger Jorn, Kurt Schwitters), quando si autointerroga (Gene Beery, Pino Pascali, John Baldessari) o si nega ( Merlin Carpenter, Boris Lurie, Henry Flynt).

Da parte sua Peter Fischli ha voluto lasciare anche la sua impronta d’artista realizzando per “Stop painting” un'opera site-specific esposta al pianoterra dell’edificio: un modellino in scala ridotta che riproduce minuziosamente la mostra e le opere esposte al primo piano come in una casa di bambola. E' la “scultura di una mostra di pittura”, come lui stesso l’ha definita.


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