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La Plenaria del Parlamento che punta a consolidare la ripresa cinese

La quarta sessione del 13esimo Congresso Nazionale del Popolo varerà il nuovo Piano quinquennale 2021-25 e rivedrà la legge elettorale di Hong Kong

di Rita Fatiguso

3' di lettura

La Cina torna alla normalità confermando, nei tempi e nei modi, il più simbolico dei suoi rituali pubblici: la seduta Plenaria annuale del Parlamento cinese in calendario all’inizio di marzo, quando i 2.200 rappresentanti dei due rami del Parlamento si riuniscono per due settimane nel Palazzo del Popolo della capitale per lavorare su un’agenda comune. Da sette anni la Plenaria, considerata la massima espressione della democrazia di Pechino, viene utilizzata anche per approvare progetti di legge di grande importanza.

Questo è l’anno della ripresa cinese che, dopo il drammatico andamento a “V” del 2020 ha iniziato a risalire la china. La ripresa sarà rafforzata grazie a una ferrea pianificazione che tiene conto di quanto successo finora, dalla pandemìa alla guerra commerciale scatenata dall’ex presidente Usa Donald Trump, dal decoupling forzato per le aziende presenti o che fanno affari con la Cina, fino alle ultime intese multilaterali che stanno ridisegnando il mondo.

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Il nuovo Piano quinquennale

La quarta sessione del 13 ° Congresso nazionale del popolo (NPC) che apre venerdì, preceduta di un giorno dall’apertura del 13esimo Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese (CPPCC), approverà il 14esimo Piano quinquennale 2021-25. Il piano prevede la dual circulation, l’autarchia tecnologica, il raddoppio del Pil entro il 2035 e un multilateralismo a tutto campo.

Il Partito compie cent’anni dalla fondazione ma è (e resta) l’ispiratore massimo delle strategie cinesi attraverso il Comitato centrale dello Standing Committee in mano a sette uomini guidati dal core leader Xi Jinping il cui incarico, ormai, non ha più scadenze temporali da quando il 19esimo Congresso nazionale del Popolo ha abolito il divieto al superamento dei due mandati quinquennali.

La vera agenda della Plenaria è stata stilata dal Comitato di fine febbraio e l’approvazione del Piano sarà il segnale più forte di stabilità che Pechino potrà dare al mondo intero, inclusa la nuova amministrazione americana ancora alle prese con la lotta alla pandemìa in casa propria.

La legge elettorale di Hong Kong

La pianificazione è l’architrave della politica cinese e il ritorno al normale calendario della Plenaria è un segnale segnale forte dopo lo slittamento di due mesi deciso l’anno scorso a causa del contagio.

Ma un nodo estremamente scottante è quello del la proposta di riforma della legge elettorale valida per Hong Kong. Il Parlamento della regione amministrativa speciale, causa pandemìa, è stato fatto slittare di un anno.

Nel frattempo la Plenaria modificherà la legge. Un tema da seguire con grande attenzione, dunque, l’economia dell’area è in grande trasformazione, e ogni minimo contraccolpo può avere effetti particolari specie se si pensa che appena nel 2014 l’interpretazione data da Pechino della legge in vigore scatenò qualche mese dopo le proteste, note come rivoluzione degli ombrelli.

I budget del 2021

L'agenda proposta per il 2021 ovviamente include una revisione dei rapporti del governo basati sull’esame dell'economia nazionale, tutto ciò farà parte del discorso del Premier Li Keqiang, il cosiddetto Work Report.

La sessione annuale esaminerà anche i bilanci nazionali e locali del 2020 a consuntivo e discuterà delle proposte di budget per il 2021. Molto significative perchè in realtà dovranno trovare una diga ai rischi sistemici tra cui il debito degli enti locali.

I target di crescita locali sono stati appena definiti, ma non è certo se il premier Li Keqiang ne introdurrà uno nazionale nel suo discorso alla Nazione. L’anno scorso, per la prima volta nella storia della Cina moderna, non ci fu alcun target predefinito.

L’autoriforma del Parlamento

Le riforme sociali e sociali e giuridiche saranno presenti anche quest’anno, ma il piatto forte sarà l’autoriforma dello stesso Parlamento.

La legge che disciplina l’organo legislativo e quella delle sue regole procedurali sono, rispettivamente, entrate in vigore il 10 dicembre del 1982, lo stesso anno e giorno della Costituzione, e quella delle procedure varata sette anni dopo nell’aprile del 1989.

Da allora in poi nessun ritocco mentre, invece, procedevano le regole per il budget nel 1994 (la Budget Law rivista nel 2014 e nel 2018), la legge sulla legislazione del 2000 ritoccata nel 2015), infine la cosiddetta Oversight Law, e la Supervision Law del 2018.

Il Parlamento, in buona sostanza, dovrà rivedere le proprie regole in base alle stesse leggi strutturali aggiornate nel tempo.

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