versi e impegno civile

La poesia ragionata di Emilio Zucchi

“Transazione eseguita” è in libreria per i tipi di Passigli Poesia

di Niccolò Nisivoccia


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3' di lettura

Nei limiti entro i quali le classificazioni e le categorie abbiano un senso, la nuova silloge poetica di Emilio Zucchi, “Transazione eseguita” (Passigli Poesia, 50 pp., € 10), può essere senz'altro inscritta nel genere della poesia civile, o perfino politica; e non a caso Giuseppe Conte, nella prefazione, e lo stesso Zucchi nella nota finale evocano esplicitamente il nome di Pasolini.

Così come al nome di Pasolini potrebbe essere aggiunto quello di Roberto Roversi, dei cui versi i critici sottolineavano caratteristiche che potrebbero essere benissimo attribuite anche ai versi di Zucchi: su tutte, il loro valore di “possibile resistenza” contro l'“ipocrisia di fondo del mondo contemporaneo”. Più in generale ancora, “Transazione eseguita” appartiene al genere della poesia ragionata, intelligente; della poesia che non teme di venir meno al proprio statuto per il fatto di affondare e sprofondare nella realtà, di assumerne il tono anche più crudo e prosaico contro ogni velleità di astrattezza o lirismo a tutti i costi.

Di più: Zucchi non teme neppure di spingere il ragionamento perfino oltre i confini della polemica, fino all'ironia spietata o anche all'indignazione o alla rabbia tout court.
Del resto, la prosaicità della silloge è manifesta fin dal titolo, nella sua freddezza giuridica ed economica; ed è quasi una dichiarazione d'intenti, potremmo dire, se è vero che poi la medesima freddezza è presente quasi ovunque nel corpo della raccolta, e cioè quasi in tutte le poesie, dove compaiono – spesso anche solo in pura e semplice sequenza, in un accostamento solo all'apparenza neutrale – parole quali “holding”, “smartphone”, “web”, “mutuo”, “tassi d'interesse”, “Wall Street”, “check- in”, “low cost”, “memory cash collect”.

È questa la realtà, la contemporaneità con la quale Zucchi si confronta e che guarda dritto in faccia: una contemporaneità espressa dalle parole che ne svelano e rivelano, anche da sole, la trama. Ed è qui, proprio nel disvelamento involontario di questa trama del reale, che risiede il significato del titolo, aldilà della sua freddezza nominale: cos'altro è, infatti, la nostra attuale vita di cittadini occidentali, se non un quotidiano abdicare all'umanità, o meglio a quelli che della condizione umana dovrebbero essere gli autentici elementi costitutivi (la fragilità, i sentimenti, la pietas), in nome appunto di un'economia e di una freddezza che tutto confondono e nascondono? In diritto, la transazione è il contratto con il quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già insorta o che potrebbe insorgere; nella nostra contemporaneità, la transazione alla quale abbiamo acconsentito (e che abbiamo già eseguito) è quella per effetto della quale ci siamo ormai abituati all'idea di chiudere gli occhi davanti a qualunque orrore della più varia natura – “il pianto/ delle aurore”, le “orrende grandi navi, incubo urlante/sui nitriti sfiancati delle gondole/nel sole obliquo”, “le mani dei bambini/asiatici e africani/mozzate dagli ingranaggi delle holding”, i “manganelli alzati”, gli “esuberi alle linee/di produzione”, “il tradimento del mondo” e “della terra” – in cambio di un'illusione di felicità, di manciate di benessere.

Parole orrende
Le parole parlano da sole, perché sono parole a loro volta spesso “orrende”. Preferiamo non guardare, non sapere, nasconderci nell'ombra, fingere che niente ci riguardi; siamo disposti a tutto, anche a tradire noi stessi, pur di essere o crederci felici (anzi: “felici, felici, ultrafelici”), la felicità essendo diventata quasi un obbligo da assolvere piuttosto che un'aspirazione o un'utopia, legittima o illegittima che sia. Ma la realtà è immanente, sembra voler dirci Zucchi, perché noi stessi ne siamo parte, perché siamo noi stessi a crearla, perché noi stessi ne siamo sempre responsabili e corresponsabili.

“La Storia”, cantava Francesco De Gregori, “non si ferma davvero/davanti a un portone” ma “entra dentro le nostre stanze e le brucia” e “dà torto o dà ragione”; e non diversamente sembra pensarla Zucchi, quando scrive che “Dentro/di te precipita la storia a vortice”.

La conclusione, ammesso che una conclusione esista e che di conclusione sia lecito parlare nel discorso poetico, è sospesa a metà fra predizione e monito: “non avere rimpianti, abbi rimorsi”. Ma si badi: è una conclusione che non ha il minimo sapore di moralismo o superiorità, bensì sembra solo bruciare di passione e commozione. Come a dire (esattamente come si diceva di Roversi): la poesia come forma di possibile resistenza contro l'“alienazione”, la “reificazione”, la disabilitazione dell'umano.
Nondimeno, a fronte di tanta prosaicità e tanta contemporaneità nei contenuti e nelle parole adoperate, le poesie di “Transazione eseguita” riescono ugualmente ad assumere una cadenza addirittura classica nel loro incedere, per via della musicalità interna che le attraversa e del ricorso costante all'endecasillabo. Non è una contraddizione, né un ossimoro: è semmai il risultato, infine, di un vero e sapiente poetare – nel quale tutto si tiene, compiutamente.

Emilio Zucchi, Transazione eseguita (Passigli Poesia, 50 pp., € 10)

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