teatro

La poetica battaglia di Lavia contro “ I Giganti della montagna”

di Francesca Motta


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2' di lettura

Si rinnova puntualmente, ogni volta che ritrova la scena, l'incantesimo dei “ I Giganti della Montagna”, magica opera incompiuta di Luigi Pirandello. Stavolta tocca a Gabriele Lavia, che debutta al Piccolo Teatro di Milano, regista e interprete del rapsodico stregone Cotrone, deus ex machina di una sarabanda poetica ambientata in un tempo e luogo indefiniti tra favola e realtà.

Il sipario si apre sui resti di un teatro principesco ormai fatiscente e labirintico dove campeggia un enorme lenzuolo guizzante tra luci e ombre, da qui si dipana la grande metafora dell' immaginario pirandelliano. Qui in questa terra di nessuno denominata “Villa la Scalogna”, Lavia con maestria registica crea lo spazio della mente sognante, con ritmo polifonico che non prevarica semmai amplifica il non facile e misterioso testo. Cotrone sciamano dal fez turco, incarnato da Lavia attore colmo di mestiere, è il saggio emarginato caporione di una banda di diseredati, spettri che alimentano le loro esistenze sospese inventando sogni. In questa terra di frontiera dove tutto è niente e niente è necessario, approda una scalcagnata compagnia di attori al seguito della Contessa Ilse, la trasalente e stranita capocomica della brava Federica De Martino, girovaghi disillusi alla disperata ricerca di un luogo dove rappresentare “La favola del figlio cambiato” testo di un poeta suicida per amore della Contessa.

In quell' aldilà dove tutto può accadere, fantocci ammucchiati negli angoli si animano all'improvviso, agitandosi come marionette compulsive, spiritati clown dagli occhioni sbigottiti su quel mondo fatto di fantasia, vagheggi e utopia. Una produzione imponente voluta dalla Fondazione Teatro della Toscana, ventidue attori in scena tutti di ottima levatura, una nota speciale merita la Sgricia di Nellina Laganà donnetta aggranchita e misticamente coriacea che vaneggia sulla leggenda dell'angelo Centuno. Nonostante i tentativi di Cotrone di convincere Ilse a mettere in scena solo per gli Scalognati la pièce teatrale, la Contessa decide di abbandonare il mondo dell'Oltre e recitare nella realtà, poco importa se il pubblico è sordo e insensibile. Il bellissimo finale, incompleto per la morte dell'autore, ci coglie tutti teatranti e pubblico intimoriti al minaccioso e violento scalpitio dei cavalli che annunciano l'arrivo dei temuti spettatori i Giganti della Montagna del titolo, uomini barbari rozzi e ottusi, lontani anni luce dal lirico mondo sognato da Cotrone e Pirandello. Il sipario si chiude con Ilse che dichiara: Ho paura, ho paura. Lo stesso panico che ci attanaglia mentre viviamo tempi orribili e violenti, viene voglia di sgattaiolare alla ricerca di Cotrone e unirsi alla sua brigata, per tornare bambini “per creare il gioco, farlo e viverlo come se fosse vero”.

I Giganti della Montagna” di Luigi Pirandello. Regia Gabriele Lavia. In scena fino al 10 marzo Piccolo Teatro Strehler- Dal 13 al 31 marzo- Teatro Eliseo- Roma- 3/4 aprile Teatro dell'Unione- Viterbo.

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