analisiil messaggio di draghi

La politica monetaria non dovrà più essere «l'’unico gioco in città»

Nel suo penultimo appuntamento alla guida dell'Eurotower, Draghi ha sottolineato che nel Governing Council su un punto c'è stata unanimità; e cioè sul fatto che la politica di bilancio dovrebbe divenire ora il principale strumento di stimolo per l'economia nell'Eurozona.

di Rossella Bocciarelli

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2' di lettura

È un messaggio assai forte quello che il presidente della Bce Mario Draghi ha inviato direttamente a Helsinki, sul tavolo delle riunioni dei ministri finanziari europei alle prese con un’economia continentale sempre più fiacca e alla ricerca di nuovi strumenti per favorire il ritorno alla crescita. Il +1,1% di incremento del Pil attualmente previsto a Francoforte per il 2019 non tiene conto, infatti, né del rischio Hard Brexit, oggi assai concreto, né delle nuove minacce protezionistiche manifestatesi in giro per il mondo nel corso dell'estate.

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Nel suo penultimo appuntamento alla guida dell'Eurotower, dopo aver dettagliato il menù di politica monetaria con nuovi stimoli che aveva promesso a Sintra, Draghi ha sottolineato che nel Governing Council su un punto c'è stata unanimità; e cioè sul fatto che la politica di bilancio dovrebbe divenire ora il principale strumento di stimolo per l'economia nell'Eurozona.

Poi, è stato ancora più preciso e al ministro dell'Economia tedesco Olaf Scholz saranno fischiate le orecchie. I paesi che hanno margini di manovra nel bilancio pubblico, ha osservato, devono agire in modo efficace e rapido: c'è un piano di investimenti da 50 miliardi del governo tedesco. È un buon momento per metterlo in pratica secondo Draghi. Che è come dire: se non ora, quando?

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C'è perfino chi, come ad esempio Francesco Papadia, per molti anni direttore generale delle operazioni di mercato della Bce, si è spinto a leggere in queste parole un sottile messaggio implicito rivolto ai tedeschi. Del genere: se voi aveste agito di più sul lato fiscale, la Bce non avrebbe avuto bisogno di intervenire in modo tanto massiccio in campo monetario e i vostri risparmiatori oggi non si lamenterebbero in modo così rumoroso.

Dunque, non solo la politica monetaria non dovrà essere più considerata dai policy makers europei «l’unico gioco in città»; ma, soprattutto, non dovrà essere più ritenuta un alibi per non fare nulla da chi ha in mano le leve del governo.

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I punti deboli dell'eurozona sono noti da tempo: bassa produttività e carenza di domanda effettiva, messa in evidenza da disoccupazione, eccessi di capacità produttiva e avanzi di bilancia dei pagamenti, assai elevati nel caso tedesco. Servono quindi politiche adeguate. Spenda chi può, dice Draghi, spiegando che l'Elicopter money anti-recessione evocato a metà agosto da Stanley Fischer e Philipp Hildebrand non servirà, perché ora spetta alla politica di bilancio di chi è in grado di farlo mettere i soldi in tasca ai cittadini.

Ma c'è una responsabilità politica da assumere, anche per i paesi ad alto indebitamento come il nostro. Paesi, ha ricordato Draghi, che dovranno essere prudenti, per permettere agli stabilizzatori automatici di operare liberamente se la recessione dovesse manifestarsi. E dunque dovranno tenere a freno il debito, lavorando sulla composizione del bilancio: si può ad esempio cercare di contenere la spesa potenziando gli investimenti pubblici, che accrescono il moltiplicatore e favoriscono la produttività delle imprese. E preferire, come ha detto una volta il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il rigore alla Keynes al rigore alla Hayek.

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