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La politica del «noi» delle donne del Pci

Livia Turco restituisce visibilità e importanza alle figure femminili del partito, incisive e promotrici del cambiamento

di Eliana Di Caro

Adriana Seroni con Enrico Berlinguer (a destra) e Giorgio Napolitano (Agf)

4' di lettura

I nomi e i cognomi, spesso, si dimenticano o sbiadiscono sovrastati dai grandi processi storici. Eppure, dietro alla nascita del Pci e alla lotta antifascista, nella Resistenza e nella costruzione della Repubblica, a sostegno della modernizzazione della famiglia e della società c’erano i nomi e i cognomi di tante donne alle quali Livia Turco, nel suo Compagne, restituisce visibilità e importanza. Un libro necessario, con l’anno del centenario del Pci appena alle spalle, in cui sono stati pubblicati tanti volumi su diversi aspetti e implicazioni della storia dell’ultimo secolo, ma non pagine adeguate sulla componente femminile.

Con Camilla Ravera e Teresa Noce, Rita Montagnana ed Elettra Pollastrini, Adele Bei e Gisella Floreanini, Nilde Iotti e Marisa Rodano, Adriana Seroni e Giglia Tedesco, Lalla Trupia e le molte altre figure incisive e lungimiranti rievocate in questo lavoro, si ripercorre la vita politica e sociale del Paese, e non è un caso che questa operazione di recupero della memoria arrivi da chi, a quella stagione, a un certo punto ha preso parte da autorevole protagonista.

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Non si può cominciare che da Camilla Ravera, attiva sin dagli albori: ricordare il suo apporto alla lotta antifascista, la stima che Gramsci - il quale la volle nella redazione dell’«Ordine nuovo» - nutre per lei, il suo coraggio nell’opporsi al patto Ribbentrop-Molotov, la condanna al carcere e il riconoscimento di Pertini che la nomina senatrice a vita, vuol dire rifiutarsi di arrendersi all’oblio. Lo stesso oblio cui vanno sottratte le militanti che fuori dai confini italiani rischiano la vita portando informazioni e materiale di propaganda nel territorio dominato dai fascisti: sono i cosiddetti “fenicotteri rosa”, e anche grazie alla loro attività clandestina non si spense l’azione di contrasto alla dittatura che, dopo il delitto Matteotti e le leggi fascistissime, diviene asfissiante.

Si capisce, dunque, quanto fossero strutturate, esperte e motivate le esponenti del partito all’interno dei Gruppi di difesa della donna, l’organizzazione nata nell’autunno del ’43 per combattere il nazi-fascismo, e che comprende tutte le formazioni del Comitato di liberazione nazionale coinvolgendo 70mila donne. Poco tempo dopo nasce l’Unione donne italiane (Udi), fortemente voluta da Montagnana e a lungo presieduta da Maria Maddalena Rossi, mentre le conferenze nazionali scandiranno il tempo del cambiamento della condizione femminile.

Livia Turco (classe 1955, parlamentare dal 1987 al 2013 e ministra nei governi dell’Ulivo) sottolinea la dimensione della comunità, la capacità di aggregazione, di saper creare “un popolo” di tutte le militanti. Caratteristiche, queste, che animano in primis le elette all’Assemblea Costituente: sono nove e a ciascuna è dedicato uno spazio che ne fa emergere la personalità e le vicende biografiche. Vite da film, punteggiate da momenti drammatici come l’esilio, i campi di concentramento, il carcere, il confino. Nei lavori dell’Assemblea difendono con tenacia le loro idee, ma senza arroccarsi su posizioni che avrebbero pregiudicato la conquista dei loro obiettivi, ricercando anzi un punto d’incontro con le colleghe democristiane e socialiste. Negli anni seguenti sono in prima linea per tradurre i principi costituzionali in leggi che li rendano concreti (è del ’50 un vero e proprio pilastro legislativo, quello sulla maternità, la cui prima artefice è Teresa Noce).

Accanto ai nomi, ci sono i numeri: a fine dicembre del ’45, ricorda Livia Turco, all’altezza del V Congresso del Pci, le iscritte al partito sono 300mila; nel ’79 superano 446mila, una cifra pari al 25% del totale. In Parlamento la presenza rimane esigua, figlia di un partito (e di una cultura diffusa) maschilista. Se nella prima legislatura le elette alla Camera sono 45, di cui 19 comuniste, nella seconda sono 34 di cui 16 del Pci, nella terza 25 (di cui 8); bisognerà aspettare la VII legislatura (1976-79) per vedere elette 65 deputate (44 delle quali comuniste). Un dato, quest’ultimo, che riflette il cambiamento in atto nel Paese, percorso dall’impetuosa mobilitazione femminista, in cui la domanda di riforme non è più eludibile. Lo conferma l’alta affluenza ai referendum che chiedono di cancellare le leggi sul divorzio e sull’interruzione di gravidanza, approvate rispettivamente nel 1970 e nel 1978: per il primo, nel ’74, va a votare l’87,7%; per il secondo, nell’81, il 79,4%, segno che sulle questioni che toccano la vita delle persone la risposta c’è ed è forte.

Sono anni, questi, in cui appaiono lontane le tempeste che avevano investito il partito, nel ’56 per i fatti d’Ungheria e per il rapporto Chruščëv , nel ’68 per la Primavera di Praga (a questo proposito, l’autrice non si sofferma sulla nascita del «Manifesto» e sulla radiazione di Rossana Rossanda e Luciana Castellina, citate in successivi passaggi), ma la perdita di Adriana Seroni, nel febbraio 1984, e di Enrico Berlinguer pochi mesi dopo, sono un colpo da cui non ci si rialza facilmente: «Ci sentivamo orfane», con «un senso di smarrimento politico ed esistenziale», osserva Turco. Affrontare questioni sempre più stringenti per le italiane - quali il tema della disoccupazione, acuito dalla mancanza di servizi e di un welfare adeguato, una gestione del tempo che consentisse alle donne di lavorare senza pregiudicare l’esperienza della maternità - è l’obiettivo della nuova generazione di comuniste, guidate proprio da Livia Turco. Le frenerà solo la fine del Pci, cui seguiranno nuovi assetti.

Compagne va letto, prima di tutto dalle ragazze e i ragazzi, per la lezione che trasmette con chiarezza e passione. E anche per il monito dell’autrice, che nella premessa avverte: «Sono state soggetto collettivo, hanno sempre amato il gioco di squadra, ma non si sono cimentate con il potere e con i suoi meccanismi e questo è stato il loro limite, perché ha impedito di tradurre in forti leadership individuali quella che era una grande forza collettiva diffusa sul territorio».

Compagne. Una storia al femminile del Partito comunista italiano
Livia Turco
Donzelli, pagg. 190, € 19

Riproduzione riservata ©

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