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La politica stanca dei nuovi programmi di La7

Se gli avvincendamenti a “In onda” convincono, il nuovo format “La corsa al voto” non graffia

di Stefano Biolchini

4' di lettura

A caccia delle piroette della politica, accelerata dalla corsa per le elezioni settembrine, La7 ha rivoluzionato il suo palinsesto. A “In Onda”, condotta dallo stanco duo Concita De Gregorio e David Parenzo, sono arrivati Marianna Aprile e Luca Telese. Una sostituzione in corsa che deve aver lasciato dell’amaro in bocca alla De Gregorio, che ha salutato i telespettatori in maniera sibillina, anche se, forse fin dagli esordi, quella dell’avvicendamento si prefigurava come scelta ineluttabile.

Il vecchio duo di conduzione funzionava solo a tratti, troppo saccentemente legata ai tempi della carta stampata la prima, troppo scoppiettanti e spesso estemporanei, senza però i tempi giusti, gli interventi di Parenzo. Risultato, arrivano Telese e Aprile. Il primo nettamente a suo agio, alla prova della conduzione risulta il più credibile del quartetto, anche se certe cadute di stile - come il benvenuto roboante alla collega in studio, “una sontuosa Marianna Aprile” - hanno lasciato perplessa la stessa beneficiaria. Una Aprile, va detto, che con uno stile ben più dimesso e una certa modestia per nulla falsata, fin dal debutto è apparsa più vicina al pubblico della troppo compassata e cattedratica De Gregorio, i cui giudizi omologatamente tranchant, e sempre politically correct, ne hanno col tempo fiaccato la resa. Sostituzione azzeccata insomma. Il duo Telese-Aprile alla prova del debutto sembra una buona scelta.

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“La corsa al voto”

Tutt’altro discorso invece per il nuovo “La corsa al voto”, condotto in studio dal tridente d’attacco composto da Paolo Celata, Silvia Sciorilli Borrelli e Alessandro De Angelis. Fedeli al lancio della trasmissione, che per bocca di Celata ha parlato di intento di “inchiodare l’ospite”, l’inviato del Tg di Mentana, la corrispondente del Financial Times e il giornalista di HuffPost - forse penalizzato dal collegamento da casa e da un eloquio azzimato alquanto involuto e dottorale - hanno proposto una conduzione d’attacco che, complice l’esuberanza dell’ospite Matteo Renzi, “profuma”, per dirla con Tennessee Williams, d’inutile.

Matteo Renzi

Inchiodare la favella del senatore di Rignano è, si ammette, cosa ardua, ma non irrealizzabile. E però, le domande scomode, come per esempio quella sua fama di “allontana elettori”, o “sfollagente” come dicono i maligni, o quelle, quando evoca la Russia per stare agli esteri, sui suoi impegni a pagamento in terra d’Arabia, o sulle sue promesse smarrite in fatto di candidatura, sono mancate quasi del tutto rendendo la “mission” alfine “impossible”. Se a ciò, poi, si aggiunge l’ansia del debutto e, incredibilmente, per chi è così spesso in tv, una rarefatta familiarità coi tempi del mezzo, oltre alla ingombrante presenza in studio del vero dominus del canale, il direttore Mentana, evocato da Renzi e subito materializzatosi, ecco che l’elefante nella stanza non solo incombe, ma irrompe. “Vederla senza Mentana”, dice improvvido Renzi rivolgendosi a Celata, e mettendo involontariamente il dito nella piaga... perché Celata senza il direttore a cui fa da spalla durante le lunghissime maratone, andato via lui ( “non voglio rubare”... la scena, “non voglio essere il direttore ingombrante” aggiunge il “maratoneta della tv”, ancora Freud, che così si giustifica congedandosi...) appare qui quasi smarrito, come il grande Peppino; ma senza Totò. Ma dicevamo, altro che inchiodare l’ospite, qui è la nemesi in trionfo.

Lilli Gruber

E non basta neppure la Montblanc, esibita plasticamente alla mano con piglio giornalistico pienamente europeo, della Sciorilli Borrelli, a far la differenza. Perché nell’ansia d’apparire non provinciale, come siamo invece noi al di qua della Manica, evocare a più riprese l’Uk e l’Europa, ci perdoni la pur brava collega, non basta a tener desto chi guarda. E neppure l’osservare il “senza cravatta” e l’accusare Renzi d’essere “senza calzini” ...no, non è sufficiente per raggiungere le sottili perfidie della regina del canale, l’immarcescibile Lilli Gruber .

Enrico Mentana

“Mentana, non voglio essere troppo ingombrante”, dice Renzi rivolgendosi al vero padrone di casa, lui sì brillante, mandando a farsi friggere il galateo televisivo. Per non dire, di quando parlando a De Angelis, Renzi gli intima “faccia il bravo”. Insomma, freudianamente o meno, Renzi ha smontato il tridente d’attacco, disintegrando il proposito “di intervistare e inchiodare il politico di turno”.

A poco sono serviti i tempi giusti di Renato Mannheimer. Toti e Crosetto, che con il tentativo di riagganciare il pubblico assopito polemizza sulla linea editoriale della rete e sulle intemerate provocatorie di Corrado Formigli, arrivano in studio che l’aria è ormai di stanca. Si fa presto ad annunciare sfracelli e inchiodamenti! Ma ad apparir ingenua è l’inavvedutezza di La7. Siamo o non siamo la patria del Manzoni? Il cuor di leone, gli artigli e le zanne è meglio lasciarli nel cassetto, quando le circostanze della politica, la stanchezza dei dibattiti, propongono sempre le stesse facce e gli ospiti sempre quelli “giusti”, come i conduttori. Niente che graffi o lasci il segno! Un’ospitata nei programmi tv più di tendenza non basta in generale a rendere meno compassati o arcigni o più convincenti. I telespettatori lo sanno, e noia a parte, con il già detto, è altamente probabile che cambino canale. O vista l’ora, dormano. Benvenga dunque l’approccio più modesto di Marianna Aprile, perché tutto il resto, teatro delle finte risse a parte, ci ha stufato!

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