NURAGHI SOTTO IL FANGO

La “Pompei del mare” finisce su Le Monde: a rischio i tesori megalitici della Sardegna

Un patrimonio da salvare finito sotto il fango migliaia di anni fa. Tesori megalitici, resti di quella che è stata definita la “Pompei finita sotto il mare” che secondo il quotidiano francese “Le Monde” sarebbero in pericolo

di Davide Madeddu


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(Marka)

2' di lettura

Un patrimonio da salvare finito sotto il fango migliaia di anni fa. Tesori megalitici, resti di quella che è stata definita la “Pompei finita sotto il mare” che secondo il quotidiano francese “Le Monde” sarebbero in pericolo. Patrimonio archeologico, al centro di una battaglia, rievocata dal quotidiano francese, che Sergio Frau giornalista scrittore esperto di archeologia, chiede di tutelare e valorizzare dando vita a quello che potrebbe essere «il più grande cantiere archeologico del mondo».

«Quanto emerso con la scoperta dei Giganti di Monte Prama è solo una piccola parte di quello che c’è sotto il fango – dice Frau -. Nel mio piccolo, nel 2005, ho fatto vedere una trentina di nuraghi sotto il fango. È tutta una zona, quella del Sinis, che presenta evidenti segni di aggressione marina. L’intero Sinis è una Pompei del mare, ci sono almeno 30, 40 nuraghi sepolti».

Argomenti che Sergio Frau ha portato all'attenzione dell’Unesco e dell’Accademia dei Lincei e che sono stati affrontati anche il 6 ottobre nel corso di un convegno promosso da geografi a Sorgono, in provincia di Nuoro al centro del quarantesimo parallelo. Paese con circa 200 menhir databili all’inizio del terzo millennio avanti Cristo e considerato da Sergio Frau al centro del mondo.

Sardegna: i tesori megalitici della «Pompei del mare»

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«Veniva chiamata la linea degli olimpi che nella direzione verso oriente passa per il Salento (dopo la Sardegna è la zona più ricca di menhir) e poi monte Olimpo e Lemnos, Caucaso e via della seta sino a Pechino – dice Frau – sul versante opposto lungo la direttrice Baleari». Per Sergio Frau i nuraghi «seppelliti sotto il fango» potrebbero essere ventimila. Una stima avvalorata anche dai risultati dell’operazione “S’Unda Manna” che, con l’utilizzo del drone ha censito «100 nuraghi, molti dei quali mai segnalati e visibili solo attraverso foto aeree».

Sergio Frau, che proprio attorno al tema ha scritto “Le Colonne d'Ercole. Un’inchiesta (Nur Neon, 2002)” e poi “Omphalos. Il Primo Centro del Mondo”, nel 2005 ha portato le foto del Sinis, «con tutti quei nuraghi sepolti», all’Unesco. «Per 20 giorni sono state esposte nel Corridoio Centrale della sede a Parigi». Da allora e dopo apprezzamenti e incoraggiamenti prosegue il suo viaggio di studio, tra ricerca e indagine sul campo e testi antichi.

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