Caro energia

La Portovesme del gruppo Glencore ferma la linea zinco

Scatta la Cig

di Davide Madeddu

 Produzione dello zinco alla Portovesme Srl (gruppo Glencore)

3' di lettura

Il costo dell’energia schizza alle stelle e la Portovesme srl (controllata Glencore) ferma la linea dello zinco, ricorre alla cassa integrazione, lasciando a casa 410 dipendenti, ma conferma investimenti per 52 milioni. Luci e ombre del settore industriale costretto a fare i conti con quella che in più hanno definito «emergenza energetica».
I rincari che colpiscono il settore produttivo nazionale arrivano sino alla più importante fabbrica metallurgica di metalli non ferrosi della Sardegna. Quella della controllata Glencore che nello smelter di Portovesme produce una media di 150 mila tonnellate di zinco dalla lavorazione della blenda. Un quantitativo capace di soddisfare circa la metà del fabbisogno nazionale di zinco. Il programma anticipato nell’ultimo trimestre del 2021 per fronteggiare l’emergenza è ormai stato attuato. A far scattare la decisione drastica, proprio i costi dell’energia.
«Sino al 2019 il costo dell'energia era di circa 45- 50 euro a megawatt/ora – dice Enrico Collu, responsabile del personale della Portovesme srl – oggi i costi sono letteralmente alle stelle e superano di parecchio i 300 euro a megawatt/ora. Ci sono stati momenti in cui il costo di un megawatt/ora ha superato anche i 400 euro. Un prezzo non sostenibile neppure per la nostra azienda». Proprio per contenere i costi ed evitare che le spese possano superare i ricavi, nella fabbrica che garantisce occupazione a 1.300 persone circa, è scattato il piano di razionalizzazione. Primo passo, lo stop alla linea più energivora e la Cig per 410 lavoratori. Che non vuol dire spegnimento in toto di tutti gli impianti ma riduzione graduale di tutte le linee a più alto consumo. «Come da programma la capacità produttiva è ridotta a un terzo – dice Davide Garofalo, amministratore delegato della Portovesme srl Glencore – si è fermato un reparto completo e fatto ricorso alla cassa integrazione in maniera massiccia».
Con lo stop agli impianti è scattato anche il via agli ammortizzatori sociali (a rotazione) che riguardano un nutrito gruppo di lavoratori. «La cassa integrazione per i 410 è partita – aggiunge Enrico Collu – ciò significa che a turno resteranno a casa 170 lavoratori». Non è tutto. «Un altro aspetto ci rattrista – aggiunge – perché restano a casa, sino a nuovi cambiamenti, anche tutti gli interinali che non possono essere distribuiti in altri impianti. A oggi resteranno a zero ore e quindi fuori dal ciclo, altri 32 lavoratori».
Una situazione che preoccupa sopratutto le organizzazioni sindacali dato che la fabbrica controllata dalla Glencore è l'unica industria attiva nel polo industriale del Sulcis Iglesiente. Proprio per questo motivo i rappresentanti dei lavoratori da tempo lanciano appelli alle istituzioni.
«Siamo consapevoli che questa situazione non riguardi solamente il polo industriale di Portovesme – dice Nino D'Orso, segretario della Femca – per questo motivo auspichiamo un intervento decisivo del Governo per trovare una soluzione che ora interessa questa fabbrica ma che piano piano va a riguardare tutti i settori produttivi». Il sindacalista ricorda che «siamo di fronte a un'azienda che produce e che viene considerata strategica per il Paese e di questo non si può non tener conto».
C’è un dato da sottolineare. Resta operativo il resto della fabbrica che, oltre a produrre circa 150 mila tonnellate l’anno di zinco,ne lavora anche 65 mila di piombo ( da cui si estrae oro e argento), 3.000 tonnellate di rame, 300 di argento e una d’oro, oltre 200 mila tonnellate di acido solforico.
In questo scenario non proprio confortante c'è però una luce di speranza. La fermata dell'impianto a più alto consumo di energia non ferma, comunque, i programmi dell'azienda del polo industriale del Sulcis Iglesiente. «Gli investimenti annunciati sono confermati – chiarisce l'amministratore delegato – ci sarà qualche rimodulazione ma tutto resta valido, e si tratta di 52 milioni di euro per interventi di ottimizzazione ma anche per la riduzione del consumo energetico, economia circolare e interventi di varia natura».
In questo scenario poi va a incastrarsi un altro tassello considerato importante. E che riguarda la fermata per la manutenzione e il miglioramento degli impianti.
Decisione che che porta con sè anche alcune rimodulazioni dei programmi. In questo panorama di interventi viene confermata anche la fermata per la manutenzione e miglioramento degli impianti. «La decisione di confermare il piano di fermata è positiva – commenta Francesco Garau, segretario generale della Filctem – . Questo fatto ci dà l’idea che la Glencore vuole continuare sullo stesso territorio. Chiederemo che lo slittamento annunciato non sia troppo in avanti con i tempi, anche perché queste opere dovrebbero dare respiro ai lavoratori degli appalti».

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