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La posizione della Chiesa sul reddito di cittadinanza: sì a un restyling, no a un colpo di spugna

Le considerazioni del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Chiesa e Palazzo Chigi non sono su fronti così contrapposti come era stato detto nelle scorse settimane e ci sono quindi ampi margini di manovra per trovare qualche soluzione che può andare bene a tutti

di Giancarlo Mazzuca

(ANSA)

2' di lettura

«Perché sarebbe sbagliato eliminare il reddito di cittadinanza? Per la semplice ragione che è diventato indispensabile per tanti che non hanno altri aiuti. Tale reddito va solo cambiato perché non diventi un incentivo all'assistenzialismo». Al telefono, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, da me interpellato, precisa la posizione della Chiesa: sì ad eventuali modifiche del provvedimento da parte del governo, no alla sua abolizione “tout court”.

Questa dichiarazione dell'arcivescovo di Bologna serve a meglio chiarire il dibattito che ha riempito le cronache dei giornali: a differenza di quanto è stato scritto da molti, la Chiesa non si oppone a priori alle modifiche che il premier Meloni vorrebbe apportare a questo benedetto reddito di cittadinanza.

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Il cardinale Zuppi è, infatti, in linea con quanto ribadito dal presidente del Consiglio che anche nei giorni scorsi ha detto: «Uno Stato giusto dovrebbe mettere in sicurezza sul piano dell'assistenza chi non è in grado di lavorare, come gli anziani o le famiglie senza reddito con minori a carico. Ma per tutti gli altri uno Stato giusto dovrebbe creare le condizioni per avere lavoro».

In sostanza, Chiesa e Palazzo Chigi non sono su fronti così contrapposti come era stato detto nelle scorse settimane e ci sono quindi ampi margini di manovra per trovare qualche soluzione che può andare bene a tutti. Con noi, il cardinale Zuppi non è stato affatto «tranchant» ed ha dissipato tutti quei dubbi sul futuro del provvedimento varato nel 2019 dall'allora governo Conte sotto la spinta dell'ex ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, l'ex grillino Luigi Di Maio. Sua Eminenza non ci ha infatti detto che il reddito di cittadinanza non si debba toccare ma che, anzi, può essere migliorato. In altre parole, è proprio quello che intende fare il governo per eliminare tutte le degenerazioni con il reddito di cittadinanza che è diventato per molti una specie di panacea di tutti i mali garantendo un aiuto a coloro che se ne stanno a casa anziché andare a lavorare.

Per il governo Meloni ci sono dunque sufficienti margini di manovra per portare a casa una giusta riforma: in futuro il provvedimento aiuterà soltanto coloro che non hanno veramente possibilità di trovare un lavoro. Il premier avrà campo libero per mettere in riga i soliti furbetti.

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