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La posta in palio nel caso Autostrade? Gli investimenti esteri in Italia

La partita Autostrade non era solo italiana: coinvolti c’erano investitori esteri, oltre alla Bce che ha 9 bond del gruppo. Ecco cosa si rischiava

di Morya Longo

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(Ansa)

La partita Autostrade non era solo italiana: coinvolti c’erano investitori esteri, oltre alla Bce che ha 9 bond del gruppo. Ecco cosa si rischiava


3' di lettura

Il fatto che Angela Merkel, incontrando il Premier Giuseppe Conte qualche giorno fa, si sia dichiarata «curiosa» di vedere come sarebbe andata a finire la questione Autostrade, dimostra quanto la battaglia tra il Governo e Atlantia non fosse una questione solo italiana. I risvolti internazionali sono sempre stati tanti. Un eventuale default dell’azienda autostradale, scongiurato con l’intesa notturna, avrebbe infatti avuto contraccolpi in Europa e in molte parti del mondo: non solo sarebbero diventati insolventi 9 bond di Autostrade per l’Italia comprati dalla Bce e tutt’ora nel suo portafoglio, non solo sarebbe finito in crisi il finanziamento da 1,3 miliardi erogato dalla Bei ad Autostrade, ma tanti azionisti e obbligazionisti internazionali avrebbero sofferto perdite. Più di quelle che già hanno subìto fino ad oggi. A partire dal gruppo tedesco Allianz, da quello francese Edf, da quello olandese Dif e dal fondo governativo cinese Silk Road, che insieme detengono l’11,94% di Autostrade per l’Italia.

La battaglia tra Governo e famiglia Benetton, insomma, si combatteva anche su terreni internazionali. In palio non c’era solo la concessione autostradale, o la vittoria morale di questo o quel partito, ma c’era soprattutto la credibilità dell’Italia, la sua capacità di attrarre investimenti stranieri, la sua forza contrattuale in Europa. Tutte merci quantomai preziose. Soprattutto in questo periodo difficile.

La posta in palio: gli investimenti esteri

L’Italia è un Paese che nel 2019 ha attirato investimenti diretti esteri (solo industriali, escludendo quelli finanziari) per 23,7 miliardi di euro. Si tratta dei flussi netti, cioè depurati dai disinvestimenti avvenuti nello stesso anno. Nel complesso in Italia lo stock di investimenti industriali esteri, secondo i dati dell’Ocse, ammontano a 397 miliardi. Non esistono dati sul 2020, ma è presumibile che la frenata sia stata corposa: il coronavirus, la crisi economica e la grande incertezza hanno infatti remato contro. In questo contesto, un’eventuale revoca della concessione autostradale non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione aumentando l’incertezza.

«Chi rimane scottato, difficilmente torna a investire in quel Paese», osserva lapalissiano un economista che preferisce non apparire. Insomma: il rischio era di scoraggiare ulteriormente gli investimenti industriali esteri in un Paese, come l’Italia, che già si trova al cinquantottesimo posto al mondo nella classifica 2020 della Banca mondiale sulla facilità di fare business. Perché sul Paese pesano già i Tribunali lenti, la burocrazia bizantina, le tasse elevate, le normative farraginose e ora anche la grave crisi economica.

I tempi lunghi della trattativa

Tutto bene, dunque, ora che l’accordo è stato trovato? I commenti che si sentono da vari economisti sono cauti. Perché è vero che il peggio è stato evitato, dal punto di vista degli investitori, ma è anche vero che ci sono voluti due anni per arrivare a una conclusione per questa tormentata vicenda. «Il Governo annunciò la revoca della concessione dopo il crollo del ponte Morandi, ma per due anni c’è stato un tira e molla e alla fine è stato trovato un accordo in un consiglio dei ministri notturno. Tutto questo ha alimentato l’incertezza», osserva un economista. Anche perché i due anni non sono passati sui tavoli tecnici per valutare le varie opzioni, ma sui tavoli politici per pesare le posizioni dei vari partiti e il loro ruolo sulla tenuta del Governo.

Investitori esteri coinvolti

Sta di fatto che ora, scampato il pericolo, tutti gli investitori internazionali coinvolti tengono le bocche cucite. Come sempre hanno fatto. Allianz Capital Partners, società del gruppo tedesco che detiene la quota di maggioranza del veicolo Appia Investments che ha in mano il 6,94% di Autostrade per l’Italia, non ha mai commentato. Ma di certo è uno dei soggetti, come scriveva l’Ansa qualche giorno fa, candidati a investire ancora in un contesto in cui la concessione autostradale non viene ritirata. Difficile conoscere le intenzioni degli altri.

Anche perché, come trapela per esempio dalla Bei, ancora bisogna conoscere i dettagli dell’intesa e l’esito dei Cda di Aspi e Atlantia. Anche la Bce non commenta, ovviamente, ma una cosa è certa: se l’intesa non fosse arrivata, la Banca centrale avrebbe rischiato il default di ben 9 obbligazioni Autostrade per l’Italia che ha comprato nell’ambito del programma di acquisti di bond aziendali. In passato la Bce era passata solo da un default, molto piccolo, della società austriaca Steinhoss. Il default di Autostrade, a Francoforte, sarebbe stato ben più rumoroso.

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    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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