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La Premier sbanca il calcio europeo

di Marco Bellinazzo

Manchester United (Epa)

4' di lettura

Dopo 11 stagioni il Manchester United scalza dal primo posto della graduatoria dei club europei con il più alto fatturato il Real Madrid. Nella stagione 2015/16 i Red Devils hanno conseguito il record di revenue della loro storia con 689 milioni di euro. Un dato impressionante, considerando che il Manchester United non ha disputato la Champions per due anni e che si basa quindi esclusivamente sulla forza dei brand del club e della Premier League, diventato il campionato più ricco del mondo grazie a introiti tv che dalla stagione in corso viaggiano intorno ai 3,5 miliardi a stagione (con un incremento del 70% rispetto al passato accordo tv). Ma non solo, se si pensa che i ricavi commerciali del club di Manchester della famiglia Glazer sono aumentati in un anno del 53% da 272 a 363 milioni.

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Il sorpasso è stato certificato dalle Deloitte Football Money League 2017 (che non conteggia le plusvalenze da calciomercato). Sul podio ci sono poi le due regine spagnole, il Barcellona e il Real Madrid che sono divise da un manciata di euro raggiungendo entrambe ricavi annui per oltre 620 milioni. Blaugrana e Merengues però potrebbero riacciuffare presto il primato perché si preparano a concludere nuovi accordi di sponsorizzazione a cifre da capogiro e hanno in programma ampliamenti dei rispettivi stadi con un investimento totale di oltre un miliardo di euro.

I 20 top club europei hanno registrato, in ogni caso, nella stagione scorsa il primato storico di entrate: 7,4 miliardi di euro, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. Una crescita che dimostra lo stato di salute del movimento continentale, pur confermando l’allarme lanciato pochi giorni fa dal presidente Uefa Aleksander Ceferin sul pericoloso oligopolio creatosi al vertice della piramide calcistica, dove si sono arrampicati nove club “troppo più ricchi degli altri”.

Tra questi ci sono e ci saranno sempre più team della Premier, nonostante il calo della sterlina post Brexit. Già nel 2016 tra i primi 20 club d’Europa per fatturato ce ne sono otto del massimo campionato britannico (e 12 tra i primi 3o) che totalizzano da soli 3,2 miliardi di introiti e tra questi fa capolino per la prima volta al ventesimo posto, con un fatturato di 170 milioni, il Leicester City che con Claudio Ranieri ha compiuto la leggendaria impresa di vincere il torneo battendo le squadre più blasonate d’Oltremanica. L’altra formazione di Manchester, il City dello sceicco Mansour, balza invece al quinto posto generale con 525 milioni di fatturato. Sopra i 400 milioni di ricavi si posizionano le altre big della Premier, Arsenal Chelsea e Liverpool.

Le uniche società a poter reggere il confronto con le inglesi, a parte le spagnole, sono il Bayern Monaco (quarto assoluto con 592 milioni di ricavi), il Paris Saint Germain dell’emiro qatariota Al Thani (con 520 milioni di introiti) e la Juventus, decima e prima delle italiane con 341 milioni.

Nonostante la crisi di immagine e il lentissimo sviluppo infrastrutturale, la Serie A riesce comunque a piazzare altri club nella top 20: la Roma, grazie alla munifica partecipazione Champions si piazza quindicesima, per la prima volta davanti al Milan, mentre l’Inter è in penultima posizione. Le due milanesi, tuttavia, in attesa di vedere i frutti degli investimenti dei nuovi proprietari cinesi, dal prossimo anno rischiano seriamente di uscire per la prima volta dal ghota del calcio europeo. Al contrario, il Napoli di Aurelio De Laurentiis nel 2016 scivolato al trentesimo posto incassando 142 milioni, nel 2017 risalirà la china sfruttando il volano Champions.

«I club britannici registrano alte posizioni in classifica soprattutto grazie alle ottime infrastrutture e ai servizi aggiuntivi che sono in grado di offrire al proprio pubblico - spiega Luca Petroni, Partner Deloitte e Sector Leader THS -. In questo senso anche i risultati della Juventus dimostrano quanto sia strategico investire in uno stadio di proprietà e nella propria immagine e il recente rebranding del club dimostra la volontà di continuare su questa strada. Analizzando il posizionamento delle altre italiane emerge come la competizioni europee siano cruciali per la crescita dei ricavi: la presenza dei tifosi ai match è essenziale per poter lavorare a offerte competitive che siano in grado di coniugare al meglio, lo spettacolo con la qualità dei servizi e delle infrastrutture».

In generale in Serie A gli introiti da matchday rimangono contenuti.Tre delle quattro squadre infatti si posizionano nel quartile più basso dei ricavi da matchday. Nel corso della stagione 2015/16, i club italiani hanno fatto registrare però un significativo incremento dei ricavi “commercial” trainati principalmente dalla Juventus (che ha incassato 101,7 milioni con un + 38% rispetto alla stagione precedente).

Infine, l’unica squadra estranea alle cinque principali Leghe europee è lo Zenit San Pietroburgo con quasi 200 milioni di entrate molte delle quali assicurate dal proprietario Gazprom. Mentre tra il ventunesimo e il trentesimo posto trovano spazio i turchi del Fenerbace e del Galatasaray e i portoghesi del Benfica.

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