Salone del Libro di Torino

La presenza dell’editore «sovranista» infiamma la kermesse

di Stefano Biolchini


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(Agf)

3' di lettura

La partecipazione dell'editore “sovranista” Altaforte infiamma la vigilia del Salone del Libro di Torino. Dopo le dimissioni, ieri, dello scrittore Christian Raimo dal ruolo di consulente editoriale per i commenti a un suo post in cui definiva “neofascisti e razzisti” alcuni editori e giornalisti, spingendo per un “Salone militante e antifascista”, sono arrivate le defezioni del collettivo di scrittori Wu Ming e del saggista Carlo Ginzburg. E mentre la lista dei partecipanti subisce a vario titolo defezioni di ora in ora a nulla sono valse le parole del direttore del Salone Nicola Lagioia, che in un lungo post aveva fatto notare come lo stand di Altaforte occupi 10 metri quadri su 60 mila e che la sua partecipazione non rientri “in nessun incontro nel programma ufficiale su 1200 previsti”, ribadendo però di credere “che la comunità del Salone possa sentirsi offesa e ferita dalla presenza di espositori legati a gruppi o partiti politici dichiaratamente o velatamente fascisti, xenofobi, oppure presenti nel gioco democratico allo scopo di sovvertirlo”.

“La settimana scorsa abbiamo annunciato la partecipazione di Wu Ming 4 al Salone Internazionale del Libro di Torino, il 12 maggio, per presentare l'antologia di suoi scritti su J.R.R. Tolkien Il Fabbro di Oxford, in uscita per la casa editrice Eterea. Oggi annunciamo che la presentazione è annullata” fa sapere il collettivo di scrittori.

“Ormai è noto - scrivono -: al Salone avrà uno stand Altaforte, di fatto la casa editrice di Casapound. Nei giorni scorsi questa notizia ha suscitato molte critiche ed esortazioni a tenere fuori dalla kermesse una presenza platealmente neofascista. E come ha risposto il Comitato d'indirizzo del Salone? Con un comunicato che in sostanza dice: Casapound non è fuorilegge, dunque può stare al Salone, basta che paghi. Come spesso accade, ci si nasconde dietro il «legale» per non assumersi una responsabilità politica e morale. Per rigettare il fascismo non serve un timbro della questura”. “Noi riteniamo che i fascisti vadano fermati e, metro dopo metro, ricacciati indietro - proseguono -. Noi riteniamo necessario dare segnali sempre più chiari e forti, come è stato fatto venerdì scorso nella piazza di Forlì. Noi non abbiamo intenzione di condividere alcuno spazio o cornice coi fascisti. Mai accanto ai fascisti. Per questo non andremo al Salone del Libro”.

“Informo che annullerò la mia partecipazione al Salone del libro di Torino, prevista per l'11 maggio”, rincara lo storico e saggista Carlo Ginzburg, che avrebbe dovuto parlare del suo ultimo volume “Nondimanco. Machiavelli, Pascal”, edito da Adelphi. “Condivido pienamente le dichiarazioni espresse dal collettivo Wu Ming a proposito della presenza al Salone della casa editrice Altaforte, legata a Casa Pound - prosegue Ginzburg -. La mia, tengo a sottolinearlo, è una scelta politica, che non ha nulla a che fare con la sfera della legalità. Desidero esprimere in questa circostanza la mia solidarietà a Christian Raimo”.

Il comitato d'indirizzo, presieduto da Maurizio Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei Lettori, aveva difeso il “diritto per chiunque non sia stato condannato per la propagandadi idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri”, rivendicando allo stesso tempo “l'altrettanto indiscutibile diritto di chiunque di dissentire, in modo anche vibrante, dalla linea editoriale perseguita da un editore”.

    Ricordiamo che fra le novità editoriali che Altaforte presenterà al Salone c'è il libro-intervista “Io sono Matteo Salvini”. Venerdì scorso, annunciando che quella sarebbe stata “l'unica partecipazione a un dibattito che non ci appartiene”, la casa editrice aveva precisato: “Rappresentiamo operatori puri del campo editoriale, senza alcun riferimento a soggetti di natura politica o partitica. Ciò non impedisce che la nostra attività si svolga con particolare attenzione alla rappresentazione dell'area culturale oggi riferita - nella sintesi comunicativa - come “sovranismo'”.

    “Penso che sia sufficiente una rapida lettura dei titoli in catalogo della società Altaforte Edizioni per ritenere assolutamente inopportuna la presenza al Salone Internazionale del Libro di Torino” hanno scritto alcuni consiglieri M5S di Torino, Damiano Carretto, Maura Paoli e Daniela Albano. La nostra città, medaglia d'oro al valor militare per la Resistenza - scrivono - non può e non deve accettare che vengano diffusi messaggi di chiaro stampo fascista all'interno del più importante evento culturale cittadino. Non ritengo che venga leso alcun diritto costituzionale nel voler sancire in modo chiaro e netto che chi si adopera per diffondere ideali che non dovrebbero più trovare spazio nel nostro Paese, non può trovare spazio in un evento della Città di Torino. Mi auguro - conclude il post - che il comitato di indirizzo del Salone riveda la propria posizione ed escluda la società Altaforte Edizioni dalla manifestazione”.

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