vivissime condoglianze

La prigione delle scartoffie


1' di lettura

In questa settimana è uscita una notizia sul quotidiano «La Stampa»: a Torino l’85% dei carri attrezzi sarebbe irregolare. Autorizzazioni, patenti, peso, sagome: su 99 controlli sono state inflitte ben 83 multe da parte dei vigili urbani. Può essere che qualcuna sia stata ripetuta, ma il dato è sconvolgente. Del resto, alcuni siti, sempre nell’ultima settimana, riportavano un’altra notizia: in Italia per aprire un botteghino o un locale per vendere la pizza al trancio occorrono 70 autorizzazioni, permessi et similia. Che dire? In un Paese dove per pagare le tasse occorre pagarne un’altra (è l’onorario del commercialista), perché nessuno riesce a capire da decenni come compilare una denuncia dei redditi, le scartoffie e le menate varie sono le vere padrone. Faceva notare allo scrivente un guidatore di tram di Milano che se i mezzi pubblici rispettassero alla lettera i regolamenti, si potrebbero creare situazioni caotiche per la circolazione e per i servizi pubblici. Tutto questo fa parte di una tradizione ridicola, che ha portato il Belpaese a inventare stratagemmi burocratici ameni, come i certificati di morte con scadenza (sino a qualche anno fa duravano alcuni mesi). Speriamo che qualche governo politicamente corretto non inventi un certificato di buona condotta, che potrebbe anche consistere in una dichiarazione autonoma da stilare sotto la propria responsabilità, come il certificato antimafia. O come altri che per fortuna ignoriamo.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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