Global View

«La priorità è salvare il progetto europeo»

di S.Car.


(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

È Svizzera, ma le chiavi dell’appartamento che ha affittato non le trovano. Mario Moretti Polegato deve aspettare al freddo, al suo arrivo dopo il viaggio in auto. Piccoli inconvenienti di Davos, come la neve, il rischio di scivolare sul ghiaccio, le ragioni di sicurezza che costringono anche i vip a mettersi a volte in coda egualitaria. L’imprenditore veneto non perde il buonumore: «Vengo a Davos da 15 anni, ogni anno. È un’occasione molto importante per informarsi sulle ultime novità scientifiche e tecnologiche, tanto utili per progettare il domani delle mie aziende, assieme a una visione delle tendenze politiche internazionali. E anche per comprendere quali nuove opportunità può avere la mia finanziaria Lir». Ragioni che inducono anche altri imprenditori italiani a non mancare al World Economic Forum.

La novità di quest’anno, secondo Moretti Polegato, è che «mentre non c’è un vero tema dominante, l’Europa si presenta sfaldata, davvero in difficoltà. Molti colleghi e io pensiamo che sia diventata una priorità cercare di evitare il fallimento del progetto europeo che, non dimentichiamolo, è nato a Roma». «I partiti sovranisti dicono quale Europa non vogliono, ma non spiegano quale Europa desiderano», continua: le magagne ci sono, contrasti e atteggiamenti assai discutibili da parte di singoli Paesi membri come la Francia anche, ma «bisogna ripartire dalle radici e lavorare per una Europa che dia impulso alla crescita, che lotti contro la povertà e proceda a una maggiore integrazione economica. L’Europa deve scuotersi e tornare allo spirito con cui è stata costruita. E mettere l’imprenditoria al centro del suo modello di sviluppo». Moretti Polegato non è certo stupito del fatto che il Fondo monetario abbia rivisto al ribasso le prospettive di crescita soprattutto per Germania e Italia, dati i nostri stretti rapporti economici con Berlino: «Non penso che sia il caso di parlare di recessione. Sono perfettamente d’accordo con Christine Lagarde, di cui sono amico da lungo tempo, quando invoca una maggiore cooperazione internazionale: nessuno dei grandi problemi economici, né quelli geopolitici ambientali o dei flussi migratori, può esser risolto da singoli Paesi». Il mondo è fatto di economia ma «anche di sicurezza. Di aiuto ai Paesi più poveri e pure di protezione, con l’esigenza di aiutare gli Stati in via di sviluppo a far crescere le loro economie. Nessun Paese può farlo senza la cooperazione degli altri». La Brexit, invece, va in senso contrario: «Spero che facciano un secondo referendum, nell’interesse loro e di tutti». Cita un fenomeno come il boom dell’export di vino italiano nel Regno Unito, di cui sta beneficiando l’azienda del fratello Giancarlo: «Non abbiamo mai esportato così tanto. C’è un accaparramento di vino italiano da parte degli importatori britannici in anticipo rispetto a possibili dazi post-Brexit. Ma non c’è da rallegrarsi troppo: è una distorsione che potrebbe avere conseguenze negative, quando magari il vino italiano potrebbe essere penalizzato su quel mercato da una svantaggio competitivo rispetto, ad esempio, ai vini australiani».

Tra i cambiamenti in atto in Italia, Moretti Polegato cita lo sviluppo ormai significativo del commercio elettronico «destinato a diventare protagonista, in prospettiva anche nella distribuzione alimentare, con vantaggi per i consumatori». Molti imprenditori «attendono risposte dal governo sul tema del rilancio degli investimenti. L’Italia ha bisogno di semplificazione, di abbandonare gli eccessi di burocrazia e la scarsa chiarezza delle leggi e della loro applicazione». «Il 2019 - ritiene - sarà un anno di assestamento per l’economia italiana, in relazione a un calo delle esportazioni dovuto alla crescita meno marcata in alcuni mercati-chiave e a una situazione internazionale di maggiore incertezza». Ci vorrebbe una spinta in più non dai settori tradizionali in cui l’Italia eccelle, ma sul versante dell’innovazione tecnologica: «Quanto sarebbe positivo se in Italia nascesse una nuova Olivetti, se tornassimo a giocare un ruolo importante nel settore dell’elettronica. Penso a quanti italiani lavorano in aziende quali Google, Microsoft, Ibm. Certo l’innovazione va anche favorita se si vuole che prenda slancio. È anche sbagliato temere l’intelligenza artificiale: non credo che porterà via lavoro, semmai la fatica dei lavori manuali».

Nonostante le difficoltà esterne e interne, insomma, «non è il caso di essere pessimisti sul nostro Paese», conclude Moretti Polegato. Un invito che a Davos ha trovato basi di appoggio. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto di aver riscontrato tra i ceo presenti al forum minori perplessità verso l’Italia rispetto a qualche tempo fa, in particolare sul fronte della disponibilità a investire. Il premier Giuseppe Conte ha riferito che Tim Cook, numero uno di Apple, gli ha detto di esser intenzionato a investire ancora nel nostro Paese.

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