Economia Digitale

«La privacy non va sospesa». Le indicazioni del Consiglio D’Europa

Il Consiglio non esclude la possibilità di altre forme di tracciamento, non aggregate ma sulle singole persone, ma solo a certe condizioni

di Alessandro Longo

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Il Consiglio non esclude la possibilità di altre forme di tracciamento, non aggregate ma sulle singole persone, ma solo a certe condizioni


4' di lettura

È possibile usare tecnologie di tracciamento contro il coronavirus, ma la tenuta democratica richiede alcune accortezze, per evitare di ritrovarci domani in una società della sorveglianza di massa. Significa rispettare soprattutto i principi di necessità, minimizzazione e temporaneità; ma anche di trasparenza sulle misure adottate, che devono essere sempre sottoposte a scrutinio pubblico e indipendente.
Così si è appena espresso il Consiglio d'Europa , la principale organizzazione di difesa dei diritti umani, democrazia e Stato di diritto. “La sua opinione è importante, sebbene non vincolante per gli Stati: il Consiglio d'Europa è la culla storica della regolamentazione del trattamento dati in Europa”, dice Alessandro Mantelero, professore associato di Diritto Privato nel Politecnico di Torino, esperto scientifico dell'Ad hoc Committee on Artificial Intelligence del Consiglio d'Europa.
I no del Garante della privacy.
Opinione del resto vicino a quella espressa dal Garante Privacy italiano Antonello Soro in molte interviste nei giorni scorsi, tra cui anche a Radio24. Soro ha indicato la necessità di trovare soluzioni le meno invasive possibile e ha bacchettato fughe in avanti come quella della Regione Lombardia (e, in seguito, della Regione Lazio) che ha usato i dati dei cellulari per tracciare gli spostamenti dei cittadini. Anche se questo è avvenuto in forma aggregata, sono iniziative che contrastano con il principio di trasparenza e con la necessità di farle passare da un dibattito pubblico (nazionale, non locale) prima di metterle in atto.
Ricordiamo che in questi giorni il ministero dell'innovazione dovrà scegliere la soluzione di tracciamento italiana dei contagi, tra centinaia di proposte, più o meno rispettose dei principi della privacy. L'opinione del Consiglio non potrà che avere un peso.
Cosa ha dettol il Consiglio d’Europa.
Il Consiglio d'Europa chiarisce prima di tutto un equivoco. La privacy non va sospesa – come alcuni cominciano a chiedere – ma vanno applicate deroghe previste all'interno di una cornice normativa precisa. “Mentre l'allarmante situazione di salute pubblica di questi paesi ha giustificato l'introduzione di regimi specifici, va sottolineato che, in quei periodi limitati – si legge - , l'esercizio dei diritti umani, come sancito in numerosi accordi internazionali (come il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo) e gli strumenti nazionali sono applicabili e non possono essere sospesi, ma solo derogati o limitati dalla legge, nella misura strettamente richiesta dalle esigenze della situazione nel rispetto dell'essenza dei diritti e delle libertà fondamentali”.
Secondo la Convenzione 108+, trattato a cui anche l'Italia aderisce, le eccezioni sono “previste dalla legge, rispettano l'essenza dei diritti e delle libertà fondamentali e costituiscono una misura necessaria e proporzionata in una società democratica”.
“È importante ricordare che la protezione dei dati non può in alcun modo costituire un ostacolo al salvataggio di vite umane e che i principi applicabili consentono sempre un bilanciamento degli interessi in gioco”, scrive il Consiglio.
Entrando nel dettaglio dei principi da applicare, il Consiglio spiega che devono essere “rispettati i principi di protezione dei dati e pertanto si assicura che gli interessati siano informati del trattamento dei dati personali ad essi correlati; il trattamento dei dati personali viene effettuato solo se necessario e proporzionato allo scopo esplicito, specificato e legittimo perseguito; una valutazione d'impatto viene effettuata prima dell'avvio del trattamento; la privacy in base alla progettazione è garantita e sono adottate misure appropriate per proteggere la sicurezza dei dati, in particolare se correlati a categorie speciali di dati come i dati relativi alla salute; gli interessati hanno il diritto di esercitare i propri diritti”.
Ad esempio – specifica il Consiglio – è possibile l'uso di informazioni aggregate (non identificative delle persone, quindi) su posizione geografica per segnalare assembramenti che violano i requisiti di confinamento o per indicare i movimenti di persone che si allontanano da un'area rossa.
Il Consiglio non esclude la possibilità di altre forme di tracciamento, non aggregate ma sulle singole persone, ma solo a certe condizioni; deve essere provato che “i potenziali benefici per la salute pubblica di tale sorveglianza epidemica digitale (ad esempio il monitoraggio dei contatti), inclusa la loro accuratezza, prevalgono sui benefici di altre soluzioni alternative che sarebbero meno invasive”.
Questo significa in concreto – spiega Mantelero – due cose: sia che ci devono essere benefici effettivi, possibili però solo se l'attività di test dei contagiati potenziali vada di pari passo con il loro tracciamento; sia verificare che non siano praticabili alternative che tutelino le identità degli interessati, con tecnologie di crittografia e tecniche di pseudo-anonimizzazione. Per esempio, un'eventuale app di contact tracing potrebbe limitarsi ad avvisare i potenziali contagiati (coloro che, in base a dati tracciati dal cellulare, sono stati vicini a una persona risultata positiva al coronavirus) senza che la loro identità sia conosciuta a nessuno (né al Governo, né ai gestori dell'app). Sfruttano questo principio almeno due delle app ora allo studio del ministero, come anche una creata dal Mit Technology Review.
Se si dovesse valutare che questo tipo di tracciamento è sufficiente allo scopo, allora si dovrà usare questo e non altri più invasivi: è questo il principio di minimizzazione.
In ogni caso, la misura dovrà essere temporanea e ci deve essere massima trasparenza pubblica su come è applicata.
Il rischio da evitare è duplice: da una parte, quello di gravissimi pregiudizi ai valori democratici, come segnalato anche da Peter Swire, massimo esperto di privacy negli Usa e già collaboratore del governo Obama ().
Dall'altra, il rispetto di questi principi è anche garanzia di efficacia della misura. Solo grazie a un uso scrupoloso dei dati, infatti, se ne può garantire qualità e sicurezza, pre condizione perché i risultati del tracciamento siano in effetti utili (e non ricchi di falsi positivi, falsi negativi ad esempio).
Anche in questo caso, quindi, privacy e salute si dimostrano diritti non in conflitto ma alleati all'interno di una cornice democratica.

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