Innovazione

La produzione del sughero verso l’edilizia

Il nuovo business compenserà in prospettiva il minore utilizzo nel settore delle bottiglie di vino

di Michele Romano


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2' di lettura


L’industria italiana dei tappi in sughero, che annualmente produce 1,5 miliardi di esemplari, ha uno straordinario alleato nella nuova frontiera dell’edilizia sostenibile, che si colloca perfettamente anche nel quadro dell’economia circolare. Il know how è quello sperimentato con successo dall’esperienza di Diasen, innovativa azienda di Sassoferrato, che usa lo scarto della produzione dei tappi per realizzare isolanti termici per l’esterno e l’interno delle abitazioni e pitture.

Una parte di quegli scarti ora viene utilizzata per produrre tappi in sughero macinato e un’altra finisce già all’edilizia, per la realizzazione di semplici pannelli isolanti: la sfida che parte dalle Marche è lavorare sui granuli, come materia prima per gli isolanti. Il circuito virtuoso si completa poi con il trasferimento all’esterno di questi ultimi scarti, restituiti ai sugherifici o ai produttori di combustibili in pellet, all’insegna di un concreto impegno green.

La produzione dei tappi è un processo produttivo lento e complesso, visto che l’albero di sughero deve avere un’età di almeno 25 anni perché si possa procedere all’estrazione. È anche il piatto forte della filiera, quello che produce più fatturato, più valore e più scarto, ma rischia di non essere più centrale e in grado di assorbire il 70% dell’attuale produzione di sughero, in quanto i produttori di vino di tutto il mondo si stanno indirizzando verso altri materiali per evitare il fenomeno più temuto: l’odore di tappo.

L’utilizzo in edilizia, che oggi rappresenta solo un mercato di nicchia, ha dunque le potenzialità per assorbire un eventuale calo della domanda tradizionale. Una buona notizia per le industrie della lavorazione e trasformazione del sughero e anche per i coltivatori italiani (il 90% dei quali concentrati in Gallura, ndr.), che curano circa 220 mila ettari di foreste di “Quercus suber”, poco più del 10% dell’estensione complessiva localizzata esclusivamente nel Mediterraneo, per lo più concentrata in Portogallo e che ha in Spagna, Nord Africa e Corsica altri importanti aree di produzione e raccolta.

Il sughero è un materiale naturale, versatile e riciclabile al 100%, leggero, elastico, comprimibile, resistente alle abrasioni e impermeabile a liquidi e gas, ha proprietà isolanti, acustiche e termiche.

«Noi ci facciamo respirare le pareti interne ed esterne, diamo comfort agli ambienti benessere alle persone nelle case e negli edifici in cui vivono e socializzano - spiega Diego Mingarelli -. Lo facciamo sfruttando una proprietà affascinante del sughero: la straordinaria struttura alveolare, che sembra disegnata da una mano invisibile, che ingloba l’aria rendendo il materiale leggerissimo, traspirabile e isolante».
Quella del sughero è, secondo Alberto Peretti, fondatore di Genius Faber, «un’economia dei valori e una filiera di idee e cultura, caratterizzata da territori all’interno dei quali operano aziende spesso di piccole dimensioni, che ruotano intorno a tradizioni e capacità di fare, vere e proprie concentrazioni di energie spesso disattese e inconsapevoli del loro valore». Che il progetto di Diasen fa emergere con la visione di un moderno «costruire Mediterraneo», valorizzando il nostro ecosistema, «a beneficio dell’azienda, dei territori che coinvolge e dei consumatori consapevoli».

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