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La produzione di vetro piano balza del 14,4%. Ma è allarme sui costi energetici

Per le Pmi che trasformano il vetro piano rincari del 35% delle materie prime in ottobre. Aumenti dovuti ai rincari del gas usato dai produttori dei componenti di base

di Giovanna Mancini

3' di lettura

«Stiamo assistendo a un’accelerazione dei prezzi fortissima, direi quasi incontrollata: nell’ultimo mese ci sono stati aggiornamenti dei listini ogni 4-5 giorni. È un anno ormai che assistiamo ad aumenti mensili, ma in ottobre la situazione è precipitata, con un incremento delle materie prime del 35% rispetto a settembre». Daniele Predari, presidente della sezione trasformazione vetro piano di Assovetro, evita allarmismi, ma non nasconde i possibili effetti nel lungo termine dei rincari delle materie prime sul settore della trasformazione del vetro piano, che pure sta vivendo una fase di mercato molto positiva.

Il comparto, che in Italia vale circa 880 milioni di euro, attende per fine anno un fatturato in crescita del 14,4%, grazie soprattutto alla spinta dei bonus energetici per l’edilizia residenziale, da cui proviene l’80% dell’attuale domanda. «Nel 2020 il calo era stato del 4,6%, quindi siamo ampiamente sopra i valori del 2019, con una crescita del 10% circa – osserva Predari –. E questo trend dovrebbe essere confermato anche il prossimo anno, quando prevediamo un ulteriore incremento del 7,8%».

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Il timore, tuttavia, è che l’impennata dei prezzi delle materie prime (in larga parte dovuta ai rincari del gas utilizzato per la produzione del vetro) e dell’energia elettrica necessaria alle attività di trasformazione (+239% in un anno per le imprese che utilizzano oltre 1.000 kilowattora) possa non solo compromettere la crescita del settore, ma anche comprimere i margini delle aziende trasformatrici fino a provocare perdite e, sul lungo termine, anche problemi di solvibilità.

Qualche dato per inquadrare il contesto: la filiera del vetro in Italia è composta da una miriade di piccole e piccolissime aziende (con un fatturato medio di 5 milioni di euro) che acquista la materia prima da un numero limitato di grandi produttori, tutti esteri (anche se qualcuno ha stabilimenti in Italia). Nell’ultimo mese i produttori hanno rivisto al rialzo più di una volta il prezzo dei componenti di base utilizzati dalle aziende trasformatrici (oltre al vetro, anche metalli e plastiche), che in ottobre sono aumentati in media del 35% rispetto al mese precedente. Per quanto riguarda il solo vetro (che incide per il 55-60% sui costi di produzione complessivi), in un anno le quotazioni sono aumentate del 50-70% per alcune tipologie o addirittura raddoppiate nel caso del vetro base.

«Il problema è che le nostre aziende non hanno margine di trattativa con i fornitori né hanno alternative, trattandosi di un oligopolio di produttori», spiega Predari. Molti accordi sono perciò saltati, nel senso che i fornitori hanno imposto gli aumenti, ma non tutte le aziende sono in grado di trasferire a valle gli incrementi. «Lavorando principalmente con il settore edilizia, che ha tempistiche molto lunghe, molti contratti in essere sono stati siglati uno o due anni fa – osserva Predari –. Se le nostre aziende non riescono a imporre gli incrementi che a loro volta sono costrette ad accettare dai propri fornitori, il paradosso è che si trovino a lavorare tantissimo, ma in molti casi in perdita. E questo, sul lungo termine, potrebbe creare difficoltà di solvibilità ad alcune imprese». Attualmente, infatti, il settore beneficia del boom dell’edilizia e dell’effetto calmierante legato ai bonus fiscali (per ottenere le agevolazioni è necessario il pagamento anticipato, il che comporta un’immissione ingente di liquidità nel sistema), ma nel medio-lungo periodo il rischio è le aziende che non sono riuscite a ribaltare sul mercato gli aumenti subiti “a monte” possano trovarsi in difficoltà.

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